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Oglio Po e animali da
affezione, Fido sorride,
i felini un po' meno

I volontari fanno il possibile per recuperarli, accudirli e farli adottare per dare loro una speranza maggiore di vita, ma il malcelato disinteresse del pubblico in materia fa sì che il problema si radicalizzi e cresca
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CALVATONE – Fido, qui nell’Oglio Po, sta un po’ meglio che nella restante provincia cremonese. Se Crema piange (123 abbandoni), il Casalasco sorride un po’ di più. Perché i dati – quelli che ci comunica Laura De Lorenzi, responsabile del La Cuccia e il Nido – sono in un certo qual modo positivi. “Dal 1° gennaio – racconta – sono stati accolti 78 cani. Alcuni entrati dal Canile Sanitario tramite l’Asl, altri entrati direttamente tramite segnalazione dei comuni”. Nel primo caso sono i cani ‘abbandonati’. Quelli a cui non si riesce a dare un proprietario perché privi di microchip, nel secondo caso invece sono quelli che arrivano tramite segnalazione dei comuni e dei servizi sociali (indigenza, malattia o morte del proprietario). Il dato positivo però è un altro. “Da gennaio ne sono stati adottati 82. Il saldo è positivo”. Adesso ne restano una cinquantina a Calvatone. In genere sono nuovi arrivi, o esemplari presenti da vecchia data, quelli più anziani o malati a cui si fa fatica a dare casa. Per avere il dato esatto sugli abbandoni definitivi (quelli cioé in cui è impossibile risalire ai proprietari) bisognerebbe interpellare il servizio veterinario dell’Asl ma se 78 è il numero dei cani accolti, il numero degli abbandonati è sicuramente più basso. Segno anche di una maggiore consapevolezza per ciò che concerne gli animali da affezione. Se per i cani dunque si può essere un po’ più sereni, la situazione cambia se si guarda ai felini. L’inverno piuttosto mite e la difficoltà – nonostante la presenza di un ufficio per i diritti degli animali e l’Asl – nelle campagne di sterilizzazione, troppo spesso delegate ai volontari dei vari gruppi ‘gattari’ che sono legati al territorio con tanti esemplari in grado di riprodursi sparsi sul territorio ha fatto aumentare a livello esponenziale il recupero di piccoli nelle colonie. I volontari fanno il possibile per recuperarli, accudirli e farli adottare per dare loro una speranza maggiore di vita, ma il malcelato disinteresse del pubblico in materia fa sì che il problema si radicalizzi e cresca, invece che diminuire. Da ricordare che le colonie feline dovrebbero essere tutelate dagli enti locali che ne sono responsabili sul territorio al pari di chi se ne prende cura. Ma chi se ne prende cura è spesso il solo argine e la sola tutela che i felini riescono ad avere.

Nazzareno Condina

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