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Cima Bozzolo, acque
agitate. Dai sindacati "poca
fiducia dopo il dietrofront"

"Noi siamo sempre disponibili ad incontrare l'azienda ma che credibilità possono ancora avere dopo la sorprendente retromarcia della scorsa volta?". "Tra l'altro - hanno aggiunto i due sindacalisti - dopo che per la prima volta avevamo incontrato il proprietario, ci sembrava di aver compiuto passi in avanti. Invece...".
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BOZZOLO – Toccherà al Prefetto di Mantova assieme a tutte le altre istituzioni provinciali e regionali tentare di dipanare questa nuova matassa. Il problema della Cima Riparazioni di Bozzolo diventa sempre più difficile da affrontare. Lunedì mattina prima il fragoroso scoppio di un petardo lanciato oltre il cancello della ditta, poi il corteo dei dipendenti si è incamminato verso la piazza di Bozzolo accompagnato dai fischietti e dalla bandiere colorate delle organizzazioni sindacali.

A parte il gesto iniziale più goliardico che dannoso, la manifestazione si è svolta senza incidenti sorvegliata con discrezione da due agenti della Digos arrivati in borghese dalla Questura di Mantova. Una cinquantina di persone, dopo il rifiuto da parte dei vertici aziendali di entrare in fabbrica per tenere un’assemblea,  hanno accolto il suggerimento dell’ex sindaco Giuseppe Torchio, il quale al telefono con Cinzia Nolli era riuscito ad ottenere dalla sindaca facente funzioni la disponibilità della sala civica, tra l’altro refrigerata, al cui interno la delegazione si è diretta dopo aver sfilato lungo la via principale del paese. Gli interventi di Massimo Papa, Cgil Fiom, e Monica Tonghini, Cisl Asse Oglio Po, hanno ripercorso i passaggi che avevano condotto a quella drammatica rottura auspicando a quel punto un interessamento da parte degli organismi istituzionali quali Provincia e Prefettura in maniera tale da poter restituire validità ad un accordo precedentemene siglato e poi improvvisamente accantonato.

“Noi siamo sempre disponibili ad incontrare l’azienda ma che credibilità possono ancora avere dopo la sorprendente retromarcia della scorsa volta?”. “Tra l’altro – hanno aggiunto i due sindacalisti – dopo che per la prima volta avevamo incontrato il proprietario, ci sembrava di aver compiuto passi in avanti. Invece presso la sede degli Industriali, nella sala del caffè, ci siamo trovati davanti gli stessi rappresentanti dello studio legale con la medesima proposta dei 6 mesi di cassa integrazione con lo spauracchio di 31 licenziamenti ai primi di gennaio. Un comportamento assolutamente fuori dai canoni di un accordo sottoscritto in Regione per concedere un anno di cassa integrazione e vedere tra l’altro che sviluppi avesse potuto avere il mercato”. Su questo argomento si è registrata l’opinione negativa di alcuni dipendenti raccontando di come “i capi” navigassero a vista per le commesse in arrivo.

Giuseppe Torchio dopo aver ricevuto i complimenti da parte dei sindacalisti per l’impegno profuso si è dichiarato stupito che parlasse di raddoppio della linea ferroviaria Milano-Mantova e nessuno a livello regionale potesse muovere un dito per risolvere questo gravissimo problema occupazionale. “Questa è l’ultima azienda lombarda specializzata in questo settore e nessuno riesce a farle avere ordine da Trenord o Rfi. Davvero una situazione kafkiana” ha concluso Torchio ricordando come il giorno prima durante le celebrazioni religiose fossero state recitate preghiere per le famiglie a rischio, come nemmeno era stato fatto per i lavoratori dell’Europhon, quarant’anni prima. E tutto questo peraltro senza una guida amministrativa. Anche se qualcuno sostiene che, arrivati a questo punto, nessun assessore o sindaco potrebbe fare qualcosa.

Rosario Pisani 

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