Cronaca
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Romano Seletti, il ricordo dei dipendenti: "Il nostro boss, il nostro capitano, il nostro esempio"

I problemi, lui un modo per risolverli lo trovava sempre. Ci mancherà la sua grande presenza, il suo buongiorno che arrivava puntuale ogni mattina alle 8.30 quando passava in giacca e cravatta da ognuno, col giornale in mano, per salutarci e invitarci a bere un caffè

CICOGNARA – La morte di Romano Seletti ha lasciato in tutti i dipendenti ed ex dipendenti un dolore vivo e profondo. Perché l’imprenditore non era solo il capo, ma un qualcosa in più. Un uomo d’altri tempi, insomma.

“Ho lavorato presso la ditta Seletti tre anni – spiega una ex dipendente – e ho avuto modo di conoscere il Signor Romano. ‘Mai Paura!’ era il suo motto, in qualche modo era pure la sua filosofia, perché in effetti lui la paura la esorcizzava coi fatti, con l’azione, con la tenacia. Un uomo tutto d’un pezzo, instancabile, innamorato della sua azienda, della sua famiglia e dei suoi dipendenti. Apparentemente burbero quando esigeva impegno e rispetto delle regole, ma anche carico di uno spiccato senso dell’ ironia e di una forte sensibilità che si palesava ogni qualvolta qualcuno aveva bisogno di lui o quando semplicemente gli venivano gli occhi lucidi nel vedere le sue nipotine che gli correvano incontro. Un uomo minuto con la forza di un gigante, un faro, una guida, un capo che a volte poteva anche farti indignare ma che di certo lascia, in chi ha lavorato con lui, insegnamenti semplici e al tempo stesso indispensabili alla crescita professionale e umana”.

I suoi dipendenti, attuali, lo ricordano così: “Era una presenza costante e quotidiana in azienda, anche ultimamente nonostante i suoi acciacchi e nonostante la gestione fosse passata ai figli Stefano e Miria. Per noi era e resterà comunque il Boss, il supervisore e il fondatore di tutto questo. Ci rivolgevamo a lui per un consiglio ogni volta che sul lavoro si presentava un problema sia nella gestione dei clienti grandi e meno grandi o dei fornitori sia per affrontare i piccoli inghippi dell’operatività quotidiana; era la memoria storica dell’azienda e spesso gli piaceva ricordare assieme noi i vecchi tempi, i vecchi collaboratori, gli aneddoti e gli avvenimenti susseguitisi negli anni. Era un uomo umile, non si tirava mai indietro anche davanti a lavori manuali pesanti per i quali ci si potevano sporcare le mani o sgualcire il vestito; sempre pronto ad ascoltare, aiutare anche quando lo si disturbava per problemi di poco conto. Già, i problemi, lui un modo per risolverli lo trovava sempre. Ci mancherà la sua grande presenza, il suo buongiorno che arrivava puntuale ogni mattina alle 8.30 quando passava in giacca e cravatta da ognuno, col giornale in mano, per salutarci e invitarci a bere un caffè. Ci mancheranno le sfuriate che faceva a noi, ai fornitori, ai collaboratori, sfuriate che duravano poco perché si pentiva subito e col suo modo elegante sapeva come rimediare e come chiedere scusa. Ci mancheranno le sue battute come quando chiamava i ragazzi “tamarindo” e le impiegate “signorina”, i suoi modi di dire, i suoi consigli.

Ci impegneremo tutti insieme per portare avanti quello che lui ha costruito in anni di fatica, dedizione e sacrificio, ora più che mai. Noi siamo la sua squadra e Lui il nostro capitano, il nostro numero 10. Domani mattina ci saremo tutti e tutti insieme lo saluteremo, ci commuoveremo e incorniceremo la maglia numero 10 della squadra Seletti in segno d’onore, rispetto e gratitudine. Arrivederci Signor Romano, GRAZIE per aver dato a tutti noi la possibilità di giocare in questa squadra!”

Giovanna Anversa

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