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Viabilità ciclabile fragile,
ieri altro incidente: Patrizio
Sartori a terra in strada

C’è chi spera ancora nel futuro e nella politica. Lecito attendersi che qualcosa cambi. Ma tra il lecito, la volontà, la possibilità e la ragione resta spazio. Un abisso, al momento, difficilmente colmabile.

CASALMAGGIORE – C’è chi protesta da tempo. Le solite Cassandre, un po’ rompicoglioni. Buone solo da tirare in ballo ogni qual volta c’è una lamentela su una strada o una via. Il mondo va così. La viabilità urbana, la sicurezza per pedoni e ciclisti sono opzioni, da sempre, buone solo da tirare fuori in campagne elettorali, e poco importa che siano campagne legate ad elezioni o campagne estemporanee risvegliate da qualche lavoro in giro per la città.

C’è chi – come il Comitato Slow Town – o l’avvocato Carlo Pellegri, presidente del Lions, o il presidente di Croce Rossa Rino Berardi, o Damiano Chiarini di Persona Ambiente, o il campione e motivatore Andrea Devicenzi, o il presidente dell’Atletica Interflumina Carlo Stassano i problemi legati alla viabilità a Casalmaggiore li denunciano da sempre. A prescindere dal guidatore del carro. Perché un dato di fatto assolutamente oggettivo è certo: la viabilità urbana è pessima da tanti anni, troppi. Molti di più di quelli che abbracciano un’amministrazione sola.

E’ cambiato poco o nulla per pedoni e ciclisti, anziani e portatori di handicap. Le cosiddette fasce deboli. Che in fondo, a ben pensarci, un po’ rompicoglioni lo sono nella medesima maniera dei comitati. E solo perché esistono. E’ andata bene ieri a Patrizio Sartori. La sua fortuna, quella che al momento dell’incidente che lo ha coinvolto, da dietro non sopraggiungesse nessuna auto.

“Appena rischiato la vita in via Cavour – racconta – di fronte al Royal una ragazzina apre la portiera e mi fa volare con la mia bicicletta, per fortuna non è successo niente solo perché da dietro non veniva nessuno! Non è il momento di mettere mano alla viabilità di via Cavour? E in via Cairoli la mattina dalle 7 alle 8:30 circuito, attenzione amministratori prima o poi ci scappa il morto”. In via Cavour la ciclabile è a senso unico: troppo stretta per pensare di farne altro, per non parlare dell’ultimo tratto della via, quella che dall’innesto con via Martelli conduce in piazza. Lì la ciclabile è una fantasiosa striscia disegnata a terra, tanti anni fa.

Era inorridito il tecnico Matteo Dondé, uno dei maggiori esperti in mobilità dolce d’Italia, la prima volta che venne a Casalmaggiore per quel budello. Era stata segnalata anche in comune ed era stata oggetto – durante l’amministrazione di Claudio Silla – delle proteste dell’allora consigliere d’opposizione Orlando Ferroni. A quella protesta si era unita quella del tecnico del canottaggio Umberto Viti. Naturalmente, neppure allora se ne fece nulla.

Ed è andata bene, qualche giorno fa a Mattia, figlio con disabilità di Daniele Fortunati e Federica Tortella. Era il 9 marzo scorso “Stamattina – spiega la mamma – ore 8.45 circa mio figlio ha rischiato di essere investito sulle strisce pedonali da uno che definirlo coglione è fargli un complimento! Nella seppur poca autonomia conquistata con moltissima fatica rientra anche il tragitto casa-scuola del quale lui è orgogliosissimo! Viene sempre supervisionato da un adulto ma lui è fermamente convinto di andare da solo. Questa mattina ripeto ha rischiato veramente grosso e tengo a precisare che nella sua disabilità si è fermato lui, non l’auto”.

Era andata bene, l’11 settembre scorso, a Maria Giacinta Capelli, in via Combattenti Alleati: “Stavo portando i bambini a scuola – aveva spiegato allora Maria Giacinta – Avevo lasciato Simone alla San Giuseppe e mi stavo dirigendo con Emanuele e Samuele a piedi verso l’asilo nido comunale. Mentre attraversavamo lo spiazzo costeggiando le macchine ci siamo fermati per mettere una sciarpina ad Emanuele. In quel momento il camion in sosta ha iniziato a far manovra. Ci è venuto ad un metro di distanza. Emanuele mi diceva ‘mamma ho paura’ e mi stringeva sempre più. Non è stato bello. Mi son spaventata molto. Emanuele anche. Portato Samuele al nido ho chiamato i vigili. Ma poco dopo la situazione era ancora quella. Non è possibile dover rischiare la vita così”. Altro problema che si trascina da oltre vent’anni, irrisolto. C’è un progetto adesso, presentato mesi fa dal vicesindaco Giovanni Leoni, per ridisegnare la viabilità dell’area. Si attendeva una risposta ed il finanziamento della multinazionale nipponica proprietaria del ‘fabbricone’. Anche di quello non si è più saputo nulla.

E queste sono solo le storie che sappiamo, che possiamo raccontare. Tre terni al lotto insomma. Tre scommesse vinte con il destino. Con un destino con il quale non sempre è possibile vincere. Le ciclabili a Casalmaggiore, a partire dalla via Cavour, non sono che strisce disegnate a terra tanto per dire che esistono. L’incrocio di ciclabili tra la via Martelli e la via Cavour è pericolosissimo, come già segnalato mesi fa anche dalla Polstrada, la stessa via Cairoli, o la via Corsica, o l’argine laddove è aperto alle auto sono autostrade in cui le auto, se sei a piedi o in bici, ti sfrecciano vicine, a poca distanza.

Era stato richiesto un Biciplan per la città, era stato chiesto di affidare il disegno della viabilità urbana ad esperti in mobilità dolce, professionisti della sicurezza. C’è un piano sulla mobilità sicura casa – scuola che giace in qualche polveroso cassetto dell’amministrazione da anni. C’è un progetto, attuale, sulla sicurezza tra i plessi scolastici Diotti e Baslenga che sarà al centro delle iniziative 2018 de ‘La città dei bambini’.

Resta un’unica certezza. Casalmaggiore non è una città per bambini, una città per anziani, per portatori d’handicap, per mamme. E non essendo una città sicura per loro, non lo è per nessuno. E non lo è da anni: perché nel frattempo si sono succedute amministrazioni, si sono succeduti teorici e filosofi, si son succeduti guerrieri, è cambiata la politica ma le storie sono rimaste le stesse. Pochi soldi, poche idee, scarsa volontà politica, tanti ‘si potrebbe fare’, pochi ‘si fa’.

Il problema, al momento, resta la via Baldesio, l’unica via che al termine dei lavori sarà sicura e senza barriere architettoniche. L’unica via sulla quale un’idea c’è, al di là delle tante parole che esistono sugli altri tragitti. Servirebbe un cambio – profondo e radicale – della mentalità. Quella che i rompicoglioni di turno chiedono da tempo. Ma resta più semplice protestare per una città che non si è evoluta – dal punto di vista della viabilità e della sicurezza – nonostante il mondo, in vent’anni, sia profondamente cambiato. A Patrizio, a Mattia, Federica, a Emanuele, a Maria Giacinta e – siamo pronti a scommetterci – a tanti altri è andata bene. Ad altri, nella storia passata della città e delle frazioni, un po’ meno.

C’è chi spera ancora nel futuro e nella politica. Lecito attendersi che qualcosa cambi. Ma tra il lecito, la volontà, la possibilità e la ragione resta spazio. Un abisso, al momento, difficilmente colmabile.

Nazzareno Condina

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