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“Non numeri… persone”
Il lato più umano della
Grande Guerra al Diotti

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Nella fotogallery alcuni scatti della mostra

CASALMAGGIORE – Una mostra per ricordare, una mostra per non dimenticare. Un percorso didattico ideato e pensato già da diversi mesi dall’associazione Il Torrione sul Po, che ha via via raccolto materiale e soprattutto l’aiuto e la collaborazione di altri gruppi di lavori sul suolo casalese come l’Associazione Emergenti di Quattrocase e il Fotocine Germani.

“Non numeri… persone” è il titolo evocativo del progetto che, nei locali del Museo Diotti di Casalmaggiore che già ospitarono un paio d’anni fa una mostra a sfondo bellico, resterà aperto e visitabile fino al prossimo 14 giugno, dopo l’inaugurazione di domenica alla presenza di autorità locali e del coro con fanfara alpino, che ha creato un’atmosfera particolarmente suggestiva, oltre che di Piero Del Giudice, casalese d’origine che ha curato una mostra sempre sullo stesso tema a Trento. L’idea è quella di ricordare tutti i Caduti di tutte le guerre, ma in particolare i 354 residenti a Casalmaggiore, un tributo forte e duro al quale hanno contributo per l’80% tutte le frazioni del comune. Sulla scalinata principale del comune maggiorino, in piazza Garibaldi, i nomi elencati sono 255, ma quel conteggio risale al 1921 e purtroppo è rimasto parziale e non aggiornato, anche perché molti casalesi d’origine si erano trasferiti durante la guerra. Da notare che sempre in comune, sulla volta, si trovano nomi di città che sono state scenario della Prima Guerra Mondiale: si è scoperto che gli stessi sarebbero stati inseriti subito dopo il conflitto come una sorta di portafortuna, più che di ricordo.

La mostra del Museo Diotti percorre la Grande Guerra – spesso dimenticata perché oscurata dal Secondo Conflitto Mondiale, tanto che oggi si parla sempre più di una sorta di guerra dei trent’anni, dal 1915 al 1945 – si può leggere da quattro diverse prospettive: la prima riguarda l’ambientazione, che tra sacchi e manichini di soldati, mira a riproporre il clima d’oppressione e tragedia della trincea; la seconda è invece ricerca storica, con pannelli proposti dai vari studiosi locali che hanno analizzato l’epoca bellica per Casalmaggiore, dall’industria ai prodotti della terra, allo zuccherificio, alle curiosità fino al sacrificio della scelta di chi partì per il fronte, con le lettere scritte durante i giorni di guerra dal diverso tenore: c’è chi pensa a casa, al proprio campo, chi maledice il giorno in cui è stato costretto a partire, chi sente invece lo spirito di sacrificio nel sangue e non ha paura di morire. Più i primi dei secondi, a dirla tutta. Un percorso, quest’ultimo, impreziosito dai pensieri dei ragazzi della quinta liceo del Polo Scolastico di Casalmaggiore, di fatto coetanei di quelli che cent’anni prima partirono per la Guerra, senza poi fare ritorno. Il terzo aspetto riguarda i cimeli prestati dalle più svariate famiglie: dalla bici da bersagliere, alle scodelle raccolte, per caso, durante un’escursione a guerra finita, sui monti al confine con l’Austria e lucidate ogni giorno come ricordo di un parente, nella fattispecie il nonno di Raul Tentolini che recuperò i due oggetti nella neve. Un’attenzione ai dettagli che ha riguardato anche la vestizione del coro alpino, diretto dal Maestro Abele Zani, che si è esibito domenica poco dopo le ore 17.30. Infine un progetto informatico, che ripercorre la propaganda da due punti di vista (quella interventista de “La Domenica del Corriere” di Beltrame e quella ironica e satirica de “L’Asino”) e propone dodici vite straordinarie di alcuni caduti casalesi sul fronte o di prigionieri di guerra, lasciati morire di inedia, con circa 100mila vittime, per la folle scelta del generale Cadorna di considerare traditore chi non cadeva sul campo.

Le storie, tra tante, di Fabio Enrico Chizzolini, di Ettore Gialdi, o quella di Nino Pernici – ne valga una per tutte – il quale originario di Trento, attraversò le montagne e arrivò fino a Casalmaggiore, per evitare che l’esercito austriaco che al tempo controllava quelle terre di confine, lo arruolasse nelle proprie fila e lo spedisse lontano dall’Italia per timore che potesse agire come spia infiltrata. Senza scordare le lettere dal fronte e una triste curiosità: proprio a Casalmaggiore, in quel periodo, venne realizzato uno degli unici due campi di prigionia di tutta la provincia cremonese: arrivò a contenere 480 prigionieri. Un numero certo, ma prima di tutto nomi e persone…

Giovanni Gardani

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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