Cronaca
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PUT, in Auditorium tra problemi, inviti a cambiare e silenzi

"E' vero che c'è stato un anno di discussione in commissione urbanistica di tutte le forze politiche? E' vero, tutto vero. Allora ritorna il ruolo dei cittadini, noi abbiamo il dovere di informarci, conoscere e di chiedere".

img_0438CASALMAGGIORE – Chi si aspettava una vera e propria relazione sul PUT forse è andato via un po’ deluso (come è andato via un po’ deluso chi si attendeva un intervento della politica). Il PUT vero e proprio, nell’incontro tenutosi in Auditorium ieri sera, organizzato dall’Associazione Persona Ambiente è entrato solo in alcuni aspetti ed in maniera critica. E’ stato Damiano Chiarini (Persona Ambiente) ad introdurre la serata, a partire dalle osservazioni del VAS. Un intervento duro il suo che ha rimarcato l’importanza della partecipazione (molte persone, di più di quello che gli stessi organizzatori si aspettavano su un tema così complesso, complesi vari amministratori dal vicesindaco Giovanni Leoni, al presidente della commissione che si è occupata del PUT Francesco Ruberti all’assessore all’Istruzione Sara Valentini e ai servizi Sociali Gianfranco Salvatore ai membri di minoranza Pierluigi Pasotto, Calogero Tascarella e Mirca Papetti per CNC e Alessandro Rosa per il Listone con tutto il suo gruppo) e del prendere parte alle dinamiche decisionali.

Il Piano Urbano del Traffico non va. E poco importa che ancora non sia stato pubblicato, che i progetti non siano quelli definitivi, che tutto potrebbe ancora cambiare in fase progettuale. E’ la filosofia che non funziona. Una filosofia che non prevede il miglioramento della qualità dell’aria, che premia oltremodo il traffico veicolare a discapito di ciclisti e pedoni e che – secondo i relatori – é pieno di scelte discutibili, di ciclabili provocatorie o cancellate, di traffico promiscuo e pericoloso e nessuna previsione di limitazione di velocità nell’area urbana. “Innanzitutto grazie a voi – ha esordito Damiano Chiarini (Persona Ambiente) rivolto al pubblico – perché siete la dimostrazione di come ci sia gente che ancora si interessa al bene comune. Oggi non è semplice ma voi siete la dimostrazione che la partecipazione è ancora possibile. Molta gente mi ha fermato per strada e mi ha chiesto è vero che realizzano un parcheggio di 700 metri quadri nei giardini pubblici? Si è vero. E’ vero che riaprono al traffico Piazza Vecchia? Sì, è vero. E’ vero che c’è un ampliamento della Conad che sottrae dei parcheggi? Si è vero. E’ vero che c’è un doppio senso di marcia in via Favagrossa? E’ vero. E’ vero che c’è stato un anno di discussione in commissione urbanistica di tutte le forze politiche? E’ vero, tutto vero. Allora ritorna il ruolo dei cittadini, noi abbiamo il dovere di informarci, conoscere e di chiedere. La verità non ce l’ha in tasca nessuno, non ce l’abbiamo noi, non ce l’avete voi seduti tra il pubblico e non ce l’hanno gli amministratori che hanno preso determinate scelte. Solo confrontandosi tra tutti può nascere qualcosa di completo. Il punto di vista nostro questa sera potrà essere un punto di vista parziale. Mi sono posto delle domande. Se avessi dovuto partire io, se avessimo dovuto partire come associazione Persona Ambiente, come slow town, come Fiab quale sarebbe stato il punto di partenza per elaborare un PUT?”.

