Commenta

Ponte, giovedì sera i tecnici
della Janson B. spiegheranno
la soluzione alternativa

Un anno e mezzo, due per la riapertura? Noi non ce l'abbiamo così tanto tempo". Sono solo alcune delle storie di chi, questa mattina, si è ritrovato presso l'area ex co.me.te. a parlare di ponte, di soluzioni, di proposte

CASALMAGGIORE – Da Bozzolo a Parma, tutti i giorni, e tutti i giorni dovendo affrontare l’incognita dei tempi. Perché poi, soprattutto per chi è alle dipendenze, l’impresa non aspetta. “C’é gente che ogni giorno arriva con mezz’ora di ritardo in treno, e quella mezz’ora poi l’azienda te la tira via dalla paga. Se vai sette ore e mezzo, te ne pagano sette e mezzo. Questo senza considerare le spese. Perché all’impresa spesso non importa il motivo per cui arrivi tardi, vede solo che arrivi tardi”.

C’è poi chi parte in macchina, un ora e mezzo prima del lavoro per essere sicuro di arrivare: “Tra un po’ inizierà il ghiaccio, e la nebbia e davvero non so come faremo”. Storie di ordinaria disperazione, storie di disagi profondi.

“Tra un anno – spiega la più pessimista – metà dei negozi a Casalmaggiore chiuderà o sarà a rischio chiusura. Sabato pomeriggio a Casalmaggiore era il deserto. Non si può andare avanti così. Un anno e mezzo, due per la riapertura? Noi non ce l’abbiamo così tanto tempo”. Sono solo alcune delle storie di chi, questa mattina, si è ritrovato presso l’area ex co.me.te. a parlare di ponte, di soluzioni, di proposte. Nessun comitato, nessun politico presente. Va bene, l’incontro era stato fissato in maniera assolutamente estemporanea con un appuntamento sul web, nulla di ufficiale. Ma era pur sempre un incontro. Era pur sempre un assembramento di cittadini uniti dallo stesso problema degli altri. Quel ponte chiuso, quel futuro incerto.

A prendersi la ribalta è stato così Orlando Ferroni, che è arrivato con qualche minuto di ritardo, ha chiamato tutti al bar, ascoltato le persone presenti e comunicato che, giovedì, nel consiglio comunale ad invito fissato in Auditorium, ci saranno i tecnici della Janson Bridging – ingegneri e chi ha curato il piano finanziario – a spiegare direttamente in cosa consiste la proposta di un ponte alternativo: “Mi si è accusato di essere vago, di non entrare nel merito, di vendere sogni. Giovedì non parlerò, mi limiterò a far parlare i tecnici che potranno spiegare ogni cosa e chiarire ogni dubbio a chi ne nutre”. La proposta, formulata ieri mattina al sindaco Filippo Bongiovanni, è stata prontamente accolta dallo stesso primo cittadino che ha inserito l’intervento tecnico nella scaletta dei relatori chiamati a parlare.

Non c’era poi molta gente – c’è da dire anche questo – tra i convenuti. Ma questo è un male diffuso. Una quindicina di persone, alcune delle quali incazzate per la lunga agonia. C’erano le persone di cui sopra, le loro storie, il loro disagio quotidiano. Pronte ad ascoltare il ‘Savonarola’ di turno: “La provincia ha già scelto una soluzione – ha spiegato – che è quella che più conviene alle province stesse. Ma da giovedì almeno saranno la politica e la gente a farsi un’idea di un’altra soluzione, di certo più costosa, ma possibile e priva di incognite. Così nessuno potrà più dire che la proposta di Ferroni é campata per aria, che è una fantasia, che non è fattibile, che servono certezze”.

Due ipotesi su cui ragionare. Poco però, perché per ragionare non resta molto tempo. Anche questo è stato detto in una domenica mattina, tra nebbia, caffé e rabbia. “Rivogliamo il nostro ponte, e per riaverlo la soluzione dei cerotti ha poco senso”. Questa la posizione comune di un manipolo di uomini e donne. Storie da raccontare, disagi quotidiani da ascoltare e a cui far fronte.

Nazzareno Condina

© Riproduzione riservata
Commenti