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Cima, situazione in bilico
Ma c'è uno spiraglio: venerdì
forse l'incontro decisivo

L'accordo riferito dai sindacalisti era quello che indicava in 12 mesi la cassa integrazione con i relativi ammortizzatori sociali in modo da verificare se il mercato avesse potuto intravedere col tempo nuovi sbocchi. L'intesa però è stata improvvisamente accantonata.
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Nella foto sindacati e lavoratori davanti alla ditta Cima

BOZZOLO – Si terrà venerdì mattina presso l’Associazione Industriali di Mantova un incontro per sbloccare la complessa vicenda della Cima di Bozzolo. Nell’azienda c’è chi  ci lavora da 25 anni e passare le giornate con la spada di Damocle di un licenziamento imminente non è una cosa piacevole. Eppure questo è il rischio che corrono trentuno dipendenti, improvvisamente al cospetto di accordi cambiati e violati a causa di un diverso atteggiamento della proprietà.

Un disguido o una cattiva comunicazione, viene da dire a questo punto dato che mercoledì a mezzogiorno le cose per fortuna pare abbiano cominciato a mettersi meglio. La mattinata era iniziata nei peggiori dei modi con un nutrito numero di operai alle 10 fuori dai cancelli. Un dipendente uscito dal turno ha riferito che i dirigenti all’interno avevano un diavolo per capello chiedendo di non tirare troppo la corda poiché la situazione era già molto tesa. Negando anche la possibilità di organizzare un’assemblea dentro l’azienda.

Gli animi ovviamente si sono accesi ancora di più con l’ammissione che non era mai stato fatto mai nulla negli anni precedenti per prevenire la situazione odierna. Qualcuno ha persino ipotizzato l’opportunità di attuare azioni di forza per far valere i propri diritti. Ed un primo atto è stato quello di impedire ad un corriere di entrare a consegnare un bancale di merce. Poi fortunatamente la situazione si è normalizzata anche grazie alla presenza dei due rappresentanti sindacali, Monica Tonghini (Fm Cisl Asse del Po) e Massimo Papa (Fiom Cgil). Molto chiaro e preciso il discorso di quest’ultimo che ha così sintetizzato. “La domanda che dobbiamo fare a Pacchioni (Giuseppe, l’amministratore delegato della Cima, ndr) è se si rende conto di andare incontro a conseguenze pesantissime perché rigettare un accordo regolarmente firmato in Regione vuol dire aprire un contenzioso legale dai costi stratosferici”.

L’accordo riferito dal sindacalista era quello che indicava in 12 mesi la cassa integrazione con i relativi  ammortizzatori sociali in modo da verificare se il mercato avesse potuto intravedere col tempo nuovi sbocchi. L’intesa però è stata improvvisamente accantonata quando martedì al tavolo della trattativa non sarebbero stati più riconosciuti gli accordi firmati in precedenza. Con la riduzione della cassa integrazione a soli sei mesi con la possibilità fondata di un licenziamento il 2 gennaio del prossimo anno. Verso le 11 il cancello dell’azienda si è aperto consentendo ai lavoratori di entrare e rimanere in assemblea per circa un’ora con l’amministratore.

“Già questo è un risultato perché per la prima volta i lavoratori hanno potuto confrontarsi con il proprietario che ci ha riconvocato per giovedì o venerdì per riaffrontare la grave questione” hanno riferito i sindacalisti con un certo ottimismo.Da quanto è emerso sembrerebbe che la volontà di disconoscere gli accordi precedenti non sia della proprietà bensì dello studio legale che aveva preso in mano la situazione.

Rosario Pisani

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