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Fava sulla rinuncia di Maroni:
"Ai giardinetti o in pensione
proprio non ce lo vedo"

Stanchezza unico vero motivo? "La stanchezza può essere un motivo personale, così come la voglia di non sentirsi più sotto pressione. La percezione dei ruoli istituzionali, del resto, è diversa da quel che crede la maggior parte dei cittadini: comportano impegni, sacrifici, presenza e scarsa possibilità di vita privata".

E’ stato uno degli uomini di fiducia di Roberto Maroni: talmente legato al suo pensiero da rinunciare a un posto in Parlamento guadagnato sul campo per accettare l’incarico di assessore all’Agricoltura in Regione Lombardia. Inevitabile chiedere a Gianni Fava della decisione del governatore “lumbard” di non ricandidarsi. “Non posso dire di essere rimasto del tutto sorpreso dalla decisione – spiega, un po’ clamorosamente, Fava – nel senso che negli ultimi tempi diceva di essere un po’ stanco e di voler pensare ad altro, il che è umano e comprensibile dopo 30 anni a quei livello e dopo un ultimo lustro molto impegnativo. Mi aspettavo tempi diversi, questo sì, perché siamo arrivati un po’ lunghi e dopo Natale ero convinto che Maroni potesse ricandidarsi”.

Tutti avrebbero scommesso su Maroni candidato premier o comunque ministro. Ma pare non sarà così. “Non ho notizia in tal senso, però va rispettata la sua scelta personale. Nella vita uno può anche decidere di smettere, perché la politica è tanto affascinante quanto faticosa. Se è appagato dal lavoro svolto è giusto che voglia staccare un po’ la spina: so per certo che il referendum sull’autonomia, che è stato un successo da lui voluto, è stata la prova più dura. L’ha superata brillantemente e forse lì ha chiuso un ciclo, ora è umano il disimpegno dalla prima linea, anche se una cosa la devo dire”.

Ovvero? “Maroni ai giardinetti o a osservare il cantieri non ce lo vedo, né vedo un Maroni pensionato. Non vedo però nemmeno una strategia dietro alla sua rinuncia, come qualcuno sostiene. Lui resta a disposizione e ha le qualità per essere utile al contesto politico. Non so cosa vorrà fare: magari tra due settimane ci ripensa e si rimette in lista. La politica ha ritmi inebrianti, ai quali prima o poi ci si abitua. Può anche darsi che tra qualche giorno Maroni capisca di non poterne fare a meno. Per ora – io ci ho parlato lunedì – è molto determinato a staccare”.

Stanchezza unico vero motivo? “La stanchezza può essere un motivo personale, così come la voglia di non sentirsi più sotto pressione. La percezione dei ruoli istituzionali, del resto, è diversa da quel che crede la maggior parte dei cittadini: comportano impegni, sacrifici, presenza e scarsa possibilità di vita privata. E’ una vita che ti inebria ma ti sconvolge anche, per certi versi”. Domanda chiave: Fava si ricandida? “Al massimo si candida, perché alla Regione, nel 2014, non mi candidai, ma venni chiamato come assessore esterno. Io mi metto a disposizione, se la Lega ritiene che io possa essere utile, per il collegio di Mantova ci sono: è una sfida complicata; nel 2000, quando i consiglieri però diminuirono di numero, mi candidai alla Regione ma Mantova non ottenne rappresentanza. Comunque la mia disponibilità c’è”.

Fontana sembra essere il candidato del centrodestra. Lo conosce? “Fontana è il candidato ufficiale della Lega Nord, ora vediamo anche cosa ne pensa la coalizione. Berlusconi si è preso qualche giorno di tempo, ad esempio, dunque vediamo: di certo Fontana è un candidato di qualità e spessore, una vecchia conoscenza mia con cui ho condiviso esperienze comuni. Ha la qualità per fare bene e la forza della Lega Nord è proprio in questa possibilità di mettere a disposizione una classe dirigente di uomini preparati, che hanno governato ad alto livello, cresciuti nel Carroccio di Umberto Bossi. Mi piacerebbe correre per Fontana. Quello che consiglio però a chi deciderà è di fare in fretta, perché la campagna elettorale è alle porte”.

Giovanni Gardani

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