Una domanda non da poco, viste le discussioni tra chi parte secondo il modello del traffico veicolare e chi – secondo le nuove tendenze – elabora piani a partire dall’utenza debole. Il punto di partenza di Persona Ambiente è un altro. “Che aria si respira? Cominciamo – ha aggiunto Chiarini – ad allargare l’orizzonte dall’incrocio, dalla strada, dalla ciclabile. Che aria si respira? L’aria della pianura padana, una delle cinque aree più inquinate al mondo. E’ un dato di partenza. Il 50% dell’inquinamento deriva dal traffico veicolare. La qualità dell’aria non cambia dal capoluogo di provincia a Motta San Fermo, la media è praticamente uguale. Poi prendiamo il VAS e che cosa vi leggiamo? Che i dati sull’inquinamento sono ricavati da un rilevamento effettuato a Casalmaggiore nel maggio 2005. Dati parziali”.

Chiarini ha specificato che come dice il VAS è impossibile pensare ad un miglioramento della qualità dell’aria con provvedimenti unicamente a carattere locale. Servono provvedimenti strutturali e più è estesa l’aria più potrebbero portare a miglioramenti. “Abbiamo un aria che fa schifo e ce la teniamo. C’è un inquinamento talmente alto che non possiamo far niente. Ma è vero che non possiamo fare niente sulla qualità dell’aria?”

I rilevamenti fatti in una città come Milano mostrerebbero il contrario. “I rilevamenti mostrano un calo importante degli inquinanti nelle zone a traffico limitato e ancor di più in quelle interdette al traffico. E gli inquinanti non sono solo i PM10, ma sono i PM2,5, i PM 1 e il black Carbon. Sempre di più si sta superando la soglia ma i dati di Milano dimostrano, se non altro, che le zone 30 o quelle pedonalizzate sono più salubri rispetto ad altre. Piano urbano del traffico, rapporto ambientale sottoposto a procedura VAS: il traffico in centro verrà incrementato, non in crescita ma verrà ricollocato in centro a Casalmaggiore”.

I dati del VAS mostrano il centro e la piazza come zone a forte emissione di agenti inquinanti dovuti al traffico veicolare. “Se in altre realtà – ha proseguito Chiarini – ad allontanare il traffico dal Centro Storico, nel caso di Casalmaggiore la tendenza è al contrario. Il rapporto ambientale affarma che il PUT è carente in termini di monitoraggio. Abbiamo pochi dati per elaborare un prodotto serio. Che strumenti ha il comune per intervenire? Il Comune ha approvato un PAES. Occorre andare ad agire con azioni concrete, recepire quanto contenuto nel PAES. Poi guardo alle ciclabili, che il PAES prevede potenziate. Se io guardo a qualche mese fa mi trovo la cancellazione della ciclabile arginale Casalmaggiore-Roncadello”.

Un accenno a Vento e alla TiBre dolce, ai finanziamenti e alla possibilità dell’indotto in termini di turismo e qualità della vita. “679 chilometri che passano proprio sull’argine di Casalmaggiore. I dati del politecnico parlano di un indotto turistico di 400 mila persone l’anno. Cifre gonfiate? Anche se dovessimo dividere per 10 la stima sarebbero comunque tante. Tante persone che potrebbero fermarsi a Casalmaggiore, una delle poche città sul fiume, splendida, perché la nostra città è splendida. Si potrebbe pensare ad una deviazione che scenda nel centro storico toccando i punti di maggior interesse”.

A Casalmaggiore, invece di favorire il traffico in bici, si va in direzione opposta. Alcuni punti ‘nevralgici’ del nuovo piano portati in evidenza in materia. Tra le altre il parco. “I parcheggi servono? Se servono dove li facciamo, come fare in modo di ridurne il numero? 700 metri quadri di parcheggio nell’unico polmone verde al centro della città. Ad oggi senz’altro è un’area degradata, perché non viene curata. Se fosse illuminata, venisse tenuta pulita, ci fosse un po di attenzione per il senso civico. Riapertura del tratto terminale di via Marconi per dare l’accesso al parcheggio e parcheggiare, dimenticando tutti quegli studenti che ogni mattina dal Liceo vanno verso la palestra Marconi. Poi ancora la proposta di riaprire al traffico piazza Turati, limitando al massimo la riduzione del verde esistente. In piazza Turati c’è attenzione al verde. Che verde c’é lì? Scusate se mi viene da ridere. Al parco Romani no, qui dove il verde è quel che è merita attenzione”.

