Politica
Commenta

Municipia, polemica dopo fusione saltata. "Persi cinque milioni". Vigolini fa il punto

Si è vanificato un lungo lavoro. «E’ una brusca frenata. Avevamo dato avvio all’atto di indirizzo per lo studio di fattibilità, informando le minoranze, abbiamo fatto incontri e due assemblee in ciascun paese per vedere i numeri dell’accordo, e altre sarebbero state fatte nei prossimi mesi» spiega Vigolini.

CINGIA DE’ BOTTI – Non è che il cielo fosse poi così sereno, ma il fulmine c’è stato, altroché. Dopo il via libera da parte dei Consigli comunali di Scandolara Ravara e Cingia de’ Botti, Motta Baluffi ha infatti bocciato la proposta di fusione dei tre Comuni, che danno vita all’Unione Municipia.

Il lungo percorso verso la fusione, la prima in via di concretizzazione nel Casalasco, era approdato alla presentazione, a fine novembre, dello studio di fattibilità ai cittadini dei tre Comuni,facendo emergere prospettive e opportunità, ma evidentemente anche perplessità da parte della popolazione, in particolare quella di Mota Baluffi.

Il Comune che con maggiore decisione aveva imboccato la via della fusione è stato Scandolara Ravara, dove la richiesta da inviare al presidente della Regine Lombardia Roberto Maroni delle procedure per creare un unico ente comunale era stata approvata all’unanimità. Qualche perplessità in più si era registrata a Cingia de’ Botti, dove la proposta non era passata con voto unanime (due voti contrari e un astenuto). A Motta mercoledì sera era assente il sindaco Giovanni Delmiglio per motivi di salute, ma è pesata l’astensione del suo vice Simone Agazzi. Senza questi due voti, infatti, ha prevalso il voto negativo dei tre consiglieri di minoranza, ai quali se ne è aggiunto uno della maggioranza. Totale: 4 no, 3 sì e un astenuto, Agazzi appunto.

La lunga storia di Municipia è stata travagliata: partita con la defezione all’ultimo di Torricella del Pizzo, ha perduto per strada poi anche San Martino del Lago (rispettivamente fanno parte delle unioni Palvareta Nova e Terrae Fluminis), sostituendolo con Cingia de’ Botti. Anche il legame tra i due fondatori storici, Scandolara e Motta, ora si dissolve.

Dopo la bocciatura, i sindaci di Scandolara Velleda Rivaroli e di Cingia Pierpaolo Vigolini venerdì mattina si sono incontrati per fare un primo putno della situazione, e vedere come uscirne. Sentiamo proprio Vigolini al termine dell’incontro. «Per il momento non c’è una linea d’azione, posso solo dire che il nostro voto favorevole non era finalizzato a imporre la fusione, ma serviva a chiedere alla Regione se si potesse fare il referendum in ottobre 2017. Questo era un passaggio, ma poi sarebbe stato il popolo a decidere. Il voto contrario di Motta Baluffi, che rispetto, e che è pienamente legittimo, impedisce ai cittadini di esprimersi su questa ipotesi». C’è poi un altro aspetto, tutt’altro che secondario. «Con la fusione sarebbero arrivati 5 milioni di euro in 10 anni tra trasferimenti statali ed economie di spesa, e magari altri grazie alla partecipazioni agevolate a bandi regionali. I futuri amministratori avrebbero potuto abbassare le imposte comunali».

Si è vanificato un lungo lavoro. «E’ una brusca frenata. Avevamo dato avvio all’atto di indirizzo per lo studio di fattibilità, informando le minoranze, abbiamo fatto incontri e due assemblee in ciascun paese per vedere i numeri dell’accordo, e altre sarebbero state fatte nei prossimi mesi». Una delle ipotesi potrebbe essere una fusione a due, ma Scandolara e Cingia confinano? «Sì, per una piccola porzione a ridosso del canale Navarolo». Però non c’è un collegamento diretto che non transiti per altri comuni, il che rende l’ipotesi poco logica. «E’ così. A caldo resta la delusione perché si era investito su questa ipotesi, ma soprattutto perché si è impedito alla gente di decidere».

Quali scenari si aprono? «Ora dobbiamo decidere cosa fare delle delibere approvate a Cingia e a Scandolara, è un discorso da affrontare». Sembrerebbero carta straccia, in quanto prevedevano comunque una fusione a tre. «Non sappiamo bene come procederà la Regione, che ha la possibilità di fare sue valutazioni. Ora dobbiamo capire cosa fare di quei due atti». Per l’unione, che resta a tre, non cambia nulla. «No, d’altra parte siamo obbligati alle gestioni associate. Se abbandoiamo un’unione dobbiamo aderire a un’altra».

La mancata adesione del vice sindaco fa capire che il problema era prevedibile. Se non c’è la condivisione di sindaco e vice… «Infatti». Ma non è che nelle assemblee erano emersi dubbi che hanno portato le amministrazioni a fare valutazioni diverse? «Dubbi ne sono usciti, ed è giusto così, anche da noi, ma non ci sono state rivolte popolari».

Vanni Raineri

© Riproduzione riservata
Commenti