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Referendum: Gianni Fava,
votare No per difendere
gli interessi della Lombardia

“È una riforma spacciata per ridurre i costi, ma non è affatto così – dice Fava -. Rimarranno invariati tutti i costi accessori dell’attuale Senato, dall’ufficio legislativo alle commissioni, al sistema di uscieri, questori, macchina della burocrazia compresa”
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BOZZOLO – “Tra le tante bugie che si sentono sul referendum è che il Senato sparisce. Non è vero, si trasformerà in un’entità non eletta democraticamente, ma esiste. Come sta avvenendo con la Provincia, che di fatto esiste e ha dei costi, l’unica differenza è che non la eleggeranno più i cittadini”.

Gianni Fava, assessore all’Agricoltura della Lombardia, lo dice chiaramente alla folta platea di partecipanti al dibattito organizzato ieri sera a Bozzolo dall’associazione Terre di Lombardia, presieduta dall’avv. Cedrik Pasetti. Tema del confronto – al quale hanno preso parte anche i consiglieri regionali Stefano Bruno Galli e Marco Carra – “Referendum e riforme: vantaggi per la Lombardia?”.

È il primo dibattito sul territorio provinciale che affronta in maniera analitica le conseguenze sul territorio dell’esito del referendum sulla riforma costituzionale. E il responso non spinge certo a votare per il “Sì”, nonostante l’impegno del consigliere Carra nel sostenere l’idea renziana.

“Chi afferma che con la riforma costituzionale si accorcerà l’iter per l’approvazione delle leggi è inesatto – evidenzia Fava, sollecitato dalle domande della moderatrice, Sara Malagola – perché la legge Fornero è passata in due mesi e mezzo”.

Anzi, rincara la dose il professor Stefano Bruno Galli, “con il nuovo Senato, sbagliato già nel nome dal momento che potranno essere nominati anche i 18enni, contrariamente a quanto avviene oggi in cui c’è la soglia minima per l’eleggibilità a 40 anni, sarà molto più facile, coinvolgendo un terzo dei senatori, bloccare l’iniziativa legislativa”.

Accanto ai problemi di rallentamento burocratico, si aggiungono anche quelli relativi ai costi. “È una riforma spacciata per ridurre i costi, ma non è affatto così – dice Fava -. Rimarranno invariati tutti i costi accessori dell’attuale Senato, dall’ufficio legislativo alle commissioni, al sistema di uscieri, questori, macchina della burocrazia compresa”. Con l’aggiunta che “i senatori non saranno eletti, ma nominati”.

Un pasticcio al quadrato, se si considera che, come ha rilevato Stefano Bruno Galli, “la riforma proposta è illegittima sotto il profilo costituzionale, come conseguenza dell’incostituzionalità del Porcellum che ha portato alla formazione dell’attuale corpus parlamentare”.

Si ragionerà essenzialmente intorno all’emotività di un taglio del numero dei senatori, giocando tutto sull’equivoco dell’antipolitica. “Il risultato è che già nella sua formulazione si va a modificare un articolo della Costituzione che passa da tre righe scritte con semplicità a un papiro di oltre 400 parole”.

Piuttosto, per l’assessore Fava è importante chiarire cosa desidera il popolo lombardo, “una vera e propria Nazione, anche per come è considerata con ammirazione all’estero. E d’altronde, se la Lombardia fosse autonoma, sarebbe per popolazione il settimo stato dell’Unione europea”. Per questo sarebbe importante che il prossimo 4 dicembre, accanto al referendum per cui è auspicabile che vinca il “no” per difendere le casse già ampiamente saccheggiate della Lombardia (55 miliardi è il residuo fiscale che ogni anno Milano versa al governo centrale, di soldi dei cittadini lombardi!), si istituisca il referendum per l’autonomia della prima regione d’Italia.

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