Poi l’analisi dei sottoutilizzati parcheggi satellitari (cimitero, ex ospedale) e l’ipotesi, se proprio dovessero essere necessari nuovi parcheggi, di realizzarli all’interno dell’area ex macello vuota, o sulla banchina di via Giordano Bruno (vecchio progetto del sindaco Araldi che gli costò durissime critiche, ndr). “Alla politica e alle associazioni compete uno sforzo di formazione delle coscienze. Questa sera vuole essere un primo incontro. La formazione delle coscienze si concretizza. Penso alla sperimentazione di via Baldesio, per alcuni mesi quella strada è diventata qualcosa di bello. E quella sperimentazione non è costata tanto. Le zone 30 garantiscono una maggiore sicurezza, minor inquinamento, incentivo al commercio, minori costi di manutenzione. La zona 30 della quale non si parla all’interno del PUT è l’unica soluzione che ci permette di fare andare tutti assieme in sicurezza. La tangenziale dei bambini ha il grande pregio di farci riflettere, di cambiare il punto di vista spostandolo un po’ più in basso”.

Poi è stato il turno di Giancarlo Simoni (Slow Town): “Quando andiamo ai Consigli comunali sentiamo parlare di visione, poi guardiamo ai progetti che vengono fatti e di visione ne vediamo ben poca. Vogliamo fare in modo che la cittadinanza si ponga la domanda: che città vogliamo? Perché è chiaro che la città oggi non è messa benissimo. Tante botteghe chiuse, vie deserte, bambini non se ne vedono. E’ una città che ha preso una china verso il basso. Parlava Damiano di zone 30. La zona 30 l’abbiamo portata qui nel 2014, da quest’anno il Collegato Ambientale finanzia le zone 30, i percorsi casa-scuola, i percorsi casa-lavoro. E questo è un grosso tema perché si possono avere tante buone idee, ma poi se non c’è chi le finanzia, le idee restano tali. Bisogna realizzare progetti che siano finanziabili, altrimenti facciamo della grande filosofia e delle grandi riunioni senza poi arrivare ad una conclusione. Trasformare la città in una grande zona 30 significa avere la possibilità di avere accesso a finanziamenti che coprono almeno il 50, 60% dei costi. In questi tre anni slow town ha fatto fermare qui da noi la carovana VenTo del politecnico di Milano. Casalmaggiore inizialmente non aveva neppure aderito al progetto nonostante la città sia uno dei pochissimo paesi che avrebbero vantaggi enormi dalla ciclovia, perché é uno dei pochissimi paesi il cui argine passa a 50 metri dalla piazza. Questa non è visione. E’ notizia di questi giorni che i 90 milioni destinati alle ciclovie diventeranno 150. Non sono progetti campati per aria. Abbiamo visto che sull’argine sono stati tolti 4 chilometri di ciclabile e quella è una sciocchezza perché tra un po’ Regione Lombardia vi obbligherà di nuovo a rimetterla perché la ciclovia parte e ci saranno i soldi a disposizione. Altri fondi arrivano dalle fondazioni bancarie. Il progetto Casalmaggiore 2.0 è stato quello più votato nell’ambito dello stanziamento dei finanziamenti del bando emblematici. Non è un caso. Se noi uniamo la viabilità, la socializzazione e la partecipazione dei cittadini soprattutto quella delle nuove generazioni, questi progetti sono finanziati. Dove vogliamo andare? Vogliamo ancora puntare sulle auto in centro così come adesso? Abbiamo visto che le attività comunque chiudono, non funziona”.

