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Surrealismo del sabbionetano
Marco Goi in mostra allo
Spazio U di Casalmaggiore

Nei quadri del 25enne Goi rientra costantemente la moka del caffè, che rappresenta il continuo riferimento, anche laddove il quadro presenti viaggi spazio-temporali, al focolare domestico e dunque alla famiglia.
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CASALMAGGIORE – “Cieli Città Mari” è la prima mostra pittorica personale di Marco Goi, grafico pubblicitario di Sabbioneta con la passione per la pittura e in particolare per la tecnica dell’olio su tela. Inaugurata domenica 22 maggio alle ore 18 e aperta fino al 5 giugno prossimo presso Spazio U in via Favagrossa, all’Isola Bella di Casalmaggiore, con presentazione del professor Danzio Soragni, la mostra di Goi rientra a pieno nei canoni della corrente surrealista.

Nei quadri del 25enne Goi, infatti, rientra costantemente la moka del caffè, che rappresenta il continuo riferimento, anche laddove il quadro presenti viaggi spazio-temporali, al focolare domestico e dunque alla famiglia. Una ventina le opere esposte da Goi nello Spazio U di Casalmaggiore, da sempre pronto ad accogliere, mese dopo mese, le opere di artisti giovani e in rampa di lancio del territorio.

“Totalmente autodidatta e perseverante nell’essere autodidatta, la pittura di Marco non ha subito influenze evidenti – ha spiegato Soragni all’inaugurazione e nel commento critico – pur essendo aperta alle sollecitazioni ed alle relazioni con l’esterno, sia che si tratti di richiami del mondo naturale o di quello umano. L’attenzione verso l’immensità del creato, il paesaggio antropizzato, in particolare i tre specifici elementi che compongono il titolo dell’esposizione. Marco osserva, indaga, si immerge nell’universo della materia che compone cielo e mare, il “naturale” e “costruito” entrano nella sua cifra pittorica secondo modalità che poco hanno a vedere con il reale: la sua visione è estremamente personale perché il pittore non rappresenta, interpreta. È talmente penetrato nella terra, nella massa liquida del cielo e delle acque che nel momento in cui le riproduce sulla tela è la sua sensibilità a prevalere, il suo sguardo d’artista ad imporsi, non l’occhio fotografico dell’uomo comune”.

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