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Gussola, la Cooperativa
La Solidarietà festeggia
i 70 anni con un libro

Il testo verrà presentato lunedì 26 settembre. "Oggi viviamo un periodo molto difficile, a Cremona il mercato è sempre stato povero, oggi in modo particolare. Stiamo lavorando su Milano, grazie a Confcooperative. Oggi si fa soprattutto manutenzione"
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GUSSOLA – Settant’anni di Solidarietà. Va bene la maiuscola, ad indicare la cooperativa edile nata a Gussola nell’immediato dopoguerra, ma vale anche la minuscola, per lo spirito solidale che vide la nascita di quella straordinaria esperienza. La Coperativa “La Solidarietà” di via Fiume a Gussola celebra i suoi primi 70 anni di vita, che in realtà sono già 71, condensati nel libro “Cooperativa Muratori Gussola La Solidarietà 1945-2015”.

L’appuntamento è per lunedì 26 settembre alle ore 21 presso la Sala del Consiglio Comunale gussolese in piazza Comaschi. Nutrito l’elenco degli interventi previsti. Si parte dallo storico Giuseppe Azzoni, e poi il sindaco Stefano Belli Franzini, il presidente Aci (Alleanza Cooperative Italiane) Lombardia Luca Bernareggi, il presidente del Consorzio Cooperative Lavoratori Alessandro Maggioni, l’artista Terez Marosi, il senatore e Sottosegretario di Stato Luciano Pizzetti, e poi gli odierni dirigenti della cooperativa gussolese: il presidente Claudio Pinardi, i vice presidenti Roberto Rossi e Orestilla Sogni e il socio fondatore Giuseppe Gerelli.

La presentazione del libro si inserisce nella serie di iniziative di Aci Lombardia “L’ora della cooperazione”, una settimana densa di eventi per conoscere la cooperazione nella nostra Regione dal 23 settembre al 2 ottobre. Incontriamo alla vigilia dell’importante appuntamento l’odierno presidente della Solidarietà Claudio Pinardi, in carica dal 2012 («ma in Cooperativa dal 1978», precisa con giusto orgoglio), cui chiediamo quante delle cooperative edili che furono fondate negli anni Quaranta sopravvivano. «L’ultimo periodo in particolare è stato disastroso nel campo dell’edilizia. Oltre a noi in Lombardia come cooperativa di produzione lavoro è rimasta solo una realtà di Abbiategrasso. La crisi recente ha rovinato il settore, azzerando i gruppi più importanti che erano nel Milanese e nel Mantovano».
Tanti lavoratori del Casalasco sono passati per via Fiume. Oggi quanti siete rimasti? «Tra impiegati e operai siamo in 33. Il massimo fu raggiunto a metà degli anni Ottanta, con circa 150 lavoratori. Allora i soci svolgevano tutto il lavoro, poi si è passati ai subappalti a squadre esterne con l’utilizzo di cottimisti».

E poi la grande crisi, quella che ha cancellato i cantieri, che ha spinto le aziende rimaste a contendersi lavori di manutenzione e i pochi appalti pubblici.
Solidarietà, un nome non casuale. «E’ stato scelto proprio perché in quei tempi di solidarietà vera c’era bisogno. Si usciva dal periodo di guerra, c’era bisogno di lavoro e aiuto di ogni tipo. Per far fronte a quelle necessità nacque la cooperativa di Gussola, e per cercare di riprendere un livello di vita dignitoso che consentisse di superare quei disastrosi momenti passati».

Ovviamente il mondo cooperativo riporta alle divisioni politiche. Il legame storico è ovviamente con la sinistra, ma ai lavoratori interessati a lavorare a Gussola non sono state chieste tessere di partiti.  «Evidentemente la Solidarietà viene da ideologie di sinistra, anche se nei primi tempi non erano così schierati. Queste della Bassa sono zone tradizionalmente rosse, e nascere in quegli anni con queste radici era naturale. Poi noi abbiamo sempre lavorato con associazioni di sinistra ma non solo, posso dire che questo legame non ci ha mai portati particolari vantaggi. Importante è fare bene il lavoro, e per fortuna qui si è sempre lavorato».

Oggi come siete impegnati? «Soprattutto nella residenza abitativa. Oggi viviamo un periodo molto difficile, a Cremona il mercato è sempre stato povero, oggi in modo particolare. Stiamo lavorando su Milano, grazie a Confcooperative. Oggi si fa soprattutto manutenzione, speriamo che il mercato torni a dare risposte diverse».

Quanto al libro, Pinardi vuole ringraziare qualcuno.  «Soprattutto Giuseppe Azzoni che lo ha curato e Terez Marosi che ha collaborato con lui per testi e altro. Poi tutto coloro che hanno collaborato nella sua realizzazione».

Tra i contributi presenti nel volume, anche quello del compianto Franco Dolci.

Vanni Raineri

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