I tempi della diffidenza del mondo del commercio sono lontani. La filosofia delle zone 30, che non chiudono al traffico veicolare ma limitano alle macchine la possibilità di andare veloci non solo con la cartellonistica ma con tutti i metodi che oggi la nuova progettualità consente di utilizzare è stato recepito. 110 Commercianti cittadini lo hanno fatto: “Le zone 30 non chiudono i centri storici, e i commercianti lo hanno capito. Ad agosto sono usciti i primi documenti sul PUT. Avevo promesso di essere buono, ma poi quando vedo che il centro, secondo la valutazione fatta nel VAS, aumenta il traffico nel centro storico, mi viene d’arrabbiarmi. Ancora più macchine. Ma dov’é la visione? Il PUT non è una visione, è il voler riempire ancora di più di auto il centro. Non serve a nulla portare più auto, crea solo più problemi. Spariscono, dai disegni del PUT, tanti passaggi pedonali. Ma dov’é la visione? Chi ci finanzierà progetti che non prevedono i pedoni?”.

Un accenno alla Galleria Gorni: “Chi ha fatto il PUT non ha probabilmente tenuto conto del flusso dei pedoni. Davanti alla galleria Gorni vengono creati due stalli auto: chi esce dalla galleria non ha più accesso diretto al Listone. Mi son chiesto. Ma qualcuno ci cammina in piazza? Al posto dei vari passaggi pedonali sono stati messi degli stalli auto. Ma i pedoni, dove vanno? Ci sono problemi anche di progettazione in piazza Garibaldi. La visione è quella di una città in cui circolano solo auto. In piazza devono esserci i pedoni se no non la chiamiamo più piazza Garibaldi, ma rotonda Garibaldi. Poi c’è il problema di piazza Turati che il nuovo PUT vuole riaperta al traffico. Tenendo conto del fatto che la riqualificazione che fu fatta quando la piazza è stata realizzata è discutibile, riaprirla, per otto stalli auto, porterà ulteriori problemi. Perché le tante auto in più che arriveranno in Piazza, avranno solo due possibilità per passare dall’altra parte. O andare in via Favagrossa, in cui aumenterà il flusso delle auto, o prendere la scorciatoia, diventando la prima parte di via Baldesio ZTL, per passare sulla via del Lino e via Baldesio ed uscire dall’altra parte. Ad aggravare la cosa c’è il fatto che le auto che arriveranno da via Porzio non potranno più passare per via Pozzi e saranno costrette ad entrare in piazza. Noi saremo costretti ad entrare tutti in piazza, e la gente capirà presto che il modo di uscirne più velocemente sarà quello di passare in piazza Turati. Qualcuno non se ne è accorto di questa cosa qui”.

Poi la questione ciclabili: “Non c’é visione. L’anno scorso abbiamo denunciato grazie all’ingegner Chiarini, esperto in normativa, che molte delle ciclabili cittadine sono contro il codice. Che significa questo? Che se si dovesse verificare un incidente, è il comune che paga. Questa non è più una città per pedoni e ciclisti, non lo era neppure prima ma così sarà ancora peggio. Sono rimaste due proposte di ciclabili. Quella di via Guerrazzi. Il consigliere Ruberti in consiglio comunale l’ha presentata come ciclabile provocatoria e devo dire che con me ha funzionato. Mi ha provocato. Quella lì è una ciclabile chiusa. Quando arrivo in fondo devo tornare indietro perché andando avanti violo il codice della strada. Una ciclabile chiusa che è contro il codice della strada. L’altra è la ciclopedonale di via Cavour. Che significa allargamento del marciapiede di via Cavour e ciclopedonale. Che significherà che le bici andranno addosso a chi esce dai negozi. In questo caso si è risolto l’attuale problema dei ciclisti spostandoli sul marciapiede in promiscuità con i pedoni, così ciclisti e pedoni litigheranno tra loro e le auto proseguiranno tranquillamente la propria corsa. In questi giorni il comune si è aggiudicato un bando sulle zone 30, ma nel PUT non si fa alcun riferimento alle zone 30. Ne accenna solo il sindaco per le zone del centro a doppio senso di marcia, che ormai non esistono quasi più. La zona 30 dovrà essere il fulcro del Piano Urbano del Traffico perché è quello che chiedono le direttive ministeriali”.

