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Ponte, da Colorno invito
accorato a fare. Oltre al poco
(o nulla), nove mesi dopo

Colorno e il colornese, che sta soffrendo tanto quanto il casalasco dal punto di vista economico, chiede iniziative concrete per i cittadini. Nicola Scillitani (Io Amo Colorno) interviene sulla materia

CASALMAGGIORE/COLORNO – Da maggio 2019 (data del febbraio scorso comunicata – forse con un po’ di fretta – dai tecnici della provincia di Parma nell’incontro tenutosi in comune a Colorno) a luglio/settembre 2019, data ultima per la riconsegna del ponte riparato. Nove mesi dopo a regnare è ancora l’assoluta incertezza sulla riapertura di Ponte Po. Un’incertezza che lascia basiti ma che – a ben vedere – era del tutto prevedibile.

Difficile infatti – soprattutto in Italia – calcolare i tempi della burocrazia. Difficile stabilire il lasso di tempo che ci vorrà dal bando all’assegnazione, dall’assegnazione ad eventuali ricorsi, dagli eventuali ricorsi ai lavori. Sei mesi (questo il tempo previsto) non privi anch’essi di incognite legate al tempo e ad eventuali contrattempi che ci si possono attendere in un’operazione complessa.

Senza considerare poi che di ponte nuovo non si è neppure accennato laddove le decisioni si prendono. Intanto sui territori i comitati combattono. Organizzano incontri, chiedono a gran voce che si cominci a discutere e ad avviare l’iter per il Ponte Nuovo. E, soprattutto in terra ducale, chiedono iniziative a favore dei cittadini prostrati da un evento che presenta risvolti economici e sociali pesantissimi.

Le previsioni (quelle più ottimistiche, ricordiamolo, poiché a fronte di un ponte lesionato e costantemente monitorato da sensori che potrebbero decretarne la morte definitiva anche prima, nessuna previsione attendibile è fattibile) parlano di massimo dieci anni di vita per la vecchia struttura puntellata. Dieci anni che potrebbero benissimo diventare molti meno a fronte di successivi problemi. Cassandre? No, basta confrontarsi con un qualunque ingegnere civile per comprendere che farsi illusioni è pericoloso per un territorio che non potrebbe reggere ad una successiva chiusura.

In mezzo a tutto questo una situazione, quella del trasporto su ferro, che pessima era e pessima resta. Al momento non si registra nessuna risposta agli esposti vari, promossi dal Comitato Treno Ponte Tangenziale, nonostante l’interessamento alla questione di prefetti e procure. Nulla si muove sul fronte ferroviario nonostante anche l’impegno di tutti i sindaci del territorio sulla questione sicurezza.

Colorno e il colornese, che sta soffrendo tanto quanto il casalasco dal punto di vista economico, chiede iniziative concrete per i cittadini. Nicola Scillitani (Io Amo Colorno) interviene sulla materia: “L’infinita vicenda del ponte sul Po, chiuso da ormai 10 mesi – scrive – si è arricchita dell’ennesima beffa. La tanto sperata riparazione provvisoria è ancora una volta stata rinviata e la data preventivata a maggio 2019 ora è diventata agosto/settembre 2019.

Se da una parte costruire un ponte nuovo richiederà diversi anni e la riparazione dovrà aspettare tutto il corso della burocrazia; dall’altra i cittadini del territorio, commercianti e pendolari in primis; non possono più attendere oltre.

Già diversi mesi fa, chiesi alle istituzioni locali di impegnarsi al fine di rendere meno “sofferente” l’attesa dei commercianti e dei pendolari, mettendo in atto delle soluzioni tampone quali sgravi regionali Irap, sgravi Tari e di riconoscere al ponte sul Po lo status di “strada ciclo-pedonale”, magari realizzando un area di bike-sharing nei pressi del piazzale del ristorante “Lido”.

Queste mie richieste non furono prese in considerazione e se fossero state attuate ora il disagio sarebbe decisamente inferiore e l’attesa meno pesante da sopportare.

Ad oggi con l’ennesima doccia fredda a nome del gruppo civico Amo Colorno e di diversi commercianti della zona del ponte, non posso far altro che ribadire tutte le richieste e per l’ennesima volta invitare Comune, provincia, regione e anche lo stato (in particolare il nuovo ministro per le infrastrutture) ad aprire un rapido confronto per l’attuazione di queste misure. Nel contempo chiediamo il sostegno di tutte le forze politiche locali, e di quei comitati e quelle associazioni che si stanno impegnando per la chiusura del Ponte.

Amo Colorno si sta mobilitando con i commercianti della zona del ponte con una petizione dal titolo: “Salviamo il territorio”. La stessa verrà presto messa sul tavolo di ogni istituzione. Non si può più aspettare e non si può far morire un territorio”.

Le richieste di Io Amo Colorno – in attesa che il ponte venga riparato e ricostruito – sono richieste di buonsenso: sgravi Irap Regionali (per i commercianti interessati in un’area di 5 km dal ponte), sgravio Tari, stato di emergenza, regolamentazione dell’utilizzo del ponte chiuso con funzione ciclopedonale realizzando lo spazio di bike sharing adiacente alla rampa del ponte, impegno ad intercedere con Trenord per la miglioria del servizio ferroviario.

“Il ponte chiuso sta uccidendo il territorio: è ora di fare qualcosa”. L’attesa è anche per le tante promesse fatte, sia dal vicepremier Luigi Di Maio che dal neo ministro ai trasporti ed infrastrutture Danilo Toninelli.

Ricordiamo le parole della campagna elettorale: impegno per le infrastrutture leggere, abbandono delle grandi opere, TiBre ferroviaria, impegno sulle infrastrutture a cavallo del Po, che versano per la gran parte in non buonissime condizioni, stato di emergenza, coinvolgimento dell’esercito, sgravi fiscali, presenza sul territorio, aiuto all’economia. Promesse grandi, ma promesse fatte.

Parole. C’è chi dice che ci vorrà tempo: certo, a patto che non sia il solito tempo della politica. Quello che, tra le parole e i fatti, spesso si perde in mille rivoli che poi non portano a nulla.

Tempo qui non ce n’é più. Giusto per capirsi: non se ne può perdere altro.

Nazzareno Condina

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