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Tra Unioni, Fusioni e
qualche screzio. Casalasco,
il punto di Franco Albertoni

Franco Albertoni ha amministrato Motta Baluffi per 4 mandati. Lo ha fatto quando si trattava di porre le basi per le future unioni, e anche dal punto di vista della valorizzazione del territorio quel periodo ha segnato i primi investimenti importanti, come la realizzazione proprio a Motta dell’attracco fluviale del Ronchetto.

Le amministrazioni locali sono chiamate ad affrontare problematiche epocali, soprattutto di riorganizzazione interna per far fronte ad un periodo di grande crisi economica, ma anche di valorizzazione del territorio, grazie a segnali positivi che da più parti arrivano.

Ne parliamo con chi è stato sindaco nel Casalasco dal 1985 al 2004 (ma assessore già dal 1980), vale a dire Franco Albertoni, che ha amministrato Motta Baluffi per 4 mandati. Lo ha fatto quando si trattava di porre le basi per le future unioni, e anche dal punto di vista della valorizzazione del territorio quel periodo ha segnato i primi investimenti importanti, come la realizzazione proprio a Motta dell’attracco fluviale del Ronchetto con la contemporanea apertura dell’Acquario del Po. In un caso e nell’altro, pianificazioni che nonostante l’importanza hanno poi visto un cammino tortuoso, non facile.

Partiamo dalle unioni. Il panorama sembra deprimente: ovunque comuni che scelgono un’unione poi rompono ed entrano in un’altra, rotture che sfociano in liti legali, unioni a tre che diventano a uno. Come mai? «Il processo di riorganizzazione non è stato inutile, anche se i percorsi non si sono conclusi. Le unioni hanno fatto sì che servizi prima non immaginabili siano a disposizione della comunità. Purtroppo ha inciso il tema della mancata organicità degli interventi a livello nazionale e regionale: l’indeterminatezza poi delle risorse ha reso difficile programmare gli interventi, con la conseguenza di avere grande attenzione su quelli immediati e magari l’anno dopo dover fare i conti con l’impossibilità di mantenere servizi remunerati l’anno prima. Inoltre l’obbligatorietà della normativa ha creato un alibi. Sottolineo poi due aspetti decisivi: il ruolo degli amministratori e le risorse umane che lavorano nei Comuni. Come i segretari comunali: più c’è condivisione con chi occupa ruoli apicali più è agevole portare avanti le novità. E più c’è continuità nell’assetto amministrativo più è facile portare avanti certi processi, anche per la vecchia abitudine di volersi distinguere da chi ha amministrato in precedenza».

Antico problema questo: chi arriva tende a rottamare quanto fatto dagli avversari, se non altro per averli contestati dai banchi dell’opposizione, e buttare il bambino con l’acqua sporca è un attimo. Quanto conta il diverso colore politico degli amministratori nelle difficoltà dei processi di unione? «Non credo sia l’elemento decisivo, anzi in certi casi capita che ci sia più intesa tra amministratori di diverso orientamento. Parlare poi di colori politici oggi è anacronistico, credo che spesso contino più i personalismi. Se paragoniamo il territorio Casalasco nel 1995 con il 2005, o anche il 2015, vediamo come ci sia stata una riorganizzazione della gestione delle varie funzioni e si sia qualificata l’offerta di servizi, come si nota negli uffici tecnici, o di polizia locale o anche dei servizi sociali, tutti elementi di crescita del territorio. Pensiamo a Casalasca spa, realtà espressa da un territorio sempre teso a cercare soluzioni facendo crescere le relazioni e generando valore positivo. Oggi i tempi richiedono livelli organizzativi più strutturati per garantire l’erogazione dei servizi da parte degli enti locali. Un altro esempio è quello del Gal Oglio Po, nato grazie all’iniziativa congiunta di comuni, provincia e privati».

