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Martignana, Corte Po: due
giorni dopo l'incendio si
attende messa in sicurezza

Il sindaco Alessandro Gozzi rassicura i residenti: "Abbiamo contattato il custode del cantiere spiegando dell'incendio e mi ha detto che faranno un sopralluogo. Ho anche richiesto la pulizia dell'intera area"
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Nella foto due immagini dell'incendio di domenica e il sindaco Alessandro Gozzi

MARTIGNANA DI PO – Una quarantina di metri terra bruciata, due collinette che l’erba aveva ricoperto e che il fuoco ha riportato alla luce, con gli scarti di lavorazione della costruzione ed amianto accumulato quando il cantiere era aperto e oscure imprese edili che lavoravano da altre parti venivano a depositarlo qui, nella terra di nessuno. Il nero della terra come una ferita. L’ennesima perché Corte Po è come il corpo di San Rocco, martoriato da quella peste che si chiama incuria, degrado, abbandono.

“Abbiamo contattato il custode del cantiere – ha spiegato ieri il sindaco Alessandro Gozzi – spiegando dell’incendio e mi ha detto che faranno un sopralluogo. Ho anche richiesto la pulizia dell’intera area”. Martignana, via Po, Corte Po. A due giorni dall’incendio (per il quale grava una denuncia contro ignoti), tutto resta come prima. “Subito dopo il fallimento – ci racconta un residente – abbiamo fatto sei mesi con gente che andava e veniva a depredare tutto quel che restava nelle case ancora da finire. Tegole, marmi, caldaie, grondaie, mattoni, prese elettriche, finestre. Abbiamo dovuto anche vedercela con le imprese, poco inclini alla mediazione, che cercavano l’ex imprenditore per farsi pagare. Gente poco disposta a discutere che fortunatamente capiva che eravamo disgraziati, tanto quanto loro. Ancora ultimamente qualcuno ha sfondato un accesso di uno degli appartamenti per portare via tutto quel che restava dentro. Abbiamo sempre fatto finta di non vedere. Perché qui ci sono donne e bambini, non volevamo problemi quando siamo fuori per lavoro”.

Il cantiere è andato all’asta. Due, per la verità, entrambe andate deserte. Perché qui non si tratta di finire una villetta. Sono 22 gli appartamenti di una struttura unica. Un progetto – quello sulla carta – grandioso. Tre sono quelli abitati, un altro paio quelli già praticamente finiti. Il resto è un accumulo di sporcizia e lavori ancora da fare. Una ‘terra di nessuno’ in cui di notte soprattutto – lo fanno capire i cani che abbaiano – qualcuno trova modo di introdursi. C’è anche una colonia felina seguita da uno dei residenti. Ma ci sono – e tante – bottiglie vuote, resti di bivacchi improvvisati, vestiti. Tracce insomma della presenza di qualcuno che trova in quel retro della Corte lontano da occhi indiscreti, un rifugio.

Qualche anno fa fu l’Asl, su sollecito del sindaco Gozzi, a stendere una relazione sull’area del cantiere (sul quale, è utile ricordare anche alla luce delle recenti notizie sui bilanci del comune, con i problemi che partirono proprio dagli 80 mila euro di oneri di urbanizzazione mai incassati dalla precedente amministrazione, ndr). Una relazione dura, alla quale fece seguito qualche provvedimento spot e nulla più. L’area è privata (attualmente sotto la gestione di un curatore fallimentare di Mantova), il comune non ha fondi da investire, il curatore neppure. L’incendio di domenica pomeriggio ha riportato alla luce un problema che va avanti da anni. Un problema di difficile soluzione. L’incendio ha riportato alla luce lo stato di abbandono dell’area “Una ferita aperta” l’aveva definita Alessandro Gozzi qualche tempo fa. Una ferita soprattutto per chi vi risiede, senza illuminazione pubblica (l’area è privata) e con problemi anche di sicurezza ben lungi dall’essere risolti.

Nazzareno Condina

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