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Casalmaggiore e i due Gal
Minoranza: "Persa centralità"
Sindaco: "Al passo coi tempi"

“Questa è la mossa politica più marcata della sua amministrazione - ha detto Tascarella, il primo in ordine cronologico ad attaccare - e di sicuro si tratta di una decisione presa lontano da qui, a Casalmaggiore come per Viadana e gli altri comuni a guida leghista". Da lì il dibattito si è infiammato.
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Foto di repertorio

CASALMAGGIORE – Una delle discussioni più accese dell’ultimo consiglio comunale di Casalmaggiore riguardava l’uscita del comune casalese dal Gal Oglio Po con relativo ingresso nel Gal Terre del Po. Una decisione presa da tempo e già nota, ma ratificata nell’ultimo consiglio: il sindaco Filippo Bongiovanni ha spiegato che la razionalizzazione del comune è stata approvata dalla Corte dei Conti con una missiva del 27 luglio 2016, ricordando che, per quanto concerne il Gal Oglio Po, come noto ammesso ma non finanziato nel bando dei Piani di Sviluppo Locale, il comune di Casalmaggiore avrebbe dismesso una quota pari al 4.67% delle azioni.

Il primo a criticare è stato il consigliere di Casalmaggiore la Nostra Casa Calogero Tascarella, che ha ricordato la mozione dell’ex consigliere del Listone Maurizio Toscani. “Questa è la mossa politica più marcata della sua amministrazione – ha detto Tascarella – e di sicuro si tratta di una decisione presa lontano da qui, a Casalmaggiore come per Viadana e gli altri comuni a guida leghista. Ricordiamo che il Gal Oglio Po ha portato un milione di euro per il doppio di investimenti, mentre il sindaco parlava di zero finanziamenti. Ora, in ogni caso, forse Casalmaggiore prenderà soldi e qualche bando, ma ha perso il ruolo di centralità e di guida per il Casalasco, che altrimenti avrebbe avuto”.

Orlando Ferroni ha risposto a Tascarella. “Se avevo dubbi, ora non ne ho più: se davvero avremo fondi bene così. L’idea di essere una guida è romantica e positiva, ma poco concreta: senza fondi non si fa nulla”. Più articolato l’intervento del consigliere di minoranza Mirca Papetti. “La situazione è più complessa di come è stata descritta: se il ricorso aperto dalla mozione di Carlo Malvezzi aprirà una sospensiva di 6-7 mesi, ai quali aggiungere i tempi tecnici per il nuovo bando e per valutare nuovi progetti, il rischio è di andare al 2018 con le prossime Regionali e di ripartire da zero. Ma se anche tutto andasse bene, avrete comunque creato una spaccatura netta nel territorio: da un lato il nostro comune nel Terre del Po, dall’altro la sovrapposizione con società dove abbiamo partecipazioni dirette – penso a Casalasca Servizi e Reindustria – che hanno detto di voler restare sotto il Gal Oglio Po. Inoltre si parla di sedi a Commessaggio, Rivarolo Mantovano e Quistello: visto il pesante appoggio dato da Casalmaggiore al Terre del Po, mi sarei quanto meno aspettata un sede qui a da noi. Ci stiamo isolando”.

Un intervento che ha fatto infuriare il vicesindaco Vanni Leoni. “Mi faccia un esempio in cui il Casalasco è unito e condiviso: è dal 1999, quando ero sindaco a Gussola, che chiedo a Casalmaggiore di fare da guida ma non è servito a nulla. E quello scalone di ingresso l’ho fatto mille volte per parlare con gli ex sindaci di Casalmaggiore, senza smuovere nulla”. Alessandro Rosa del Listone ha diviso il suo intervento in tre parti. “Da un lato la volontà politica è innegabile, perché 8 comuni su 10 di quelli passati al Terre del Po sono a guida Lega Nord; dall’altro a livello economico e finanziario direi di sospendere il giudizio, aspettando cosa succede dopo la mozione di Malvezzi; infine per quanto concerne il ruolo strategico e territoriale, oltre che valoriale, mi appello al programma elettorale del Listone, che intendeva mettere Casalmaggiore al centro del Casalasco, come capofila. Così facendo, tutto questo viene meno, non siamo più una guida. Quindi voteremo no”.

Il consigliere dei maggioranza Giuseppe Scaglioni ha invitato a essere più “operativi e concreti”, sostenendo la scelta dell’amministrazione, mentre il consigliere di minoranza Pierluigi Pasotto, riferendosi al Concass e rispondendo a Leoni, ha spiegato che “la propria parte Casalmaggiore l’ha sempre fatta, ma forse lei non se lo ricorda: il Concass con i suoi soci ha peraltro votato contro l’ingresso nel nuovo Gal, se escludiamo i rappresentanti di Casalmaggiore e San Giovanni. Questo provocherà problemi e la spaccatura ormai si è già creata, come dimostrano proprio questi voti contrastanti”.

L’ultima risposta è toccata a Bongiovanni prima del voto (favorevole grazie alle preferenze della maggioranza): “Mi accusate di avere avuto la sfera di cristallo per avere scelto il Gal finanziato e non quello non finanziato, mi dite che sapevo già tutto e che tutto era previsto a tavolino. Poi però voi, con la stessa sfera di cristallo, abbozzate ipotesi qua e là, sicuri che tutto andrà male e che il territorio si sfascerà. Non è vero che 8 comuni su 10 sono a guida leghista: a Dosolo c’è solo un appoggio, ma non guida la Lega, a Marcaria la decisione venne presa a suo tempo da un vicesindaco di centro, a San Giovanni il sindaco non è di destra e a Rivarolo Mantovano è addirittura di sinistra. Casalmaggiore per il territorio mantiene rapporti con tutti i sindaci, dunque non è vero che perderemo i nostri contatti, sia chiaro. E poi dobbiamo ragionare dal punto di vista storico: il Gal Oglio Po era perfetto 20-30 anni fa, così come il Concass, perché entrambi nacquero a quell’epoca, anche per legge. Oggi i tempi sono cambiati: Padania Acque, senza la fusione, sarebbe stata mangiata, idem Casalasca Servizi se non rivedrà la propria mission e i propri servizi. Guardate cosa è successo ad Aem a Cremona. Il Gal Oglio Po è rimasto vincolato a una vecchia politica, noi abbiamo sparigliato 30 anni di questa politica e di questi politici, mi permetto di dire (a tutti il riferimento è parso andare a Giuseppe Torchio, anima del Gal Oglio Po, ndr). Quello che decidiamo nel 2016 non sarà lo stesso che verrà deciso nel 2030: credo sia giusto valutare i tempi in cui si fa politica ed essere lungimiranti e al passo coi tempi”.

Giovanni Gardani

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