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Lions, convivale con Mia
per combattere violenza sulle
donne, "ormai piaga sociale"

Questo genere di soprusi, infatti, è complesso da comprendere in quanto non esiste un vero e proprio target di riferimento, dato che sia le vittime sia i colpevoli appartengono a diversi livelli culturali, economici e sociali.

SOLAROLO RAINERIO – La serata conviviale dal tema “Le violenze sulle donne e la costruzione della Rete territoriale di contrasto”, organizzata lunedì 5 marzo dal Lions Club Casalmaggiore, ha avuto l’onore di ospitare le responsabili del centro casalasco antiviolenza MIA (Movimento Incontro Ascolto), associazione che da anni si batte contro ogni forma di discriminazione di genere. Presenti la presidentessa del Lions Club Viadana Oglio Po Maela Rossi e due consiglieri del Lions Club Colorno La Reggia, Tiziana Curti e Dario Somenzi. Numerose le domande poste alle relatrici Annise Grandi, presidentessa dell’associazione MIA, Greta Savazzi e Paola Mantovani, che hanno risposto in maniera esaustiva in merito all’organizzazione associativa e al suo ambito di operatività.

Ne è emerso un quadro preoccupante soprattutto per quanto concerne la violenza psicologica, sopruso a cui molte donne sono sottoposte anche a causa della limitata autonomia sociale ed economica che generalmente caratterizza la loro vita. Per questo motivo, MIA agisce soprattutto attraverso un’opera di prevenzione, cercando di instaurare una relazione di reciproca fiducia con le famiglie e ponendosi come ‘argine’ a pericolose derive che potrebbero degenerare anche nella violenza fisica, ultimo atto di un rapporto che di certo non può dirsi basato sul rispetto e sull’amore. A dispetto di quanto si potrebbe pensare, la casistica evidenzia un sommerso molto diffuso a differenti livelli sociali, condizione che rende molto spesso difficile anche solo la presa di coscienza da parte dell’opinione pubblica delle reali dimensioni del fenomeno.

Questo genere di soprusi, infatti, è complesso da comprendere in quanto non esiste un vero e proprio target di riferimento, dato che sia le vittime sia i colpevoli appartengono a diversi livelli culturali, economici e sociali, ponendosi trasversalmente all’interno della comunità, per cui, in molti casi, anche nelle famiglie più insospettabili si è in presenza di una situazione drammatica. L’azione di MIA si attua seguendo questo percorso: presa di coscienza del problema, valutazione del livello di violenza (se psicologica o fisica), scelta del percorso da affrontare, reinserimento sociale delle donne. Quest’ultima fase è la più delicata dato che molte donne, una volta denunciate le discriminazioni subite, si sentono ‘giudicate’ dalla società; molte addirittura ‘in colpa’ per non avere saputo interpretare i malumori del partner e in ultimo, ma molto importante, vi è la difficoltà di reperire il denaro necessario per una nuova abitazione e le spese connesse, oppure il rischio di perdere l’impiego. Tutto questo lavoro viene svolto dai volontari di MIA attraverso un impegno costante e gratuito, e proprio le relatrici hanno posto l’accento sulle difficoltà di accedere ai finanziamenti e ai fondi necessari per mantenere in vita questa associazione, che attualmente si autosostiene attraverso campagne di sensibilizzazione e attività teatrali.

Abbiamo bisogno di fare fronte comune per contrastare un fenomeno che sta diventando, ogni giorno che passa, una vera e propria piaga sociale – ha dichiarato l’Avv. Carlo Pellegri, presidente del Lions Club Casalmaggiore – . Dobbiamo isolare i violenti e fare sentire la nostra forte presenza alle vittime. Essere un tam-tam assordante, diffonderci a macchia d’olio in tutti gli ambienti e le Istituzioni, rompere l’assordante silenzio in cui si rinchiude la vittima di violenza. Contrapporre alla violenza psico-fisica dei carnefici una “violenta” offensiva culturale. Passare dal concetto di Pari Opportunità a quello di Opportunità, rimuovendo, in ogni campo, gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese. Tornare ad essere Comunità non solo sui Social Network, in un periodo in cui siamo connessi con la rete ma abbiamo perso la connessione con le persone. Ascoltare. Ci ritroviamo perché domani non si dica che i tempi erano oscuri perché loro hanno taciuto”.

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