Cronaca
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Paolo Voltini (Coldiretti): "Abbiamo fatto tanto, ma il bello deve ancora venire"

"La provocazione: siamo isolati dal potere (così dice il potere) e poi ogni volta che siamo in piazza, è strabordante e commovente vedere quanta gente (quel popolo cui dobbiamo sempre guardare con rispetto) viene da noi".

CREMONA – “Abbiamo fatto tanto, ma il bello deve ancora venire”. E’ il titolo dell’editoriale, a firma del Presidente Paolo Voltini, che apre il nuovo numero del Coltivatore Cremonese, il periodico di Coldiretti Cremona, e ‘sigla’ il 2016 vissuto da Coldiretti e dall’agricoltura cremonese. Il periodico può essere sfogliato sul sito www.cremona.coldiretti.it. Ecco l’editoriale:  “Con questo Coltivatore  – scrive Voltini – ci congediamo dal 2016 e salutiamo l’arrivo del nuovo anno. Un passaggio che, per tradizione, appare il più favorevole per fare il resoconto di ciò che è accaduto. Abbiamo tentato di farlo negli incontri con i soci nelle scorse settimane. In un filmato di pochi minuti abbiamo condensato quel che è stato fatto nell’ultimo periodo. E’ tanta roba e i nostri soci se ne sono resi conto. Eppure è incredibile come la nostra gente, che sempre più si rende conto di che cos’è Coldiretti – anche nel nostro territorio – più che soffermarsi sul cosa abbiamo fatto, guardi a quel che dobbiamo fare. E’ giusto così.

Il bello deve ancora venire. Perché il bello è quello che dobbiamo fare. Innanzitutto al nostro interno: migliorarci continuamente, essere capaci di rispondere sempre meglio alle richieste dei nostri soci con ancor più qualità (e ampiezza) dei servizi erogati. Insomma, la Coldiretti resta la Coldiretti (non c’è stato nella storia un periodo così ricco di successi come quello di questi anni, forse bisognerebbe tornare alla grande riforma agraria del dopoguerra per trovare qualcosa di analogo!). Rinnovato deve essere invece il modo di rispondere ai bisogni delle nostre imprese.

Il bello deve avvenire e molto si intravvede, se è vero come è vero che sono sempre più gli industriali che vogliono investire con noi sul made in Italy. Il bello deve venire perché anche a Cremona un ruolo decisivo lo vuole giocare il Consorzio Agrario, abbandonate le vecchie logiche, senza farsi distrarre dalle polemiche sulla Fiera. Abbiamo di meglio e di più da fare che polemizzare sul posto che ci spetterebbe nel Cda della Fiera o sulla decisione di partecipare alla prossima edizione. Abbiamo da rendere realmente “impresa” il Consorzio Agrario, eliminando le inefficienze per investire su un nuovo modo moderno di essere vicini agli agricoltori (con i nostri professionisti nelle aziende più che con magazzini inadeguati sparsi in ogni dove), facendolo diventare una vera e proprio piattaforma di valorizzazione dei prodotti della nostra agricoltura.

Ci vogliono un cambio di rotta e persone disposte a guardare avanti con una rinnovata mentalità. Ma ritorniamo alle cose che abbiamo fatto. Sono tutte lì da vedere. Ne ricordo una, tutta condensata dentro la domanda (e la risposta) che un nostro socio ci ha posto in uno dei nostri incontri: noi agricoltori che tasse pagheremo l’anno prossimo allo Stato? Via Imu, Irap, Irpef … che resta?

Aggiungo un’altra grande cosa fatta da Coldiretti; l’accordo con Galbani e c. sul prezzo del latte che raggiungerà i 39 centesimi a marzo e aprile (circa 6 centesimi in più di quanto pagato a novembre). Più interessante è soffermarci su cosa ha consentito di raggiungere l’accordo. I motivi sono due. Innanzitutto, e finalmente, l’obbligo per gli industriali di indicare nelle etichetta di latte uht e formaggi dove viene munto il latte. E poi il fatto che alla trattativa Coldiretti si sia presentata con le deleghe dei nostri soci per firmare il prezzo e collocare il prodotto alle migliori condizioni.

