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Manici d'ombrello in mostra,
al Bijou l'intraprendenza di
Rangoni e Ghezzi va in scena

“La mostra, oltre a narrare questa storia, è anche una piccola fotografia: uno scorcio della Casalmaggiore negli anni Cinquanta che si interseca con il mondo, e che ora rivive nei nostri musei”. (Pamela Carena, Assessore alla Cultura del Comune di Casalmaggiore).

CASALMAGGIORE – La storia raccontata in questa mostra è curiosa: un ricco campionario di impugnature di ombrello in galalite (“corno artificiale”) prodotte artigianalmente a Casalmaggiore negli anni Cinquanta da Fulvio Rangoni e Umberto Ghezzi, mai arrivate sul mercato perché “bruciate” dalla scoperta e dalla diffusione del Moplen, plastica ben più economica e adatta a riprodurre in serie ogni oggetto… compresi manici per parasole/parapioggia.

Nonostante il mancato decollo della ditta FAIO, quelle impugnature di ombrello sono a testimoniare ancora oggi le capacità artigianali ed artistiche che hanno saputo raggiungere Rangoni e Ghezzi, la tecnica e l’inventiva un po’ “guascone” che purtroppo non hanno tenuto conto dell’evolversi dei tempi. Custodite negli anni, quelle impugnature di ombrello in resina ora sono patrimonio di tutta la città, donate da Franco Rangoni e Ariela Ghezzi al Comune di Casalmaggiore e conservate – dopo la mostra – presso quello scrigno di eccellenze casalasche che è la Scuola Bottoli, sezione staccata del Museo Diotti, di cui è conservatore Valter Rosa.

“La mostra, oltre a narrare questa storia, è anche una piccola fotografia: uno scorcio della Casalmaggiore negli anni Cinquanta che si interseca con il mondo, e che ora rivive nei nostri musei”. (Pamela Carena, Assessore alla Cultura del Comune di Casalmaggiore).

La mostra si completa con un approfondimento sulle resine nobili (di cui la galalite fa parte), dalla loro composizione, alla loro storia, ai loro usi, in una ricca panoramica che illustra la “rivoluzione” che, in quegli anni, la produzione e l’uso di queste plastiche comportarono per la società civile, l’industria, l’economia mondiale, le abitudini di vita. Fra gli oggetti, non potevano mancare monili e gioielli: bellissimi, di provenienza soprattutto francese, inglese e americana, ma anche italiana; e fra questi ultimi, quelli prodotti a Milano da La Bigiotteria Spa, il cui campionario fu donato al Museo del Bijou nel 1992 dalla famiglia Vaschetti. L’esposizione in Sala Zaffanella ne ricostruisce la storia, offrendo alla cittadinanza e al pubblico un’altra testimonianza di quanto sia ricco il patrimonio di questo piccolo (grande) museo.

Galalite, bachelite & Co. 121 impugnature d’ombrello e altre meraviglie

Museo del Bijou di Casalmaggiore
23 settembre – 5 novembre 2017
Inaugurazione sabato 23 settembre ore 17.00

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