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Il Museo del Bijou diventa
regno di Persia: inaugurata
una mostra di grande fascino

Una mostra completa, che intende immergere il visitatore all’interno dell’atmosfera iraniana a partire dalla musica che viene proposta a chiunque visiti le teche, dall’arredo che accoglie chi entra e anche dalle fotografie, scatti peraltro inediti, di Federico Wilhelm, protagonista di un reportage recente in Iran.

CASALMAGGIORE – Anche il Console Generale dell’Iran, di stanza a Milano, Amir Massoud Miri, ha preso parte all’inaugurazione (sabato pomeriggio) della mostra “Splendida Persia”, aperta fino al 28 gennaio prossimo in sala Zaffanella del Museo del Bijou a Casalmaggiore. Non poteva mancare lui e non poteva mancare questo museo, autentico gioiello – è il caso di dirlo – della città all’interno della manifestazione “Stupor Mundi Iran” che raccoglie diversi momenti culturali tutti dedicati all’Antica Persia. Un messaggio di dialogo e di pace, un ponte tra culture diverse: questo il succo del discorso del Console, tradotto da Sogand Nobahar, che ha curato la mostra assieme a Bianca Cappello.

Una mostra completa, che intende immergere il visitatore all’interno dell’atmosfera iraniana a partire dalla musica che viene proposta a chiunque visiti le teche, dall’arredo che accoglie chi entra e anche dalle fotografie, scatti peraltro inediti, di Federico Wilhelm, protagonista di un reportage recente in Iran. Il catalogo della mostra è curato come detto da Bianca Cappello, reduce da una trasferta a Mosca, ma che non voleva mancare al giorno zero della mostra, anche perché ormai – da massima esperta della storia della bigiotteria italiana e non solo – al Museo casalese di via Porzio è di casa, e da Sogand Nobahar, designer iraniana.

All’inaugurazione hanno preso parte, oltre alle curatrici, il sindaco casalese Filippo Bongiovanni con un doppio discorso in italiano e in inglese, l’assessore alla Cultura Pamela Carena e Letizia Frigerio per il comune di Casalmaggiore settore Cultura. Erano presenti il presidente dell’associazione Amici del Museo del Bijou Paolo Zani, le insegnanti del Polo Romani Cristina Zanoni e Luisa Bellini, il curatore del Museo Diotti Valter Rosa, e ancora Elena Anghinelli, Massimo Mori e Gianluca Bocchi del Rotary Club Casalmaggiore Viadana Sabbioneta, Elisabetta Ghidini e Sara Maggio, collaboratrici del Museo di via Porzio, il presidente del Gal Terre del Po Francesco Meneghetti e il parroco di Casalmaggiore don Claudio Rubagotti, ormai presenza fissa agli eventi culturali cittadini. Da rimarcare tra il pubblico la partecipazione di Gianni De Liguoro, uno dei più importanti maestri del gioiello italiano e internazionale, oltre a tanti iraniani, alcuni residenti a Casalmaggiore, altri arrivati da Milano. Particolarmente apprezzato il rinfresco con thè iraniano servito da un enorme samovar in argento, pasticcini e caramelle persiani, melograno, uva e parmigiano.

Venendo alla mostra in sé… Pura Persia ma anche Persia ispiratrice in un percorso, come detto, a tutto tondo: a scandire le teche di vetro sono infatti gioielli che indagano la storia del paese asiatico e la sua influenza sul gioiello antico e contemporaneo, oltre che sulla grande bigiotteria italiana a cavallo tra gli anni ’60 e il III millennio. Il percorso si snoda così in quattro sezioni: gioielli e perle dell’antica Mesopotamia; gioielli contemporanei di alcuni designer di spicco iraniani; gioielli fantasia Made in Italy ispirati all’iconografia e ai colori persiani; gioielli concettuali realizzati da studenti iraniani (cinque su dieci erano presenti sabato), seguiti dalla prof. Filomena Stelitano, del corso di Design del Gioiello dell’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano.

Anche il materiale è molto diverso e, non a caso, introduce al passaggio dall’antico al moderno, sempre però lasciandosi influenzare dalla tradizione di una cultura millenaria, una delle più floride e magnetiche della storia dell’uomo. Per Sala Zaffanella, sempre presidiata dai volontari, un nuovo grande evento: un luogo che viaggia a una media di quattro esposizioni l’anno e che raramente, anzi praticamente mai, ha fallito l’obiettivo di lasciare abbagliati i visitatori.

Giovanni Gardani

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