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Desalu, niente da fare:
ad Amsterdam chiude
in 20.94 e manca la finale

Desalu ha infatti corso in 20.94, ben al di sotto delle sue possibilità e al di sopra del suo record di 20.31, anche se va detto che il vento, che spirava molto forte, ha giocato un ruolo importante. A vincere la serie di Desalu è stato il turco Ramil Guliyev in 20.69. Nulla da fare anche per il ripescaggio.
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Nella foto un frame della Rai della gara di Desalu

AMSTERDAM (OLANDA) – Non riesce a Fausto Desalu l’impresa di conquistare la finale degli Europei ad Amsterdam: il velocista azzurro di Casalmaggiore ha infatti chiuso al quarto posto nella prima semifinale dei 200 metri. Passavano direttamente alla finale i primi due classificati, mentre la chance del doppio ripescaggio ha lasciato qualche speranza (molto poche in realtà) a Fausto in attesa della seconda e della terza semifinale.

Desalu ha infatti corso in 20.94, ben al di sotto delle sue possibilità e al di sopra del suo record di 20.31, anche se va detto che il vento, che spirava molto forte, ha giocato un ruolo importante. A vincere la serie di Desalu è stato il turco Ramil Guliyev in 20.69; secondo posto e qualificazione per lo svizzero Alex Wilson in 20.71. Ai ripescaggi il norvegese Jaysyma Saidy Ndure in 20.92 e appunto Fausto Desalu, quarto in 20.94. Nulla da fare però per entrambi: la seconda semifinale, come un vento molto meno forte (“la Dea Bendata conta” hanno spiegato i cronisti di RaiSport in diretta), ha infatti premiato l’altro italiano Davide Manenti, terzo e che di fatto ha tolto a Desalu il ripescaggio e il pass per la finale. Ora per Fausto l’impegno è concentrato sulla 4×100, staffetta che ancora cerca la qualificazione per Rio e correrà sabato la batteria e poi l’eventuale finale domenica.

Nella foto Desalu durante l'intervista a fine gara

Nella foto Desalu durante l’intervista a fine gara

“Non so cosa sia successo – ha spiegato Desalu ai microfoni di RaiSport – ero molto tranquillo ai blocchi di partenza, ma poi non sono riuscito a fare bene come nelle ultime gare. C’è un po’ di rabbia, ma sapevo che la finale sarebbe stata difficile da raggiungere. Non do la colpa al vento perché 20.94 non è affatto un tempo valido per accampare scuse. Peccato, ci riproverò la prossima volta: ora riguarderò la gara per capire dove ho sbagliato”.

Giovanni Gardani

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