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PUT, dura presa di posizione
di Slow Town: "Questo è piano
antistorico ed antieconomico"

“Ormai da anni tutte le rigenerazioni viabilistiche urbane di città grandi e piccole nel Mondo vanno verso l'incentivazione della mobilità attiva (a piedi e in bici), perchè è l'unica che può risolvere i grandi problemi di congestione del traffico, di inquinamento acustico e dell'aria"

CASALMAGGIORE – Continua a suscitare malumore la decisione, legata al PUT, di aprire una strada di collegamento tra il termine di via Marconi e via Porzio, passando in quella che è adesso area verde. E in generale continua a creare apprensione il nuovo PUT. Dopo l’intervento articolato dell’ex consigliere comunale Andrea Visioli, quello di Gian Carlo Simoni (Comitato Slow Town e Città dei Bambini).

Era stato lui, insieme ai giornalisti, a fare il giro della città tre anni fa alla nuova amministrazione. Alle promesse di allora, secondo Simoni, non si sono poi succeduti i fatti. “Tre anni fa – spiega Simoni – ho portato in giro per la città di Casalmaggiore il geometra Leoni nonchè vice-Sindaco con delega alla viabilità per mostrargli tutte le problematiche ed i pericoli per l’utenza debole nel centro storico, accumulati negli anni di scelte errate dalle passate Amministrazioni. In tre anni non è stato fatto praticamente nulla per risolvere tali problemi. Anzi, ora, con il nuovo Piano urbano del traffico, che verrà approvato in Consiglio Comunale il 29/8/2017 si darà il colpo di grazia ad un centro ormai quasi morto e inospitale alle Persone e alle Famiglie con Bambini”.

C’è un senso di scoramento, ma non di arrendevolezza nonostante l’ennesima delusione: “Tutti i progetti e le sperimentazioni portate avanti dal sottoscritto insieme a tante Associazioni del territorio, pluripremiate a livello nazionale ed internazionale, giacciono dimenticate in qualche cassetto comunale. Nessun piano di mobilità scolastica, nessuna moderazione della velocità, nessuna infrastruttura ciclabile, nessun incrocio protetto per il passaggio dei pedoni è stato fatto”.

Una critica anche sulla mancata chiamata in causa di personale competente nella gestione di piani legati alla mobilità dolce: “Progettare e cambiare il sistema viabilistico di una città non è cosa da affidare al primo che capita, perchè lo spostamento delle persone e dei beni ha degli effetti enormi sulla qualità della vita dei residenti, dei commercianti e implicazioni economiche importanti sul valore degli immobili. Per questo abbiamo sempre chiesto, in discontinuità con il disastroso passato, che il Comune affidasse la consulenza esterna a professionisti preparati in grado di fare progetti finanziabili da bandi italiani ed europei, come la zona30 di via Baldesio. Di risorse interne specializzate in viabilità sostenibile il Comune non ne ha mai avute”.

Un peccato, pensando a quel che succede da altre parti: “Ormai da anni tutte le rigenerazioni viabilistiche urbane di città grandi e piccole nel Mondo vanno verso l’incentivazione della mobilità attiva (a piedi e in bici), perchè è l’unica che può risolvere i grandi problemi di congestione del traffico, di inquinamento acustico e dell’aria, di preservazione del manto stradale, di vivibilità e di sicurezza. Progettare oggi ancora una viabilità solo ed esclusivamente ad uso e consumo delle automobili, come prevede questo Put, non è solo antistorico, ma è anche e soprattutto antieconomico, perchè non troveremo enti disposti a co-finanziare distruzione di parchi o riaperture di zone pedonali al traffico veicolare. Il Put fra l’altro è ormai un piano obsoleto perchè si concentra ancora sulle auto, mentre se si vuole partecipare ai bandi occorre dotarsi di Pums (Piani urbani di mobilità sostenibile) e progettare ciclabili, zone30, viabilità scolastica sostenibile, esattamente l’opposto di quello che stiamo facendo qui”.

Nazzareno Condina

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