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Fava vs Vincenzi: "E' scorretto, rifiuta il confronto. I costi? Voto elettronico è rivoluzione"

L’attacco di Fava è durissimo, anche sull’amministrazione Vincenzi. "In questo modo il sindaco si prende tutta la responsabilità del disastro che sta portando avanti. Lui ha deleghe per scuole, turismo e viabilità e non ce n’è una che stia dando risultati positivi. Basta vedere i dati oggettivi che sono emersi pochi giorni fa".

SABBIONETA/VIADANA – Non è soltanto una risposta ad Aldo Vincenzi, sindaco di Sabbioneta, ma anche l’occasione per fare il punto sul referendum del 22 ottobre, che vorrebbe portare la Lombardia al risultato dell’autonomia. Gianni Fava, originario del comprensorio Oglio Po e che dello stesso quesito referendario è promotore, attacca in primis il primo cittadino di Sabbioneta. “Ha avuto un atteggiamento scorretto, ma non verso me, la Lega o chi promuove questo referendum, bensì verso i suoi concittadini – attacca Fava – . E’ stato sollecitato a prendere posizione più volte, è stato invitato all’incontro pubblico, ma si è sempre defilato e non si è mai presentato. Ora, praticamente all’ultimo momento, ossia a una settimana dal 22 ottobre, se ne esce con questa dichiarazione (sul proprio profilo Facebook, ndr), usando il pretesto del volantino lasciato sulla sua auto, come se fosse l’unico volantino in tutta Sabbioneta”.

“Il dato più grave non è la scelta di Vincenzi – spiega Fava – che potrebbe comunque andare a votare e dire No. Il punto è che si è sempre sottratto al confronto. Non era forse un soggetto di sinistra indipendente, come ha sempre dichiarato? A me sembra invece che, in questo piccolo mondo di ordini mandati dall’alto, Vincenzi in questo momento sia l’uomo del Pd nel comprensorio Oglio Po e sia un esecutore degli ordini di Forattini, segretaria provinciale dei democratici. Se fosse davvero libero come sostiene, sarebbe venuto a confrontarsi: non lo ha fatto, forse non aveva argomenti”.

L’attacco di Fava è durissimo, anche sull’amministrazione Vincenzi. “In questo modo il sindaco si prende tutta la responsabilità del disastro che sta portando avanti. Lui ha deleghe per scuole, turismo e viabilità e non ce n’è una che stia dando risultati positivi. Basta vedere i dati oggettivi che sono emersi pochi giorni fa. Soprattutto quando parla di referendum inutile e sostiene che a lui non servono più risorse, beh, allora accetta la situazione attuale come se fosse ineludibile. Non si può, invece, forse fare meglio? Poi però non si lamenti, come accade due volte su tre, dei trasferimenti statali abbassati. Il referendum chiede più competenze e più risorse per la Regione Lombardia: quelle che sarebbero molto utili anche per Sabbioneta”.

Focalizziamoci, al di là della polemica politica, su quello che è uno dei temi più forti di chi contrasta questo referendum: i costi, ritenuti eccessivi, in un periodo peraltro difficile anche e soprattutto per l’Oglio Po. “Più della metà dei soldi spesi servono per cambiare il sistema di voto, per dare vita a una rivoluzione – spiega Fava – che tornerà utile per tutte le prossime tornate elettorali e che, dunque, farà storia. Si tratta di un investimento: a meno che non vogliamo ancora avere a che fare con schede bianche che magicamente diventano voti, con conteggi di schede che offrono i risultati soltanto 24 o 48 ore dopo la chiusura dei seggi e cose di questo genere, come accade in particolare al Sud. Il referendum costa 5 euro per ogni cittadino, e ogni cittadino – nel neonato al centenario – ha un residuo fiscale di 5.700 euro. Peraltro in tre comuni mantovani il 22 ottobre si voterà per le fusioni e lo si farà col voto elettronico: ma qui nessuno ha da ridire. E giustamente: perché la rivoluzione del voto elettronico, che è costata metà della spesa, è il futuro, garantendo un voto sicuro e veloce”.

Giovanni Gardani

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