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Vendevano latte contaminato
da aflatossine diluendolo
Trenta persone indagate

Le indagini sono partite circa sei mesi fa su disposizione del sostituto procuratore Ambrogio Cassiani. I Nas hanno passato al setaccio decine di allevamenti e caseifici, scoprendo un meccanismo consolidato: il latte veniva diluito in modo da “nascondere” gli alti valori di aflatossine.
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Vendevano latte contaminato da aflatossine, diluendolo in modo che i valori risultassero a norma di legge. A Cremona, addirittura, c’era un deposito di questo latte, che veniva poi venduto ai caseifici, spesso inconsapevoli. Il giro illecito è stato scoperto dai Nas, che proprio in queste ore stanno effettuando perquisizioni in diverse parti d’Italia: Cremona, Brescia, Bergamo, Mantova. Si parla di tonnellate di latte venduto e finito poi in formaggi di vario genere, arrivati poi sulle nostre tavole. Prodotti tossici, in quanto le aflatossine, come dichiarato dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro sono considerate cancerogene per l’uomo. La legge prevede che il latte contaminato da aflatossine venga distrutto. Cosa che diversi allevatori non hanno fatto.

Le indagini sono partite circa sei mesi fa su disposizione del sostituto procuratore Ambrogio Cassiani. I Nas hanno passato al setaccio decine di allevamenti e caseifici, scoprendo un meccanismo consolidato: il latte veniva diluito in modo da “nascondere” gli alti valori di aflatossine (il limite imposto dalla legge dice di 50 nanogrammi per litro mentre il prodotto contaminato ne conteneva mediamente cinque volte tanto), poi veniva venduto a basso costo, finendo nel grana e nel provolone. Secondo quanto ammesso da uno degli indagati, venivano somministate alle sostanze in grado di “imbrigliare le aflatossine e renderle difficilmente rintracciabili nelle analisi”.

Iscritti alla lista degli indagati circa una trentina di allevatori e responsabili di stabilimenti caseari. Adulterazione o contraffazione di sostanze alimentari è l’ipotesi di reato. Sotto le lenti della magistratura ci sono cinque caseifici, ma le indagini sono ancora in corso, per quella che è un’inchiesta a 360 gradi, con risvolti penali e sanitari. In un caso sono state rilevate aflatossine addirittura di 160 volte superiori ai parametri di legge.

Il giro è stato scoperto grazie ad alcune segnalazioni, da parte di aziende di trasformazione: due dalla Centrale del Latte di Brescia e una dal gruppo Ambrosi, resisi conto del fatto che il latte aquistato era contaminato. Immediata è scattata la segnalazione all’istituto Zooprofilattico di Brescia, che a sua volta ha avvisato i Nas. Da lì i controlli a tappeto del nucleo antisofisticazione dei carabinieri, che hanno portato alla luce centinaia di illeciti. Migliaia di forme di Grana Padano sono finite sotto sequestro sanitario.

Un centro di raccolta del Cremonese, secondo quanto emerso dall’indagine, invece, avrebbe provato a vendere il latte adulterato due volte in poche ore. Dapprima in un caseificio, dove però il titolare, dopo aver controllato i valori del prodotto, ha rimandato il carico al mittente. La sera stessa, invece, il latte è stato venduto ed è finito in forme di formaggio.

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