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"Per lei non ci sono giostre
adatte": il caso di Mia, respinta
al parco giochi, fa discutere

Dopo un'accesa discussione, il pass è stato assegnato non senza un’altra frase, abbastanza sprezzante: “Non so cosa ve ne farete di questo pass” ha spiegato l’uomo all’ingresso. Invece, alla fine, Mia sulle giostre è riuscita a salire.
Nella foto Mia Martelli con i genitori Anna e Lorenzo

CASALMAGGIORE – Non è un problema di permessi, di pass, di scorciatoie. E’ però un problema, ben più serio, di civiltà e normalità: una bambina, affetta da una malattia rara contro la quale sta combattendo e per la quale si stanno organizzando raccolte fondi grazie alla buona volontà della famiglia, ha rischiato di non entrare in un parco giochi, del quale i genitori preferiscono non fare il nome, perché – parole testuali dell’operatore del parco – per lei non vi sarebbero state giostre adatte. Ossia le attrazioni sarebbero state a lei vietate proprio per la sua disabilità.

La bambina è Mia Martelli di Casalmaggiore, dove tutti la conoscono e tutti la supportano: per lei la famiglia ha istituto anche una onlus “Il sorriso di Mietta”, dove arrivano donazioni grazie ad eventi pubblici organizzati ad hoc, fondi che servono a sostenere le cure di Mia per provare a vincere la malattia, la Kcnq2, con soltanto 180 casi riconosciuti nel mondo, della quale è affetta. Anna e Lorenzo, i genitori di Mia, volevano regalarsi una domenica in famiglia assieme all’altra figlia Emily, nella loro battaglia quotidiana verso la normalità. Tutto ok fino all’entrata: sì, perché il biglietto è stato pagato regolarmente, dopo di che, una volta che i genitori hanno chiesto un pass per le giostre, quello che consente in buona sostanza di avere agevolazioni nella fila alle persone con disabilità, un solerte operatore ha negato questa agevolazione. Il motivo? “Per la bambina non ci sono giostre adatte” ha detto l’uomo.

Da qui la mossa dei genitori Anna e Lorenzo che hanno chiesto l’intervento di un superiore e, dopo una discussione accesa non certo edificante anche per chi era presente a causa soprattutto del modo di fare irremovibile dell’operatore, sono riusciti a ottenere giustizia. Il pass è stato assegnato non senza un’altra frase, abbastanza sprezzante: “Non so cosa ve ne farete di questo pass” ha spiegato l’uomo all’ingresso. Invece, alla fine, Mia sulle giostre è riuscita a salire. Non tutte, chiaramente, ma 5-6 attrazioni si sono rivelate alla sua portata e la bimba si è divertita un mondo, spiegano Anna e Lorenzo: lieto fine sul quale peraltro i genitori erano pronti a scommettere, considerando le esperienze precedenti, ed è proprio su questo che gli stessi hanno puntato. Oltre che su una giusta battaglia di civiltà. E di normalità.

Nel pomeriggio di oggi il parco in questione si è poi scusato, rispondendo alla mail di protesta dei genitori di Mia: “Il parco ha risposto alla mia e-mail di protesta con una telefonata, gradevole e genuina. Ho spiegato cos’è successo, la signora mi ha risposto che il problema, pur avendo investito su corsi di formazione del personale, è che il giovane che ci ha accolti ieri era inesperto. Mi ha chiesto se ci andava di tornare gratuitamente al parco o se potevano inviare un gioco a Mietta, le ho risposto che non era quella l’intenzione e che magari possono impegnarsi di più nel rendere il parco più accessibile, anche con giochi che accolgano carrozzine, non un parco esclusivo per disabili ma un parco integrato tra disabile e non. Si sono scusati largamente e mi hanno dato la parola che si impegneranno nell’integrazione di bambini speciali, speriamo mantengano la promessa! Perché anche i disabili gravi hanno diritto a divertirsi”.

G.G.

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