Commenta

Romano Meloni, a Motta
il 'Leonardo Da Vinci' che
costruisce bici in legno

“Ho vinto una scommessa fatta con alcuni amici a cena. Volevo realizzare una bicicletta di legno e loro non ci credevano – ricorda Meloni -. E' dal 1990, dall'anno in cui sono andato in pensione, che mi dedico a questa passione"

MOTTA BALUFFI – Dieci anni fa la prima impresa: una scommessa tra amici, vinta da un falegname in pensione che nel suo laboratorio di Motta Baluffi realizza biciclette di legno per passione. Romano Meloni, artigiano classe 1938, nell’ultimo decennio ha reso arte quella che fu la sua professione sin da piccolo. Provando anche ad ereditare il genio assoluto di Leonardo, dando vita alla bicicletta ideata dall’inventore vinciano. Un’opera unica nel suo genere, custodita gelosamente nella teca – artigianale anche quella – ricavata al secondo piano della falegnameria di via San Rocco, a due passi, anzi due pedalate dal centro cittadino di Motta Baluffi. Pedalate che negli ultimi anni attirano sempre l’attenzione, perché quando Meloni esce dal cancello inforcando una sua creazione, beh, si stupiscono tutti… Piccoli e grandi non fa differenza, chi lo incrocia per strada si ferma ad osservarlo mentre dà movimento ai suoi velocipedi così strani, così complessi, usciti da un passato enciclopedico e divenuti attuali grazie alla passione di un pensionato.

E pensare che tutto è iniziato per gioco: “Ho vinto una scommessa fatta con alcuni amici a cena. Volevo realizzare una bicicletta di legno e loro non ci credevano – ricorda Meloni -. E’ dal 1990, dall’anno in cui sono andato in pensione, che mi dedico a questa passione. Ho realizzato il tamburo di Leonardo, in cinque mesi. Poi, nel 1993 la lavorazione della prima bicicletta di legno. Da allora ne ho fatte otto e sono tutte funzionanti”. Giusto ribadirlo: i velocipedi di Meloni viaggiano che è un piacere, a differenza di altre repliche da museo: “La bicicletta di Leonardo ha copie custodite nei musei vinciani ma quelle non si riesce ad usarle”.

Prima il bozzetto, ripreso da antichi progetti. Poi la messa in opera, con selezione del legno adatto e accorgimenti quotidiani utili a rendere viva la creazione. L’orgoglio di Meloni, più della riproduzione leonardesca, è l’ultimo gioiello, svelato nel 2017, ottava bellezza di una collezione che il falegname di Motta Baluffi non ha intenzione di metter in vendita: “Ho già detto di no a persone che mi offrivano anche migliaia di euro”. La neonata ha una caratteristica che la rende unica: “Si tratta di una bicicletta che rappresenta un unicum nel suo genere perché non ha catena metallica. Per muoversi sfrutta ingranaggi in legno realizzati grazie all’aiuto di due ragazzi in grado di disegnarne i dettagli al computer”.

Unica concessione alla modernità, i copertoni in gomma: “Per far sì che la bici vada, bisogna solo gonfiare le ruote e pedalare”. “Il materiale usato? Tutto il corpo e gli ingranaggi del velocipede sono in legno multistrato marino, leggero e resistente”. Provare per credere. Nel complesso, si tratta di un’opera che ha richiesto mesi di studio e lavoro, da quel giorno in cui un amico fece vedere a Meloni l’immagine di un’opera rarissima. “Ha attirato subito la mia attenzione – confida il classe 1938 -. Non era facile cercare di riprodurla e di farla funzionare. Sinora è la bibicletta di legno più difficile che abbia mai realizzato”. Ancor più di quella di Leonardo? “Oh – sospira Meloni -, quella di Leonardo è stata un gioco da ragazzi…”.

Simone Arrighi

© Riproduzione riservata
Commenti