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Il Diotti si rifà il look: nuovo
percorso espositivo, apertura
il 24, prima mostra il 31 marzo

Sarà un Museo ancora più diottesco e ancora più ottocentesco, perché con una convenzione di due anni per il deposito resteranno a Casalmaggiore le maxi opere dell’Antigone condannata a morte e della Corte di Ludovico il Moro. E non è l'unica novità.
Nella foto Ronda e Carena

CASALMAGGIORE – La Mostra su Giuseppe Diotti a Casalmaggiore, la più importante mai ospitata in quasi 20 anni di apertura del Museo di via Formis che porta il nome del “genius loci” casalese, doveva lasciare un segno tangibile. Ed è proprio quello che è accaduto. “Abbiamo voluto dare continuità, sfruttando la grande occasione che ci è stata concessa”.

Questo l’annuncio, in un’apposita conferenza convocata in sala giunta a Casalmaggiore martedì mattina, dato dall’assessore alla Cultura Pamela Carena e dalla responsabile del settore Roberta Ronda: dopo un mese e mezzo di chiusura per il riallestimento del museo, dopo la chiusura della mostra su Diotti, infatti, è stato previsto un nuovo percorso espositivo che prenderà il via sabato 24 marzo alle ore 17. Sarà un Museo ancora più diottesco e ancora più ottocentesco, perché con una convenzione di due anni per il deposito (prorogabile) resteranno a Casalmaggiore le maxi opere dell’Antigone condannata a morte di proprietà dell’Accademia Carrara di Bergamo e della Corte di Ludovico il Moro di proprietà del comune di Lodi, che attende la riapertura del Museo Civico lodigiano. Si è tentato il colpaccio pure per il Conte Ugolino, che tuttavia è tornato a Brescia.

Le altre opere che rimarranno al Museo Diotti sono la copia giovanile dell’Ultima Cena del Malosso e il Ritratto dell’abate Mola, di proprietà della parrocchia di Santo Stefano, oltre ad alcuni dipinti che restano in prestito e appartengono a collezionisti privati. Il nuovo percorso vedrà per la precisione cinque sale dedicate al ‘700 e alla formazione del Diotti, una decina su Otto e Novecento, sul Chiarismo, sull’astrazione e sul tema del lavoro e del Po, tre sale dedicate ai maxi quadri del Diotti a tema letterario e storico, con ritratti e infine quattro sale con l’atelier del pittore e l’archivio del periodo contemporaneo. “Di fatto sarà il proseguimento della mostra chiusa lo scorso gennaio – ha detto Carena – e siamo consci che, con questa esposizione, anche lo studio della figura di Diotti e il nostro Museo che porta il suo nome hanno fatto un salto di qualità notevole. Lo sforzo per la sistemazione e poi il riallestimento post mostra è stato notevole ma ci ha ampiamente ripagati”.

Le buone notizie non sono finite: il Museo Diotti infatti potrà mettere in mostra dal 24 marzo pure buona parte di due collezioni donate nelle scorse settimane. Una di proprietà della famiglia casalasca Bastoni-Fontana, con buona prevalenza di ritratti (“molti dei quali – è stato spiegato – realizzati da allievi del Diotti, dunque in continuità tematica con il resto del Museo”), e una di proprietà di Casa Leandra, la casa di riposo di Canneto sull’Oglio che vanta, come opera clou della collezione donata, l’Aeropittura del futurista Tullio Crali del 1941. Non a caso, proprio questo olio su tavola campeggia nel manifesto della riapertura del Diotti. “Nel dettaglio, dopo la collezione Mortara donata anni fa – hanno spiegato Carena e Ronda – la Fondazione Casa Leandra ha donato ora la collezione De Marchi Equisetto. Non potremo mettere in mostra tutte le opere donate, ma una buona parte: è molto significativo che Fondazioni Associazioni che non possono esporre nei propri luoghi, scelgano il Museo Diotti per farlo”.

Intanto è stata annunciata la prima mostra dopo la riapertura imminente, molto importante e “inseguita” per un anno, è stato detto: si tratta de “Le immagini della fantasia”, giunta alla 35esima edizione, curata da Monica Monachesi e sbarcata a Casalmaggiore grazie all’associazione Tapirulan. L’esposizione, dal 31 marzo al 1° maggio prossimi, sarà in sala Rossari al Museo Diotti e ospiterà illustrazioni d’infanzia a livello internazionale. Un’idea partita appunto 35 anni fa grazie all’artista boemo Stepan Zavrel da Sàrmede, in provincia di Treviso, una sorta di parallelo del piccolo Vho di Piadena dove operò il maestro Mario Lodi. Una mostra che, vivendo di libri, tavole e illustrazioni, sarà dedicata soprattutto ai più piccoli, che vedrà una collaborazione con la biblioteca Mortara e visite animate nelle quattro domeniche di aprile. La mostra guarderà alle figure dei docenti, creando un vero e proprio percorso educativo completo, che verrà illustrato poi a parte quando ci si avvicinerà alla data di inaugurazione dell’esposizione.

Giovanni Gardani

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