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Mattarella a Mantova e Bozzolo
Fava al vetriolo: "Non andrò,
stop a retorica nazionalista"

Anche Torchio, avversario politico di Fava, è preoccupato ma per un altro motivo: "Si spera - ha scritto - che non si vogliano reprimere nel protocollo le manifestazioni di stima e di affetto che la popolazione, gli amici storici ed i vari mondi vogliono tributare al Capo dello Stato”.

BOZZOLO – Bozzolo è pronta ad accogliere il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che, dopo essere stato a Mantova, attorno alle 16.30 di venerdì sarà in visita nel piccolo comune mantovano, che però è sotto la Diocesi di Cremona, dove don Primo Mazzolari ha predicato più a lungo durante il suo operato. Una visita che blinderà il paese ma che sarà blindata a sua volta. E proprio qui sorge un primo problema: il rischio concreto, infatti, è che i tempi strettissimi – si parla di una sosta di mezz’ora-un’ora, durante la quale Mattarella sosterà prevalentemente nei locali della Fondazione Mazzolari – non consentano il consueto bagno di folla. Giuseppe Torchio, già sindaco di Bozzolo molto legato politicamente e per ideali democristiani al Presidente della Repubblica, ha già lanciato una sorta di piccolo allarme su Facebook: “Si spera – ha scritto Torchio – che non si vogliano reprimere nel protocollo le manifestazioni di stima e di affetto che la popolazione, gli amici storici ed i vari mondi vogliono tributare al Capo dello Stato”.

Proprio questo è infatti il timore e, dall’altra parte della barricata, molto tranchant è stato anche un avversario politico di Torchio, ovvero Gianni Fava, assessore regionale all’Agricoltura che, come tale, è stato invitato alla prima delle due tappe della visita del Presidente, ossia a Mantova. Fava, originario di Pomponesco, ha inviato un comunicato stampa che sa molto di provocazione. “Non so se ridere o piangere – scrive infatti l’assessore – di fronte alle rimostranze dei consiglieri comunali di Mantova che si sono sentiti esclusi dall’incontro col Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella nella sua prossima visita in città. Non so chi lo voglia ma metto a disposizione il mio posto”.

Poi l’attacco, frontale, da parte del politico della Lega Nord. “Io non sono personalmente interessato a prender parte ad una celebrazione del garante dell’unità nazionale di uno stato che non apprezzo e che continua a creare discriminazioni fra cittadini, condannando il Nord ad un lento ed inesorabile declino favorito da politiche centraliste contrarie alle autonomie. Non riesco ad apprezzare l’azione politica di chi costringe quotidianamente a subire un’invasione e priva i nostri amministratori di strumenti di tutela dei propri cittadini. Non riesco più a sopportare la retorica nazionalista di uno stato che non c’è e che probabilmente  non è mai esistito. Vada chi vuole al posto mio a spellarsi le mani e a sgomitare per infilarsi in una foto. Io non andrò”.

Proprio così: come direbbe il proverbio, c’è chi ha il pane e non ha i denti e chi ha i denti e non il pane. Fava, dunque, non ci sarà e la polemica che potrebbe scaturirne è esattamente politica. “Credo abbia fatto molto bene – rincara lo stesso assessore – la segreteria politica della Lega Nord  mantovana a dare indicazione ai propri rappresentanti istituzionali (sindaci, assessori e consiglieri) di non andare. Con me non c’era bisogno nemmeno di farmi recapitare un sms in tal senso. La decisione l’ho presa da tempo. Non me ne vogliano i benpensanti locali, ma credo che il dissenso vada manifestato in modo civile e non contraddittorio. Rispetto chi fa scelte diverse, ma ritengo che fino a quando prevarrà nella classe dirigente locale la rincorsa al rinfresco e alla tartina a sbafo in questo sgangherato paese nulla potrà cambiare. Se non in peggio”.

Giovanni Gardani

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