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La storia dell'atletica azzurro
nel libro di Giuntini a Casalmaggiore:
miti e flop, ascesa e caduta

“Storia agonistica, sociale e politica dell’Atletica Leggera Italiana” è un volume di quasi 400 pagine che parte dai giochi della Magna Grecia, tra Crotone e Siracusa e poi risale la storia per comprendere come lo sport sia parte del tessuto integrante della società.

CASALMAGGIORE – La storia dell’atletica leggera italiana raccolta in un libro che cerca di guardare non solo al lato sportivo, ma anche all’aspetto politico e sociale che stanno dietro lo sviluppo della disciplina sportiva. Un viaggio di quasi due ore che il professor Sergio Giuntini, insegnante presso la scuola superiore di Novate Milanese, accompagnato dal professor Pierluigi Torresani, ha percorso alla presenza anche di Carlo Stassano, presidente dell’Atletica Interflumina, e dell’intera spedizione azzurra della staffetta, tra atleti e staff tecnico, che nei giorni scorsi si è allenata a Casalmaggiore. Sono intervenuti con un paio di spunti pure i giornalisti Vanni Raineri e Giovanni Gardani, il sindaco di Casalmaggiore Filippo Bongiovanni, oltre al presidente della Fidal Cremona Mario Pedroni e a Barbara Bodini, ex presidente del Panathlon Casalmaggiore.

“Storia agonistica, sociale e politica dell’Atletica Leggera Italiana” è un volume di quasi 400 pagine che parte dai giochi della Magna Grecia, tra Crotone e Siracusa e poi risale la storia per comprendere come lo sport sia parte del tessuto integrante della società, impossibile da scindere e da analizzare come mero evento ludico fine a se stesso. Un racconto che non analizza soltanto i grandissimi campioni, come Pietro Mennea, Sara Simeoni, Livio Berruti, e i grandi cantori dell’atletica, con Gianni Brera padre di una nuova forma di giornalismo sportivo in Italia, ma pure i grandi dirigenti, con virtù e vizi, intuizioni geniali e clamorosi difetti.

Si passa allora dall’ascesa alla caduta di Primo Nebiolo, presidente Fidal in un regno che ebbe il merito enorme di cercare la grandeur, il risultato e il record, finendo però per essere schiavo di questo meccanismo, spinto fino all’imbroglio e alla prestazione gonfiata per poter spettacolarizzare l’atletica. Si va dall’atletica biologica e pulita cercata da Sandro Donati alle delusioni enormi degli ultimi vent’anni, quando l’Italia è passata dai Mennea e dai mezzofondisti che hanno reso il nostro paese una sorta di Kenya d’Europa, ai fallimenti delle ultime spedizioni europee, mondiali e olimpiche. Fallimenti dai quali rialzarsi, chissà, partendo anche dalla nuova generazioni di italiani 2.0, non necessariamente con la pelle bianca, che animano le staffette azzurre e in generale il movimento della nostra atletica. Chiamato ad un riscatto che, giocoforza, in un panorama ricco di nuovi avversari dove pure un piccolo Stato può arrivare a vincere le Olimpiadi, non può che passare da lavoro, costanza e metodologie sempre aggiornate.

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