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Treni, non è paese per pendolari
(e turisti): la nostra disavventura
per "conquistare" Milano

Tutto cancellato, in orario utile per prendere la coincidenza a Milano, fino a metà pomeriggio sia da Piadena sia da Cremona. Unica chance a Parma, dove però non c’è verso di giungere in tempo per il prolungamento obbligato della strada.

PIADENA – La fortuna di non essere pendolari: alle volte viene proprio da ragionare così. Non che sia corretto nè particolarmente solidale e umano, ma la situazione vissuta mercoledì mattina da chi per lavoro o per studio è costretto (perché questo è il verbo da utilizzare in questi casi) a prendere il treno fa propendere per questo pensiero.

Lo sciopero di Trenord ha portato a una raffica di cancellazioni. Certo sono stati garantiti, regolarmente in ritardo, i convogli negli orari sensibili, quelli di prima mattina, ma da lì in poi è stata una strage. La nostra esperienza diretta è quella, per così dire, di turisti: ma non si creda che il giramento di scatole sia inferiore. Certo, si dirà, non è più una questione di “sopravvivenza” come per chi deve andare a lavorare in treno, ma l’Italia – non dimentichiamolo – dovrebbe essere un Paese a forte trazione turistica e il disagio rimane ben evidente, al di là della frequenza con la quale ciascuno deve prendere il treno.

Mercoledì mattina, per restare al nostro esempio, dovevamo salire a Piadena per arrivare a Milano. E da lì poi cambiare col treno diretto per Zurigo, quello sì, non essendo di Trenord, quantomeno garantito e in orario. Se non che il treno che doveva partire da Piadena alle 11.10 è stato cancellato e, con esso, pure tutti gli altri fino a metà pomeriggio. Controlliamo dunque sul sito di Trenord se siano possibili altre strade e altre vie: la fortuna di chi vive nel Casalasco è di essere dentro una terra di confine che, in queste occasioni, può risultare molto utile per cercare alternative.

Macché, tutto cancellato, in orario utile per prendere la coincidenza a Milano, fino a metà pomeriggio sia da Piadena, quindi da Casalmaggiore, sia da Cremona. Unica chance a Parma, dove però, a causa del ponte sul Po chiuso, non c’è verso di giungere in tempo per il prolungamento obbligato della strada. Resta solo una cosa da fare, per prendere quel treno per Zurigo: andare direttamente a Milano. L’esigenza di un passaggio, dato che l’auto non torna a casa da sola, tre ore di strada tra andata e ritorno, lo stress del traffico cittadino per giungere in piazzale Duca d’Aosta, indirizzo della Stazione Centrale meneghina, più la spesa in benzina che, volendo, potete calcolare.

E d’accordo lo sciopero, d’accordo che eravamo solo turisti e dunque non era una questione di vita o di morte, per così dire: ma il “buco” di mancato servizio prolungato su metà giornata è davvero un eccesso e, in ogni caso, al di là della motivazione per cui si viaggia, un paese civile dovrebbe garantire questa possibilità fornendo qualche alternativa in più. Da domani niente più sciopero e treni regolari, si fa per dire: scommettiamo che la situazione sarà solo di poco migliore?

Giovanni Gardani

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