Un passaggio sulla rotonda davanti ai vigili. E poi è stato il turno dell’ingegner Enrico Chiarini. Ci si sarebbe aspettati una disamina tecnica del PUT, Chiarini ha deciso di porsi su un livello un po’ più alto. “Quando viene progettato qualcosa sulla viabilità – ha detto Chiarini – tutto può essere fatto, qualunque tipo di scelta è possibile. Nulla è definitivo, tutto può essere cambiato. Perché il cambiamento, prima o poi, quando è giusto arriva. Quando si progetta qualcosa bisognerebbe porsi dal punto di vista dei bambini. Sulla viabilità questo è fondamentale. Chiedere a chi progetta, agli amministratori: tu, tuo figlio di 10 anni, lo lasceresti percorrere da solo quella strada? Se la risposta è sì, la scelta è quella giusta, al contrario la scelta è sbagliata. Non è questione di una rotonda, di un parcheggio in più o in meno, quelle sono questioni sulle quali si può discutere, è una questione più generale. Che riguarda tutti”. Poi un discorso generale (Enrico Chiarini ha volutamente scelto di non entrare nel tecnico) sulla funzione dei PUT, sulle finalità dello strumento di programmazione e sull’esigenza che le scelte debbano essere improntate e sempre ad un miglioramento della qualità della vita, mettendosi dal punto di vista delle utenze deboli.

Al termine spazio agli interventi del pubblico. Tra le varie segnalazioni ne segnaliamo una. Durissima, quella di Paolo Zani: “Io mi vergogno di appartenere ad una città che fa pagare 273 euro per l’utilizzo di uno spazio pubblico in una sera come questa, al di là del PUT che può trovarmi daccordo o meno. Io abito in via Cairoli, una pista di decollo per le auto. Prima o poi una delle vittime di quella strada sarò io che la percorro tutti i giorni in bicicletta. I vigili, al posto di andarsene in giro a dare multe perché la macchina è parcheggiata 20 cm fuori dalle strisce sarebbe meglio controllassero queste situazioni di pericolo”. Una situazione evidenziata nei giorni scorsi anche per un altro problema serio, la velocità sulla ‘variante di provinciale’, argine maestro sul tratto che va da Casalmaggiore a Roncadello. La gente continua a correre, indisturbata.

I 273 euro sono stati comunque raccolti grazie ad una colletta collettiva. I cittadini hanno pagato per una sala pubblica. Un obolo, come l’offertorio in chiesa, per la redenzione dell’anima. La serata non ha previsto però assoluzioni. Nn si è andati via in pace, ma solo con la sensazione che il Piano urbano del Traffico – al di là delle normali dinamiche – susciti ben più di una perplessità.

Come una qualche perplessità l’ha suscitata il fatto che né l’amministrazione, né l’opposizione abbia voluto rispondere ai vari problemi sollevati nel corso della serata. Magari con un intervento pubblico a dissipare ogni dubbio, o ad aggiungerne altri. Sono terminati i tempi della politica delle risposte immediate (un vulcanico come Massimo Araldi, in una situazione simile sarebbe sicuramente intervenuto, senza alcun dubbio). La speranza è quella che torni almeno quello delle risposte in differita.

“Ci sono scelte tecnicamente discutibili, difficile rimanga tale” ha chiosato Enrico Chiarini al termine dell’incontro fuori dal dibattito. “Rivolgetevi a tecnici qualificati”, l’invito perentorio di Simoni. “esponiamo le tavole del PUT sotto il Comune, in modo che la gente possa rendersi conto di come potrebbe cambiare la città” l’invito più pacato di Damiano Chiarini. Il fiume scorre e continuerà a farlo, carezzando la città. La viabilità un po’ meno ed è difficile ipotizzare che, restando così le cose, il futuro possa essere migliore. Migliorabile sì – con la volontà di tutti – ma non migliore. Almeno con il PUT – dopo tutto quanto detto in serata – abbozzato adesso.

Nazzareno Condina

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