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Museo del bijou, inaugurata
mostra 'I gioielli di Pinocchio'
Una storia ancora attuale

La mostra resterà aperta sino al 15 aprile. Un'occasione unica, e davvero importante, per riscoprire - seguendo le teche, organizzate per capitoli del libro - la favola del pezzo di legno divenuto, dopo tante vicissitudini, bimbo

CASALMAGGIORE – C’è ancora una ragione per una mostra incentrata su pinocchio? Più d’una invero, perché il burattino che si trasforma in bimbo creato da Carlo Collodi, e quasi per caso, ha ancora una sua forza, una sua attualità. Oggi pomeriggio al museo del Bijou è stata inaugurata ‘I gioielli di Pinocchio – Dai bijoux del museo alle fiabesche giocosità di Beppe Pasciutti’, con contributi di Francesco Vitale e di Ceramicarte ed i pupazzi di Ornella Schiroli.

Ragioni ce ne sono tante, partiamo da una curiosità. Negli anni ’30, le industrie bigiottiere di Casalmaggiore, avevano creato dei bijoux partendo dal burattino di Collodi. Pinocchio allora era un personaggio pressoché sconosciuto, uno dei tanti. I creatori di bijoux del casalasco ebbero l’intuizione di farne un personaggio degno dell’oro matto. In una delle teche della mostra, la più distante dall’ingresso, sono esposte proprio queste opere.

In verità poi col tempo i ‘bigiottieri’ casalesi di intuizioni ne ebbero tante altre ma la favola di pinocchio e la capacità di realizzare dal personaggio oggetti ‘da portare’, fu sicuramente una prova di un mondo sempre particolarmente attento e vivo, non pago dell’ovvio ma orientato alla scoperta e alla sperimentazione. Le riproduzioni di Pinocchio sono visibili esclusivamente in questa occasione: nel resto dell’anno infatti non sono tra i numerosissimi bijoux esposti.

La mostra parte da un progetto dell’artista lomellino, di fama internazionale, Giuseppe Pasciutti che era stato – gradito ospite – già nel 1997 a Casalmaggiore con ‘Fiabesche giocosità per gioie d’ornamento: i gioielli di Pinocchio’, progetto sostenuto dalla Fondazione Carlo Collodi. Le opere proposte allora fanno parte della mostra attuale: disegni preparatori e definitivi di gioielli, e i gioielli stessi realizzati da una ditta orafa di Valenza Po che non esiste più. E’ stato lo stesso artista – in maniera assolutamente godibile – a raccontare la genesi delle sue creazioni.

Una genesi che si lega indissolubilmente alla sua terra, fatta di visioni oniriche e reali, di un giorno di pieno sole, tra risaie e ragnatele. Proprio mentre osservava un tramonto, puntando lo sguardo al sole, l’artista si trovò di fronte ad “Un distacco di piccole sfere. Mentre osservavo quel fenomeno – ha raccontato – si posò un airone”. L’effetto ottico del sole, quei filamenti, l’airone, la luce. “Sembrava un improbabile fiore, con quel becco a punta e la luce che aveva intorno”.

Da lì il pinocchio, la fiaba che diventa studio, e un piccolo nostalgico appunto: “In quel tempo – ha spiegato Pasciutti – era tutto fatto a mano. Dal disegno alla realizzazione. Adesso sono i tasti a lavorare. Il computer ha massacrato l’artigianalità. In uno dei miei viaggi in America, mi trovai su un treno. Il controllore venne a chiedermi il biglietto. Naturalmente io non sapevo nulla né di inglese ne di americano ma, come sempre capita quando sei all’estero, vicino a me sul treno c’era un italiano che spiegò al controllore chi ero, e perché ero lì. Ero un artigiano in America. Il controllore mi diede una pacca sulle spalle dicendomi ‘Grazie per essere qui’. Oggi noi facciamo fatica a dire grazie a chi viene dall’altra parte del mondo”.

Anche l’assessore alla cultura ha rimarcato l’importanza della mostra, la seconda dell’anno al Bijou. “Nonostante la storia di Pinocchio sia datata – ha ricordato Carena – è una storia sempre attuale. Vi invito a leggere la storia originale, che è sempre fonte di ispirazione”. L’assessore alla cultura ha anche ricordato l’importanza di tutti i soggetti, oltre a Pasciutti, che hanno reso possibile la mostra ed il contributo della biblioteca comunale con i libri legati al burattino tutti esposti.

La mostra resterà aperta sino al  15 aprile. Un’occasione unica, e davvero importante, per riscoprire – seguendo le teche, organizzate per capitoli del libro – la favola del pezzo di legno divenuto, dopo tante vicissitudini, bimbo in carne e sangue. Un po’, come ha raccontato Letizia Frigeri, la stessa genesi dei bijou. “Il burattino era legno al di fuori, ma dentro aveva un bambino. Un po’ come i bijoux, che non hanno alcun valore commerciale, ma dentro hanno tutti un’anima”.

Un’anima. Una storia – bellissima – da raccontare, pronta per essere ascoltata e alla portata di tutti…

Nazzareno Condina

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