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Il Vescovo agli scioperanti:
"Disponibili a dare una mano,
ma stop a proteste estreme"

Il Vescovo fa appello agli otto operai, che hanno scelto la via dello sciopero della fame e della sete, "perché abbiano a sospendere queste forme estreme di protesta in nome delle loro famiglie e dei figli che intendono garantire e sostenere con i frutti del proprio lavoro".
In foto la consegna della lettera nella mattinata del 29 giugno da parte di Sante Mussetola (Pastorale sociale e lavoro) e don Antonio Censori (parroco Viadana); foto e testo Diocesi di Cremona

VIADANA – Il Vescovo Antonio Napolioni ha risposto agli otto operai (ora sette) ex Facchini sul tetto della Composad, dopo che gli stessi si erano rivolti a lui con una lettera. La lettera è stata consegnata giovedì con un “carico” ci cibo e acqua calato dal basso. Il messaggio è firmato dal Vicario generale don Massimo Calvi.

“Il Vescovo Antonio, fuori Cremona per alcuni giorni, avendo avuto notizia della complessa vicenda che riguarda la vertenza della ex Cooperativa Viadana Facchini presso la Composad di Viadana e informato della lettera a lui indirizzata da alcuni operai che si sono appostati sul tetto dell’azienda in stato di agitazione sindacale, segue con viva preoccupazione e fraterna vicinanza la delicata situazione, in modo particolare quella di tutti gli operai diversamente coinvolti  nel caso e delle loro famiglie.

Auspica che tutte le parti in questione, lavoratori, azienda, cooperativa, operai in agitazione, sindacati ufficiali e di base, lasciato da parte ogni irrigidimento e sterile contrapposizione, ritrovino al più presto, per il bene dei singoli e dell’intera comunità viadanese, uno spirito di dialogo costruttivo volto a salvaguardare il grande bene del lavoro, tanto più prezioso in questo tempo di crisi economica, e mirato a promuovere i diritti e la dignità di tutti gli operai e delle loro famiglie, recuperando quella positiva volontà di trovare eque e giuste  soluzioni, già parzialmente manifestata nei mesi scorsi nelle lunghe ed estenuanti trattative che purtroppo non sono giunte a buon esito.

In queste situazioni difficili e complicate, nella quali sono in gioco legittimi interessi delle diverse parti in causa, la via maestra per cercare  soluzioni è sempre quella del dialogo aperto, rispettoso, pacifico, costruttivo e mai minaccioso o violento. Se in qualsiasi modo la Chiesa cremonese potrà favorire la riapertura di sempre più feconde vie di dialogo e di confronto per la ricerca di soluzioni giuste ed eque, non farà mancare il proprio apporto e la propria disponibilità alla mediazione. Nel frattempo fa appello agli otto operai, che hanno scelto la via dello sciopero della fame e della sete, perché abbiano a sospendere queste forme estreme di protesta in nome delle loro famiglie e dei figli che intendono garantire e sostenere con i frutti del proprio lavoro”.

redazione@oglioponews.it

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