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Montuori e il racconto breve (e morale): quando la fiction parte sempre dalla realtà

Dalle poesie ai racconti brevi: questo il passaggio che ha portato Montuori a realizzare una serie di volumi legati alla Pianura Padana ma non solo. A Casalmaggiore è stato presentato il primo, senza però escludere, in futuro, altre iniziative sui racconti successivi.

CASALMAGGIORE – Da qualche mese in pensione, Vincenzo Montuori è molto conosciuto a Cremona, perché ha rivestito per anni il ruolo di insegnante nelle scuole superiori cittadine ma a inizio carriera è stato docente anche a Casalmaggiore, quando ancora era attivo il corso di Agraria.

Il professor Montuori, però, nei giorni scorsi si è rivelato alla Biblioteca Mortara di Casalmaggiore in una veste nuova, almeno per chi ancora non lo conosceva. Quella di fine umanista: in realtà Montuori è da sempre un preparato linguista, che allo studio ha sempre saputo associare una innata ironia. E in questo filone stilistico rientra la sua ultima opera “Così, tanto per dire”, presentata alla Mortara con l’ausilio del professore Stefano Prandini, docente di Filosofia al Romani di Casalmaggiore, e le letture di Gigi Varoli ed Emi Mori. Era presente, per il comune, anche l’assessore alla Cultura Pamela Carena.

Dalle poesie ai racconti brevi: questo il passaggio che ha portato Montuori a realizzare una serie di volumi legati alla Pianura Padana ma non solo. A Casalmaggiore è stato presentato il primo, senza però escludere, in futuro, altre iniziative sui racconti e sulle raccolte successive. Montuori, abituato a girare l’Italia in treno, prende spunto proprio dalle storie che nascono a bordo di questo mezzo di trasporto.

E, particolare che rende molto interessante la sua opera, associa fatti realmente accaduti a racconti in parte di fiction, ispirati però sempre alla realtà. Con l’intento di arrivare a una morale. Così in un’opera si parte dalla strage di Bologna, alla stazione ferroviaria, perché il treno torna sempre, in un’altra l’ispirazione è data dalle Olgettine, col caos “bunga bunga” di berlusconiana memoria. E così via, associando sempre arguzia e ironia.

G.G. 

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