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Missione Capo Nord, così
Andrea e Massimo spingono
sport disabili: partita Route 22

“Vogliamo raccogliere storie e raccontare le nostre” ha detto Andrea. Soprattutto Route 22 sarà un modo per diffondere il verbo dello sport paralimpico e per disabili, che in Italia fatica ad attecchire. A Capo Nord e ritorno per una buonissima causa.

MARTIGNANA DI PO/MILANO – E’ partita questa mattina, mercoledì 5 luglio, da Milano, in via Fratelli Ruffini, presso la chiesa di Santa Maria delle Grazie. Arriverà il 17 luglio nientemeno che a Capo Nord, pieno Circolo Polare Artico: si chiama Route 22 e di questa avventura abbiamo già avuto modo di parlare. Ora però una rinfrescata è d’obbligo perché Andrea Devicenzi, da Martignana di Po, e Massimo Spagnoli, da Milano, sono ufficialmente entrati nel vivo del loro impegno. Un percorso di 11mila chilometri, toccando ben 17 Stati Europei, con rientro previsto per il 28 luglio.

Un romanzo che ha capitoli e tappe ben scandite, ma pagine bianche, come piace spiegare ad Andrea, il quale assieme a Massimo Spagnoli, ha deciso di non prenotare alcun albergo, perché il loro vorrà essere un viaggio alla scoperta. Una gamba ciascuno, perfettamente complementari: Andrea, che di anni ne compirà 44 proprio il 18 luglio, festeggiando a Capo Nord con il sole di mezzanotte – un Capodanno decisamente indimenticabile – ha solo la destra, Massimo, che ha 20 anni e pochi mesi fa ha subito lo stesso incidente in moto che Andrea visse in prima persona a 17 anni, solo la sinistra.

Devicenzi sarà in questo percorso sia atleta che allenatore: sì, perché lui di avventure del genere ne ha già vissute parecchie, dalla Manali Leh in India, alla Parigi-Brest-Parigi, primo disabile a completarla, alla salita al Machu Picchu, per restare alla scorsa estate. Stavolta però sarà diverso: non più in solitaria, ma con un compagno giovanissimo che, alla sua prima grande fatica, andrà sospinto e incoraggiato, con testa a cuore laddove non arriverà il fisico.

Andrea e Massimo viaggeranno in auto, ma non si pensi a un’impresa poco sportiva: Devicenzi ha messo in programma di percorrere oltre 1000 km in bicicletta lungo il suo percorso, mentre assieme a Spagnoli affronterà almeno 6-7 sedute di trekking da 4-6 ore l’una. Vi sembra poco? Beh, sarebbe dura per un normodotato e, in ogni caso, tenete conto che lo stesso Spagnoli, negli allenamenti – dopo avere accettato di recente, convinto dal padre Aldo, di portare le stampelle, alzandosi dalla carrozzina – ha effettuato trekking da 2-3 ore al massimo.

Insomma, sarà una prova tosta, ma ne vale la pena: sì, perché il messaggio, sospinto da 100 ambasciatori pescati dal mondo dello sport e dello spettacolo, oltre che della politica – l’ultimo ad aderire è stato il sindaco di Milano Beppe Sala – sarà l’aspetto più importante di tutti. “Vogliamo raccogliere storie e raccontare le nostre” ha detto Andrea. Soprattutto Route 22 sarà un modo per diffondere il verbo dello sport paralimpico e per disabili, che in Italia fatica ad attecchire. A Capo Nord e ritorno: tre settimane di fatica e amicizia, per una buonissima causa.

Giovanni Gardani

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