Sta di fatto che abbiamo assistito a molte unioni che sono, se non saltate, rivoluzionate da fuoriuscite o da forti tensioni. «Ci sta anche la voglia di cambiare, non si tratta di casi unici, anzi il Casalasco in questo processo è in fase più avanzata. C’era la fase in cui le gestioni associate erano strumentali, senza vere condivisioni, e in certi casi non sono mai partite. Ci sono amministratori che chiedono interventi e soluzioni dall’alto, rinunciando così a quell’autodeterminazione che è orgoglio locale. L’elemento essenziale è che l’amministratore è tale di una comunità, non di un condominio, quindi deve cercare una dimensione che risponda alle esigenze che si manifestano».

Quale crede sia la dimensione ideale di un’unione? «Dipende dalle realtà, dalla consistenza del tessuto economico, sociale e dalla morfologia. Non scenderei al di sotto della quota di 5000 abitanti, ma non ne farei mai una questione numerica, bensì valuterei le risorse presenti per dimensionare gli addetti organizzativi. Importante è creare delle reti, anche tra unioni, in ambiti più ampi laddove sia richiesta una diversa scala».

Ottimista sul fatto che le unioni si trasformino in futuro in fusioni? «Non ne faccio una questione di principio, importante è dare risposte e far sì che il costo di funzionamento della macchina non domini sul servizio erogato. Ogni cambiamento ha bisogno della gestione del processo decisionale, nel senso che serve lavorare perché si crei l’ideale tessuto culturale. Le fusioni debbono essere considerate strumenti e non fini».

Ma si dice che i fondi che prima finanziavano le unioni saranno dirottati sulle fusioni. «Importante è pianificare e gestire i processi; l’operazione di riorganizzazione degli enti mirata solo a recepire risorse può essere deleteria. E non credo che i fondi saranno destinati alle fusioni. Il tema resta quello della gestione associata delle funzioni. Al momento il discorso è in sospeso, in considerazione anche al tema ancora aperto delle Province. Non dobbiamo dimenticare quando nei nostri paesi avevamo un cantoniere, un autista e un seppellitore. Oggi con la gestione associata la qualità si è elevata, le figure si sono specializzate, e ciò anche a favore di chi lavora, che se giustamente motivato può vedere sviluppi nella propria carriera. Bisogna procedere in questa riorganizzazione, certo sarebbe più facile se le norme dessero una visione di medio periodo».

Passiamo al secondo argomento di questa discussione. Lei era sindaco quando partirono i primi progetti organici che tendevano a valorizzare in territorio, quando parlare di turismo nel Casalasco suonava decisamente strano. «L’attenzione al territorio partì dall’emergenza delle alluvioni, il che divenne un’opportunità. Il progetto Leader del Gal ha rappresentato un punto importante: ricordo i primi progetti di valorizzazione delle vie ciclabili, fluviali eccetera. Oggi siamo abituati a vedere in strada cartelli, anche se si sarebbe dovuto aggiungere altro. Ma si partiva da zone di completo disinteresse turistico, mentre si è avuta la dimostrazione che i progetti si potevano sviluppare, come dimostrano tanti episodi virtuosi di iniziativa sia pubblica che privata per un turismo “lento” e attento all’ambiente. Allora i primi bandi del settore andavano quasi deserti, ma anche le iniziative che sono terminate hanno germogliato provocando altre iniziative».

Ha parlato prima di cartelli. Continuiamo a non capire però perché, appena scesi dall’argine verso la golena, spesso siamo bloccati da una sbarra che impedisce l’accesso alla strada, con la presenza beffarda di un bel cartello che ci mostra le bellezze che avremmo potuto trovare oltre quella sbarra. «La fruizione del territorio è basilare per valorizzarlo. Il fiume Po è un punto di attrazione. Ci può anche stare che la pista ciclabile VenTo sia individuata sull’argine maestro, ma serve poi che da lì si irradino percorsi locali segnalati per i fruitori. Inoltre i progetti di valorizzazione devono essere adeguatamente seguiti nel tempo, per evitare che rimangano episodi solo di alto impatto iniziale».

Forse l’episodio più importante in questo processo di rivalutazione è il recupero di Villa Medici del Vascello. «Questo è stato un episodio molto importante, che dimostra come le situazioni difficili possano portare risultati se perseguiti con convinzione e con l’attivazione di tutte le risorse e le competenze disponibili».

V.R.

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