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L'improvvisazione Integra, in un teatro semivuoto va in scena la naturalezza

Hanno fatto ridere, passare una serata piacevole a tutti. Una di quelle storie da raccontare. In cui si improvvisano oggetti e sentimenti, ci si mette in gioco restando se stessi, ognuno con la propria inequivocabile ricchezza.

CASALMAGGIORE – Spettatori? Pochi, al di là dei familiari stretti, dei volontari e di qualche membro del Rotary. Platee per un terzo vuote, palchi pieni solo (e non tutti) quelli della prima fila. Eppure ne sarebbe davvero valsa la pena, per tutti.

L’improvvisazione integra (questo il titolo dello spettacolo), ma non solo, diverte il pubblico e soprattutto diverte gli attori in scena, per nulla preoccupati di quel che ci sta intorno. Perché poi, a voler ben vedere, le paranoie sul pubblico, sulle presenze ce le facciamo noi – cosiddetti normali – più di loro che son felici di chi c’è e (molto più di noi) di loro stessi.

Un’ora e mezza di improvvisazione, cosa non da tutti tra improvvisatrici ed improvvisatori più o meno emozionati. Han portato sul palco loro stessi, il loro sorriso, le loro paure, le voci flebili o più decise, le maggiori o minori difficoltà fisiche di essere. Michele Arrigoni, Luca Demicheli, Roberto Bonfanti, Petre Sovec, Barbara Manghi, Maikol Lavezzo, Francesca Saccenti, Augusta Guicciardi, Stefania Perin, Antonella Flori, Bianca Lodi, Enzo Sarzi, Marzia Donnini e Marinella Marcucci, i ragazzi de I Girasoli, della Fondazione Busi, delle coop Santa Federici e Maria Storti con i loro educatori Chandra Silenzi, Sergio Bombardiere, Cinzia Superchi e Deborah Marcomini hanno animato il teatro comunale guidati sapientemente da Paolo Manici, alla presenza dell’assessore alla cultura Pamela Carena, dei vertici dei Rotary coinvolti (Rotary eClub 2050, il presidente Andrea Botti era giunto direttamente da Roma, Rotary COP col presidente Daniel Damia) di Carlo Stassano che per le disabilità si spende e si sta spendendo da una vita.

Una sorta di lezione, come quelle che settimanalmente hanno visto coinvolti i ragazzi delle cooperative, portata direttamente sul palco. Una lezione ancor più significativa per chi vi ha assistito: “All’inizio ero molto dubbioso – ha spiegato Paolo Manici, di Improgramelot – sulla possibilità di fare questo spettacolo”. Il risultato però ha estinto ogni dubbio: i ragazzi hanno interpretato oggetti, improvvisato poesie, ballato, parlato liberamente, interagito col pubblico. Hanno vissuto – e fatto vivere – una bella sperienza a chi ha avuto modo di assistervi. Hanno fatto ridere, passare una serata piacevole a tutti. Una di quelle storie da raccontare. In cui si improvvisano oggetti e sentimenti, ci si mette in gioco restando se stessi, ognuno con la propria inequivocabile ricchezza.

Nazzareno Condina

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