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Casalese-Boretto, Mantovani
nei panni dell'ex: "Sarà strano,
ma non sbaglierò panchina"

Ci arriva, l’Angelo “Cucaj” di Casalmaggiore dopo avere fatto le fortune dei biancocelesti da calciatore e da mister. Con spirito di rivalsa, rancore o semplice rivalità sportiva? "In estate ne ho sentite tante, e qualcuno ha anche detto che con la Casalese mi sono lasciato male: quella è e resta casa mia, e casa non si odia mai".

CASALMAGGIORE – Non farà certo fatica a trovare lo stadio, anche perché da casa potrebbe arrivarci tranquillamente a piedi. E promette di non sbagliare nemmeno panchina. Ma sarà certamente una partita diversa da ogni altra sin qui giocata (o allenata) in carriera. Angelo Mantovani torna a casa, torna a Casalmaggiore, e lo fa da avversario. Per la prima volta? “Direi di sì: quando la Casalese, a metà anni ’90 – racconta il tecnico oggi al Boretto – era allenata da Foglia in Eccellenza la incrociai con la Commessaggese, dove si era spostata la colonia casalasca con mio fratello Gianni e Bozzetti, tra tanti altri. Però in quel match, che peraltro vincemmo largamente, credo 4-0, io ero infortunato. Giocai l’andata a Commessaggio, ma all’Icio Ferrari, in campo, da “nemico”, non sono mai stato”.

Ci arriva, l’Angelo “Cucaj” di Casalmaggiore dopo avere fatto le fortune dei biancocelesti da calciatore e da mister. Con spirito di rivalsa, rancore o semplice rivalità sportiva? “In estate ne ho sentite tante, e qualcuno ha anche detto che con la Casalese mi sono lasciato male: quella è e resta casa mia, e casa non si odia mai. Anche col presidente Azzi ho mantenuto un ottimo rapporto. Quello che mi spiacque fu sapere dai giornali della decisione di sostituirmi, che era lecita ma probabilmente mi poteva essere comunicata di persona prima che la leggessi da altre parti. Soprattutto perché quella voce, che poi si rivelò fondata, uscì prima della semifinale playoff col Boretto, dove ci giocavamo il campionato. Non perdemmo per colpa di quella notizia trapelata, ma indubbiamente un po’ ci disturbò. In ogni caso, conosco tutti i ragazzi della Casalese, conosco Pellizzoni, conosco l’ambiente: resto un casalese che ama la Casalese. E tifo per questa società, anche se domenica farò di tutto per batterla, perché lo sport vive di questo”.

Non è stata, la tua, un’estate di passione. Nel senso che senza panchina sei rimasto per pochi giorni. “Il Boretto mi ha contattato ed è stata una piacevole sorpresa: in due giorni abbiamo chiuso l’accordo. Essere contattati dalla squadra che ti ha battuto in semifinale playoff è gratificante: significa che, anche nel ko, hanno visto del buono, hanno riconosciuto il lavoro svolto. Sì, è stata una bella sensazione”.

Meno buona la partenza quest’anno. “Abbiamo vinto la prima gara domenica contro il Ghiare dopo due sconfitte e due pareggi. Non era prevista questa partenza a rilento, ma del resto il calcio è tutto fuorché prevedibile. Alcuni infortuni, in primis di Lorenzini che è poi rientrato domenica, quando guarda caso abbiamo vinto, non ci hanno aiutati. In particolare sono arrivato ad avere 7-8 indisponibili che casualmente erano quasi a rotazione, dunque spesso ho dovuto fare a meno di 3-4 papabili titolari. Dovevamo poi dare tempo ai giovani di ambientarsi, e sulla loro gestione, dopo gli anni nel settore giovanile biancoceleste, credo di avere una certa esperienza. Ora siamo numericamente a posto e possiamo solo crescere: a Solignano abbiamo perso male, ma col Ghiare ci siamo rifatti e adesso sono convinto che miglioreremo e risaliremo. Abbiamo una buona squadra, che può competere nella parte nobile della classifica”.

La Casalese, sconfitta dal Boretto in Coppa Italia il 10 settembre in terra reggiana, in quella zona c’è già. “Per me è una piccola positiva sorpresa. Dico piccola perché la rosa è di qualità, perché Tagliavini e Veneroni in coppia costituiscono un centrocampo che pochi vantano in categoria, e perché ragazzi come Galvani, Rossini, Paltrinieri, Caporale e Bandini, che ormai non è più un ragazzo in realtà, si stanno confermando sui già buoni livelli dell’anno scorso. E poi là davanti Chiappani è una mina vagante, uno che sposta gli equilibri, magari dopo essersi eclissato per una partita intera, con una sola giocata. Dunque non mi aspettavo che si accontentassero della salvezza, come qualcuno diceva, ma non pensavo nemmeno che giocassero per l’alta classifica e per il secondo posto attuale. Dovranno dare continuità, ma intanto i numeri dicono che stanno lavorando bene: la difesa arcigna, la migliore del girone, è sempre una buona indicazione per un mister”.

22 ottobre 2017, ritorno a casa: quando hai visto il calendario in estate cosa hai pensato? “Che mi sarei tenuto a mente la data, anche perché è quella del compleanno di mio fratello Marco”.  Altro cuore biancoceleste, ed ex mister della Casalese, tanto per cambiare. “E’ una questione di famiglia: solo che per una domenica sola, anzi due, in un anno intero, dovrò dare un dispiacere alla squadra per cui tiferò tutti gli altri giorni della mia vita”.

Giovanni Gardani

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