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Ospedale Oglio Po,
prima del futuro ecco
il parere di Toscani

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CASALMAGGIORE – La riforma della sanità lombarda è proprio una corsa ad ostacoli. Il quadro complessivo cambia da un momento all’altro per i motivi più disparati. Sino a qualche giorno fa il futuro era messo in discussione da una divisione del territorio che non trovava tutti d’accordo: prima l’Oglio Po sotto l’Asst di Cremona, poi il viadanese che si stacca e torna con Mantova, e oggi il tentativo di riunire l’Oglio Po almeno in un ambito mantenendo separata la gestione degli ospedali.

Quel che non ci si attendeva era il terremoto politico. L’arresto di Mario Mantovani rischia di scombussolare tutto. Non tanto perché si tratta di colui che sino a qualche settimana fa ricopriva il ruolo di assessore lombardo alla Sanità, ma più che altro perché la vicenda giudiziaria rischia di travolgere la giunta lombarda. Da qualche parte si mette in discussione il futuro di Roberto Maroni, in ogni caso qualche ripercussione sui tempi della riforma (tenuto conto delle nuove emergenze) e sulle possibilità di interventi di modifica potrebbe esserci.

Sugli sviluppi della riforma abbiamo sentito il parere di Claudio Toscani, presidente dell’Associazione Amici dell’ospedale Oglio Po, che può vantare la primogenitura della proposta di modifica della situazione che oggi divide cremonese e mantovano. «Innanzitutto sottolineo che la mia associazione ha un ruolo apolitico». Finalmente i sindaci dell’Oglio Po si sono uniti in un documento. «Sì, finalmente hanno tutti capito dove stanno, questo è il dato positivo. Ma politicamente hanno accettato che l’elefante partorisca il topolino. Noi restiamo della nostra idea: se si ha un minimo di autonomia reale, attorno a quella si può costruire una relatà più profonda, mentre qui un’autonomia reale non esiste. La camicia è stata strappata in due come al solito tra Cremona e Mantova. La richiesta di minima era qualche forma di autonomia, ma i bottoni del comando restano provinciali: dicono che le province non ci sono più ma i politici provinciali ci sono ancora. Abbiamo ricordato ai sindaci la magra figura che avrebbero fatto senza trovare una coesione entro il 31 ottobre, e fa piacere che la nostra azione sia servita. Si spera che quanto verrà partorito preveda l’indicazione della Regione alle due province per dare più attenzione all’Oglio Po. Certo quando l’Oglio Po era amministrato a livello viadanese avevamo struttura e potenzialità, e soprattutto radicamento nel territorio, che attraeva anche fuori Regione. I due ponti sul Po che prima portavano gente al nostro ospedale oggi servono alla nostra gente per recarsi agli ospedali di Guastalla e di Parma».

Allora non è meglio di nulla? «Cosa cambia? L’Oglio Po avrà sempre un dirigente cremonese che fa la sua politica centrista e Bozzolo sarà amministrato da un altro, con la speranza che poi almeno i due vadano d’accordo. Noi non avremo mai la chance che ci siano ridati i primariati vacanti; perché non possiamo avere nessuno che fa un progetto sul futuro? Se domani i nostri primari decidessero di andare in pensione o di trasferirsi, l’ospedale rimarrebbe per due anni senza un primario. Si veda cosa è accaduto a Chirurgia, dove in un anno nessuno ha nemmeno pensato a come risolvere l’assenza».

Certo a Crema i sindaci hanno mostrato ben diversa coesione. «Noi l’autonomia l’abbiamo persa tempo fa, loro rischiavano di perderla ora, quindi si sono trovati sulle barricate, e in più hanno un centro riconosciuto che è Crema. E poi loro stanno in un’unica provincia, mentre la nostra sfortuna da sempre è che siamo dilaniati tra due province, povere entrambe in ogni senso e che quindi non possono permettersi di perdere niente».

Chiudiamo col caso Mantovani. Può influenzare? «Maroni disse a Casalmaggiore che ha garantito sull’esistenza dell’ospedale, ma doveva dire che sarebbe rimasto un ospedale per acuti. Quanto a Mantovani, anche se era direttamente interessato alla Sanità, il suo programma non era quello poi adottato della Lega. C’è comunque amarezza, può essere che ci sia la possibilità che salti tutto, ma ciò significherebbe la probabile proroga dei vertici delle Aziende Ospedaliere». Quindi di Simona Mariani a Cremona. «Non si è spesa molto per il nostro ospedale, anche se le abbiamo riconosciuto alcune cose positive».

Vanni Raineri

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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