Cronaca
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Corte Po, la struttura ancora ferma al palo. Forse a vuoto anche l'ultima asta

Non vi è ancora la conferma ufficiale, ma da fonti ufficiose non vi è stata nessuna offerta nonostante il prezzo stracciato e in considerazione del fatto che alcuni degli appartamenti sono quasi pronti per essere abitati.

Corte Po in un'immagine di repertorio

MARTIGNANA PO – Guardano al di là della rete i gatti nel cortile. Per altro tempo, la costruzione di corte Po resterà il loro regno. Il regno dell’amianto e dell’abbandono. Altra vendita sembra andata a vuoto, altro tempo che passa, senza soluzioni di sorta. Anche l’asta di novembre (185 mila euro, una ventina di appartamenti e villette ferme ormai da cinque anni) sembra non abbia avuto alcun acquirente. Non vi è ancora la conferma ufficiale, ma da fonti ufficiose non vi è stata nessuna offerta nonostante il prezzo stracciato e in considerazione del fatto che alcuni degli appartamenti sono quasi pronti per essere abitati. Nessuno investe nel gigante, la ferita più profonda rimasta aperta ancora dall’amministrazione Fazzi, quella che ancora porta a strascichi di criticità per il bilancio comunale di Martignana (80 mila euro gli oneri di urbanizzazione mai incassati). Tre famiglie, sei bambini, neppure la luce ad illuminare il comparto ancora da asfaltare. Un gigante dai piedi d’argilla. Sono passati ormai cinque anni dal fallimento dell’impresa di Gazoldo degli Ippoliti che aveva steso un progetto faraonico per via Po. Una struttura ultramoderna dotata di tutti i comfort. L’operazione – sottovalutata allora – non fu mai portata a termine se non in parte. Il resto, in cinque anni, visionato dall’Asl che ne ha steso una relazione durissima, è stato recintato in attesa che qualcuno faccia ripartire il quartiere. Restano i cartelli a vietarne l’accesso. E la rabbia è alta. E’ vero che col senno di poi non è possibile costruire nulla, ma sarebbe bastato che allora fossero richiesti gli oneri di urbanizzazione per bloccare il progetto in partenza “Perché un impresario che deve realizzare un progetto da oltre un milione di euro e non ne paga 80 mila di oneri dicendo che no li ha a disposizione, quanto meno dovrebbe preoccupare gli uffici tecnici e il comparto politico. Ma non fu così”. Non fu così. Un tempo invero non era così quasi da nessuna parte. Il mercato tirava o quasi, gli oneri venivano in genere incassati dopo le prime vendite. Ma farlo per una villetta sarebbe stato un conto, farlo per una megastruttura significava ben altro. Significava – come è stato a Martignana – aprire una voragine in un bilancio comunale. Oggi i regolamenti edilizi sono stati cambiati in quasi tutti i comuni. Prima si incassa, poi si costruisce, e si versano fidejussioni importanti per evitare rischi. Una sorta di garanzia sui possibili fallimenti. Ma in via Po, a Corte Po, di questo non ne sapranno mai. Corte Po al momento resta il regno dei gatti, dell’amianto e delle illusioni naufragate. E nulla più.

Nazzareno Condina

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