Commenta

Il ponte nuovo potrà sorgere
sopra quello vecchio, che però
fa dannare: due anni per sistemarlo!

“La Sovrintendenza della Regione Emilia ha preteso di conoscere il colore dei puntelli da mettere sotto il ponte, chiedendo ulteriori verifiche che hanno dilatato i tempi: questo la dice lunga su molte cose” ha spiegato con ironia e amarezza Bongiovanni.

CASALMAGGIORE – Si doveva parlare di ponte 2.0, dunque iniziare a ragionare del ponte nuovo, quello che tra una decina di anni andrà giocoforza a sostituire l’attuale manufatto malmesso che collega Casalmaggiore e Colorno passando sul Po. Ma la discussione nella serata di giovedì in Auditorium Santa Croce a Casalmaggiore, alla fine, inevitabilmente è confluita soprattutto sul ponte vecchio, quello attuale, in merito al quale è giunta un’autentica doccia scozzese: la riapertura a maggio 2019, che già sembrava eccessiva nei tempi, è in realtà stata procrastinata di almeno 3-4 mesi, tanto che solo ad agosto-settembre 2019, come la stessa Provincia di Cremona, assieme a quella di Parma, ha scritto nella mattinata di venerdì con un comunicato, si potrà vedere la luce e la riapertura.

Un’ottantina di persona ha partecipato alla serata di Auditorium, convocata dal Comitato Treno Ponte Tangenziale, e che ha visto al tavolo dei relatori il presidente della Provincia di Cremona Davide Viola, Paolo Antonini presidente del Comitato e i due sindaci Filippo Bongiovanni per Casalmaggiore e Michela Canova per Colorno. Con loro anche Beniamino Morselli, presidente della Provincia di Mantova, non interessato ufficialmente dai lavori del ponte casalese, ma chiamato, assieme ai rappresentanti della ditta che ha curato i lavori, a rendere conto di quanto sta sorgendo a San Benedetto Po, ossia un ponte nuovo sopra quello esistente.

Un sistema all’avanguardia per il quale, è stato spiegato, “il ponte vecchio viene demolito un pezzo alla volta e quello nuovo viene ricostruito sopra lo stesso, andando così a sorgere in pratica nel ponte esatto nel quale si trovava il ponte precedente”. Dopo questa ricostruzione in via provvisoria, pezzo per pezzo, si passa a quella definitiva in continuità con vecchio viadotto. In buona sostanza, i mezzi e i sistemi per fare sorgere il nuovo ponte sulle tracce di quello vecchio ci sono, anche a Casalmaggiore. Ma questa è stata l’unica buona notizia.

In una sala che ha ospitato alcuni sindaci del Casalasco e di alcuni comuni mantovani, esponenti politici di Movimento 5 Stelle di Casalmaggiore e Viadana, di Casalmaggiore la Nostra Casa, della civica del Listone, oltre a Marco Degli Angeli e Davide Zanichelli, rispettivamente consigliere regionale e deputato 5 Stelle (assente invece il neo Ministro Danilo Toninelli), e ai comitati ambientalisti, la garanzia dell’intervento è stata data, così come la quasi certezza che dovrebbe essere Anas a costruire il nuovo ponte, nonostante i recenti problemi legati alla mancata cessione (o al rinvio della stessa) della rete infrastrutturale quando tutto sembrava fatto.

Già, ma il ponte vecchio? Le cattive notizie si concentrano qui. Serviranno 210 giorni di lavori ininterrotti – dunque, non ci si illuda, sicuramente di più tenendo conto del maltempo e soprattutto del fenomeno della piena del Po – per arrivare a concludere le operazioni e procedere alla riapertura. I lavori, per inciso, inizieranno solo tra sette mesi, perché un altro mese passerà da qui all’inizio del bando, che porterà all’assegnazione definitiva in altri sei mesi. Ritardi su ritardi che hanno aizzato la protesta, comunque civile: nel mirino anche Filippo Fritelli, presidente della Provincia di Parma, che in questi nove mesi di chiusura – sì, il tempo di un parto – non s’è mai visto. Stefano Capaldo del Movimento 5 Stelle ha pure evidenziato i problemi legati al ponte di Viadana, che deve sobbarcarsi un carico notevolmente aumentato dopo la chiusura di quello di Casalmaggiore.

E in tutto questo un dato assurdo è stato rivelato da Bongiovanni. “La Sovrintendenza della Regione Emilia ha preteso di conoscere il colore dei puntelli da mettere sotto il ponte, chiedendo ulteriori verifiche che hanno dilatato i tempi: questo la dice lunga su molte cose” ha spiegato con ironia e amarezza il primo cittadino casalese. Quello che s’è potuto fare, a livello di Comitato, con la raccolta firme affinché Rfi e Trenord migliorino almeno il servizio ferroviario, è stato fatto. Per il resto il pessimismo aumenta. Quasi due anni, se andrà bene, per riaprire un ponte incerottato: e alla fine, per dirla con Giovanni Donzelli tra il pubblico, a pagare è sempre la gente…

Giovanni Gardani

© Riproduzione riservata
Commenti