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'Armen T. Wegner e
gli armeni in Anatolia':
mostra a Piadena

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Armin T. Wegner

PIADENA – L’unione dei comuni di Piadena e Drizzona, in occasione dell’anniversario del genocidio del popolo armeno, insieme alla biblioteca e in collaborazione con l’associazione Italiarmenia, Deutsches Literaturarchiv, Marbach, Unione degli Armeni d’Italia, organizza la mostra fotografica e documentaria ‘Armin T. Wegner e gli armeni in Anatolia, 1915 – Immagini e testimonianze’. L’allestimento è presso il museo archeologico Platina di piazza Garibaldi, a Piadena. L’inaugurazione è in programma venerdì 8 alle ore 21. Interverrà Gaianè Kevorkian, rappresentante della comunità armena di Milano. La mostra resterà aperta sino a domenica 1 maggio nei seguenti orari: dal lunedì al venerdì dalle 9,00 alle 13,00; domenica dalle 15,30 alle 18,30. Ingresso gratuito alla mostra e al museo archeologico.

La mostra, composta di 24 pannelli con fotografie e testi, è stata inaugurata a Milano al Museo archeologico nel 1995, in occasione dell’80° anniversario del genocidio del popolo armeno ed è diventata “itinerante”. Ha toccato sino ad ora più di 100 città in Italia e all’estero (di questa mostra esiste anche un’edizione in inglese). Si tratta di circa 80 fotografie scattate dall’ufficiale tedesco Armin T. Wegner, testimone oculare del genocidio degli armeni, perpetrato nel 1915 dal governo dei Giovani turchi, genocidio in cui hanno perso la vita più di un milione e mezzo di persone. Il primo genocidio del XX secolo, genocidio dimenticato e sino a oggi “negato” dalla Turchia, di cui gli armeni vogliono tenere viva la memoria per un doveroso tributo alle vittime. La mostra, corredata di carte geografiche e schede storiche, documenta anche l’impegno di Armin T. Wegner nella difesa dei diritti civili, il suo sforzo di far conoscere al mondo quanto era accaduto nei deserti dell’Anatolia, e il suo tentativo di fermare Hitler espresso in una “lettera-appello” indirizzata nel 1933 al cancelliere tedesco per fermare i primi pogrom antiebraici del regime. Armin T. Wegner è un giusto per gli armeni e per gli ebrei. Testimonianze di un genocidio dimenticato dove la disperazione del testimone sembra aggiungersi alla disperazione delle vittime, restituendoci immagini cariche di sofferenza e dignità. Armin T. Wegner, dando voce ai deportati armeni nel deserto di Der es Zor, è diventato la voce di tutti i deportati della terra. Quello degli armeni è stato il primo genocidio del XX secolo nel significato fatto proprio dalla “Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio”approvata dall’Assemblea dell’ONU il 9 dicembre del 1948: eliminazione fisica di un popolo e della sua cultura. “Per Genocidio si intende uno qualsiasi degli atti seguenti, commessi con l’intenzione di distruggere in tutto o in parte un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso in quanto tale: uccisione di membri fisici del gruppo; attentato all’integrità fisica o mentale di membri del gruppo; assoggettamento intenzionale del gruppo a condizioni di esistenza dirette a provocare la sua distruzione fisica totale o parziale; provvedimenti miranti a impedire le nascite nell’ambito del gruppo; trasferimento forzato di bambini di un gruppo in un altro gruppo”.

Il termine è stato coniato dal giurista ebreo polacco Raphael Lemkin proprio a partire dalla riflessione sul crimine perpetrato dai Giovani Turchi contro il popolo armeno nel 1915,allora definito “crimine di lesa umanità”, cui era seguita l’immane tragedia della Shoah. Il genocidio degli armeni è stato ufficialmente riconosciuto dal Tribunale Permanente dei Popoli il 16 aprile del 1984, dalla Commissione dell’ONU per i Diritti dell’Uomo il 29 agosto 1985, dal Parlamento Europeo il 18 giugno del 1987 (Doc. A2/33/87 P.E. 1147649). Se fosse stata mantenuta in vita la memoria dell’inferno di Der es Zor, in cui perirono un milione e mezzo di armeni, forse non ci sarebbe stato l’inferno di Auschwitz e Hitler nel 1939 non avrebbe potuto affermare:”Chi si ricorda più del massacro degli armeni?”.

Curatori della mostra:

Matteo Cirenei, parte grafica

Armen Casnati, sezione fotografica

Gaianè Casnati, allestimento

Pietro Kuciukian e Anna Maria Kuciukian Samuelli, parte storica

Vartuhi Pambakian parte documentaria

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