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Teatro, il bilancio migliora
sensibilmente. Il direttore
Romanetti spiega il perché

"Invece di puntare su un paio di serate col nome di grido, ho pensato a coinvolgere il numero potenzialmente più alto di spettatori. Dal punto di vista sociale il risultato è stato ottimale perché il teatro ha saputo parlare in modo diverso a tutti".
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CASALMAGGIORE – I numeri del Teatro Comunale di Casalmaggiore testimoniano di un risultato, almeno a livello economico, di tutto riguardo. Non è facile coprire con gli introito i tre quarti delle spese: è questo l’obiettivo raggiunto dal Comune di Casalmaggiore, che va ben oltre le aspettative. A fronte di uscite per quasi 113mila euro (76mila per cachet spettacoli), si sono registrate entrate per oltre 83mila euro. E mentre le uscite sono allineate al preventivo, gli introiti hanno fatto segnare una differenza in positivo di circa 15mila euro. Gli incassi sono stati di 4500 euro superiori al previsto, altri 1000 euro derivano dal contributo dei circuiti teatrali mentre ben 9mila euro in più sono stati incassati dalle sponsorizzazioni, grazie all’ottima risposa delle aziende che hanno aderito alla formula “adotta uno spettacolo”. Tanti ingredienti dunque hanno contribuito all’ottimo risultato, che non ha inficiato la qualità della proposta teatrale.

Dopo il punto fatto dall’assessore Pamela Carena pubblicato nei giorni scorsi, sentiamo ora Giuseppe Romanetti, direttore del Teatro Comunale. Non capita spesso nei teatri italiani di coprire il 75% circa della spesa. «In questo periodo gli investimenti nella cultura, e nel teatro in particolare, sappiamo che ovunque hanno subito tagli. Di conseguenza ho pensato a una stagione che qualcuno, di primo acchito, non ha ritenuto all’altezza. La gente si sposta per i grandi nomi, e io credo di avere coinvolto i grandi artisti, anche se questi non necessariamente corrispondono ai nomi più conosciuti mediaticamente. Ho ideato una stagione in grado di parlare a molti pubblici, destinata sia ai giovani che ai meno giovani, di nicchia o meno, di ogni fascia di età e di livelli culturali, in grado insomma di parlare varie lingue. Non sempre si è visto il teatro esaurito, ma cambiando la tipologia di pubblico, c’è sempre stato un ricambio, come dimostrato anche dagli incassi. Questa la strategia adottata, poi l’altro mio lavoro consiste nel portare a Casalmaggiore le compagnie, e grazie alle conoscenza e alla stima reciproca, ho ottenuto prezzi che nessun altro teatro riesce a strappare. Invece di puntare su un paio di serate col nome di grido, ho pensato a coinvolgere il numero potenzialmente più alto di spettatori. Dal punto di vista sociale il risultato è stato ottimale perché il teatro ha saputo parlare in modo diverso a tutti». Anche nella prossima stagione teatrale punterà sugli stessi ingredienti? «Certamente la traccia da seguire resta questa, ma sto pensando a diverse possibilità e ci saranno novità, anche se per il momento non posso parlarne».

Vanni Raineri

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