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Alberi monumentali
ignorati dai Comuni
del casalasco

A Casalmaggiore il consigliere con delega al Parco Golena del Po, Orlando Ferroni, scarica le responsabilità sull'amministrazione comunale.
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CASALMAGGIORE – Alberi monumentali cosa? Ma noi non ne abbiamo. Più o meno è stato questo l’approccio telefonico nei vari Comuni. D’accordo che questi hanno tanti di quei problemi da risolvere che il censimento degli alberi meritevoli di tutela può passare in second’ordine, ma così non la pensano non solo tanti ambientalisti, ma chi ha a cuore la salvaguardia del territorio, schiaffeggiato da decenni e che meriterebbe un’inversione di tendenza. Parliamo della legge n. 10 del 14 gennaio 2013, intitolata “Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani”. Anche il termine “urbani” è fuorviante, in quanto il concetto è ben più ampio. La legge detta le disposizioni per la tutela e la salvaguardia degli alberi monumentali, dei filari e delle alberate di particolare pregio paesaggistico, naturalistico, monumentale, storico e culturale a livello nazionale. Il successivo Decreto interministeriale 23 ottobre 2014 dettaglia e precisa le competenze e istituisce l’Elenco degli alberi monumentali d’Italia, alla cui gestione provvede centralmente il Corpo forestale dello Stato.
Sono stati previsti anche i termini. Funziona così: entro il 31 luglio 2015 tutti i Comuni avrebbero dovuto inviare alla propria Regione l’elenco degli alberi e filari da tutelare secondo le indicazioni, ed entro il 31 dicembre 2015 le regioni dovranno inviare gli elenchi al Comando del Corpo Forestale dello Stato a Roma. Successivamente, i comuni pubblicheranno sul proprio Albo pretorio l’elenco degli alberi monumentali, presenti nel loro territorio, inseriti nell’elenco nazionale.
Senonché il termine del 31 luglio scorso è stato in gran parte disatteso, e non sembra che la Regione Lombardia stia sollecitando in modo particolarmente pressante le amministrazioni comunali. Noi stessi abbiamo inviato una richiesta di informazioni alla mail indicata dalla Regione, ma sin qui senza aver avuto risposta. E i comuni, appunto, sembrano in gran parte ignorare l’obbligo di compilare l’elenco. Il termine “albero monumentale” abbinato a “spazi verdi urbani” può darsi abbia contribuito a generare l’equivoco. Scrutando la legge, si nota come la gamma di piante interessate sia ben più ampia. Sono compresi infatti: a) l’albero ad alto fusto isolato o facente parte di formazioni boschive naturali o artificiali che può essere considerato come esempio di maestosità e longevità o, per rarità botanica, o per valore ecologico o quale preciso riferimento ad eventi o memorie storiche, culturali o delle tradizioni locali; b) i filari e le alberate di particolare pregio paesaggistico, monumentale, storico e culturale; c) gli alberi ad alto fusto inseriti in complessi architettonici di importanza storica e culturale. Nel profilo a entra ad esempio non solo l’albero longevo, ma anche quello che ha interesse storico locale. Ad esempio l’albero piantato circa vent’anni fa in onore del Dalai Lama al Lido Po di Casalmaggiore. Nel profilo b ci sono i filari, e soprattutto i comuni rivieraschi del Po sono evidentemente interessati. Nel c ci sono gli alberi delle tante ville storiche del nostro territorio, si pensi solo a Villa Medici a San Giovanni in Croce (dove comunque il parco è già sottopposto a tutela). Dunque il ruolo dei Comuni diventa determinante, ma anche la sinergia con la Polizia Provinciale per la compilazione degli elenchi. Il termine obbligatorio è stato in gran parte disatteso, a parte alcuni comuni che hanno provveduto, anche se in ritardo. Parliamo di Piadena, Isola Dovarese, Torre de’ Picenardi e Torricella del Pizzo, e probabilmente qualcun altro. La maggior parte però non ha ancora provveduto. Tra questi gli altri rivieraschi del Po Casalmaggiore, Martignana Po e Gussola. La legge prevede che i Comuni abbiano tempo poi per aggiornare gli elenchi. Quale sia l’obiettivo della legge è chiaro. Evitare che, come accaduto troppe volte in passato, si possa procedere a tagli indiscriminati. Quanti filari lungo il Po sono scomparsi, e come è cambiata la vegetazione in zona golenale? E quanto questo incide a peggiorare le condizioni idro-geologiche del nostro territorio? Il problema sottolineato da alcuni osservatori, e sembra corroborato da episodi che si sono verificati, è che alcuni cittadini potrebbero, in previsione della catalogazione, disfarsi di vecchie piante scomode o che intralciano progetti che non li prevedono, nel timore un domani di non poter più intervenire se non dopo autorizzazioni che sono sempre problematiche. La legge infatti prevede che “l’abbattimento e le modifiche della chioma e dell’apparato radicale degli alberi inseriti in elenco saranno autorizzati dai comuni, solo per casi motivati e per i quali è accertata l’impossibilità di adottare soluzioni alternative, previo parere vincolante del Corpo forestale dello Stato”. Motivo per il quale sarebbe preferibile agire con una certa tempestività, onde evitare il ripetersi di tanti episodi censurabili cui si è assistito in passato. Sul tema abbiamo sentito Orlando Ferroni, consigliere comunale di Casalmaggiore con delega ai bandi e al parco Golena del Po. «Sono da sempre sensibile sull’argomento – afferma Ferroni – ed ho spesso criticato le scelte delle passata Amministrazione. Oggi abbiamo questa presunta Amministrazione di centro-destra. Per scelta del gruppo, non ci siamo messi all’opposizione, ma non è che per questo condividiamo le priorità che la maggioranza ha messo in essere. Nello stesso tempo non siamo nelle condizioni di imporre alcunché. Spero che la maggioranza mi ascolti. La sinistra è stata al potere per decenni, non si pretenda che un sistema così radicato e incancrenito possa cambiare di punto in bianco».
Ma sul censimento? «Io mi sono mosso sul tema della moria degli olmi, e anche in quel caso sto assistendo a situazioni allucinanti. Facendo parte della commissione Parco Golena del Po, anche in quel contesto ho sottolineato come il parco potrebbe autogestirsi con propri fondi, ma per disinteresse e convenienza non accade. Lo dico perché è un’elevata fonte di legname, e sappiamo quale sia il suo valore economico, così come sappiamo quale fonte di risorse culturali, turistiche e scientifiche, rappresenti. A me non fa paura lavorare senza soldi, mi fa paura chi ostacola chi fa».
La delega al parco ce l’ha lei. «Ogni mia iniziativa viene presa sottogamba. Si pensi alla mia idea di rivoluzionare il presunto porto di Casalmaggiore, dove a costo zero avrei permesso la costruzione di un campo da golf. I privati chiedevano solo di poter gestire un prato verde, ma anche qui ho trovato contrasti. Oggi basta vedere in che condizioni è quell’area, con una discarica di ferro. Gli stesso ambientalisti quando vedono una discarica abusiva aspettano che altri denuncino, senza metterci la faccia». Il censimento. «Mi muoverò. E’ una cosa molto positiva. Casalmaggiore non si muove per disinteresse e per paura di creare norme. Quando il censimento fu ventilato molto hanno tagliato piante per timore di non poterlo più fare in futuro».

Vanni Raineri

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