Un amico mi chiede perché continuo a dire che queste conquiste sono merito di Coldiretti. C’è qualcuno che può dire il contrario? Che può dire che la battaglia sull’origine in etichetta è stata combattuta da altri? Che può smentire che oltre dieci anni fa (solo) Coldiretti diede avvio alla nostra battaglia sull’origine, andando nelle piazze d’Italia a chiedere le firme a un milione di cittadini per presentare una proposta di legge per l’etichettatura che poi fu approvata in Parlamento? E lo fece con il consenso del popolo e i risolini degli agrari che descrivevano scenari impossibili da raggiungere. Ancora: c’è qualcuno fuori da Coldiretti che può dire di avere chiesto (e ottenuto) la norma che ha assegnato a noi di poter rappresentare il latte alle trattative?

La realtà è questa. Come ho già scritto in passato, bisognerebbe domandarsi perché il Presidente del Consiglio sia venuto in Coldiretti ad annunciare i provvedimenti più attesi. La risposta? Va a dare le risposte a chi ha posto le domande!

Sono convinto, e qui mi rivolgo a voi cari soci, – prosegue Voltini nel suo editoriale – che neanche noi siamo coscienti di cosa è accaduto e sta accadendo anche a Cremona. Di come stan cambiando profondamente le cose. Due provocazioni banali per capirci. La prima. Ci dicono: siete isolati, voi da una parte e tutti gli altri dall’altra. Poi organizziamo la Giornata del Ringraziamento di Coldiretti a Cremona, e ti rendi conto che ci son tutti: c’è il Vescovo che celebra la Messa, ci sono la politica e le istituzioni, dal Sottosegretario al Sindaco, dal Prefetto al Questore, dai rappresentanti delle forze dell’Ordine, dalla Regione alla Provincia, dall’Asl ai rappresentanti dell’economia, con il Presidente della Camera di Commercio e alcuni presidenti di organizzazioni della rappresentanza e importantissimi imprenditori di altri settori!

C’è una sorta di strabismo: chi dice che siamo isolati si imbatte poi in queste presenze che a noi paiono dire il contrario. Siamo grati a queste importanti autorità e ci permettiamo di pensare che stimano Coldiretti per quella che è e per ciò che rappresenta, anche se è “fuori dal coro”. Con loro (istituzioni e loro rappresentanti) si sono già aperti grandi percorsi di collaborazione  e soprattutto di azione, e questo ci riempie di orgoglio.

La seconda provocazione: siamo isolati dal potere (così dice il potere) e poi ogni volta che siamo in piazza Stradivari, con i nostri banchi di Campagna Amica, è strabordante e commovente vedere quanta gente (quel popolo cui dobbiamo sempre guardare con rispetto) viene da noi.

Tutto ciò ci carica di ulteriori grandi responsabilità. Ci interroga su come viviamo, noi soci, il nostro essere parte di Coldiretti. Si appartiene a qualcosa che si stima fino ad arrivare a dire “è una cosa buona per me, per la mia azienda, e quindi ci sto con convinzione e da protagonista”. Per meno di questo non vale la pena starci. Allora la scelta libera che ognuno di noi farà con il rinnovo del tesseramento per il nuovo anno sia l’occasione per rafforzare questa consapevolezza.

Ma abbiamo un’altra grande responsabilità: quella verso i cittadini, i consumatori, l’Italia. La nostra altissima reputazione dipende dalla capacità di non venire mai meno all’impegno che ci siamo assunti: fare le cose bene, il cibo sano e buono, rispettare il creato. E non dimentichiamoci neppure un istante che i risultati che abbiamo ottenuto stanno senz’altro dentro la nostra capacità di proposta, ma altrettanto nella stima che la società ci assegna.

Allora temi come la lotta al caporalato, il divieto ai diserbanti che fanno male alla salute e all’ambiente, il no agli ogm, sono temi che ci devono vedere e ci vedono in prima linea. E la gente sa discernere fra chi sta da una parte e chi no.

Buon anno a tutti, con un pensiero particolare ai tanti amici colpiti dal terremoto nel centro Italia che spesso abbiamo avuto con noi in queste settimane”.

redazione@oglioponews.it

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