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Non sa leggere giuramento
in italiano: cittadinanza
negata a un indiano

Dopo quaranta minuti l’indiano è tornato accompagnata da un connazionale che parlava meglio di lui l’italiano. Quest’ultimo ha cercato di convincere Pasquali a concedere la cittadinanza, ma il vicesindaco si è dimostrato irremovibile.
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Nella foto il comune di Dosolo

DOSOLO – Un episodio destinato a fare parlare si è consumato nella mattinata di sabato presso il comune di Dosolo: qui il vicesindaco Umberto Pasquali s’è infatti rifiutato di consegnare a un uomo, classe 1966 di nazionalità indiana, la cittadinanza del comune dosolese.

Il motivo è stato spiegato dallo stesso Pasquali, che sostituiva per l’occasione il primo cittadino Vincenzo Madeo e ha rifiutato accuse di razzismo nei confronti dell’uomo: “Effettivamente è arrivato in municipio con tutte le carte in regola e la documentazione necessaria, ma al momento di pronunciare il giuramento, naturalmente in lingua italiana, non ha saputo leggere nemmeno la prima riga. Inizialmente il classe 1966 si è giustificato dicendo di non avere gli occhiali, così l’ho invitato a tornare a casa a prenderli, perché tanto lo avrei aspettato in municipio. Si notava palesemente la non conoscenza della nostra lingua”.

Dopo quaranta minuti in effetti l’indiano è tornato accompagnato da un connazionale che parlava meglio di lui l’italiano. Quest’ultimo ha cercato di convincere Pasquali a concedere la cittadinanza, ma il vicesindaco si è dimostrato irremovibile. “L’uomo aveva con sé un messaggio scritto nella propria lingua, che di fatto traduceva il giuramento dall’italiano – racconta Pasquali – . A quel punto mi è sembrato quasi una presa in giro. Mi domando come si possa chiedere la cittadinanza italiana, senza nemmeno conoscere la nostra lingua”.

Pasquali poi ha rincarato la dose. “E’ ora che qualche politico metta mano a queste cittadinanze selvagge: a Dosolo negli ultimi due anni sono state concesse circa 200 cittadinanze e in molti casi gli interessati non sapevano nemmeno leggere la nostra lingua (come nel caso sopra citato, ndr). In più l’Ufficio Anagrafe del comune con due addette svolge per il 90% del tempo pratiche di questo tipo: è ora di mettere un freno e regolamentare meglio questi aspetti”.

Giovanni Gardani

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