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Migrazioni e cambiamenti
climatici, gli ambientalisti:
"Politiche serie di aiuto"

"Il tema dell'immigrazione - scrivono gli ambientalisti - sta interrogando, o almeno lo dovrebbe fare, le nostre coscienze, sta dividendo paesi e continenti"

PIADENA – Aiutare i paesi dell’Africa a ritrovare una propria dignità, attuare una politica ambientale seria e cominciare a ragionare seriamente su aiuti e sulla cessazione dello sfruttamento dei paesi occidentali. Questa la strada suggerita dal Coordinamento Comitati e Associazioni Ambientaliste del Piadenese-Casalasco-Viadanese Coordinamento Comitati Ambientalisti Lombardia.

“Il tema dell’immigrazione – scrivono gli ambientalisti – sta interrogando, o almeno lo dovrebbe fare, le nostre coscienze, sta dividendo paesi e continenti, mentre il mare Mediterraneo si è trasformato in un enorme cimitero. La politica e le istituzioni, in particolare quelle europee, hanno fallito, finora, nel compito di saper governare un fenomeno epocale come questo.

Un recente rapporto dell’ONU dice che il numero di rifugiati e di sfollati interni, derivanti da conflitti nel mondo, ha raggiunto un nuovo record nel 2017, con 68,5 milioni di persone coinvolte, circa la metà delle quali sono bambini. Contrariamente alla percezione comune, ben l’85% di loro non vive nei paesi dell’emisfero settentrionale, bensì nei paesi in via di sviluppo. A questi sfollati vanno poi aggiunti coloro che sono costretti a spostarsi per l’impossibilità di trovare mezzi di sostentamento nei paesi di origine.

La politica dei vari paesi coinvolti, tranne qualche eccezione, è quella di “delocalizzare la solidarietà” a questo popolo in fuga, spostandola sempre più lontana dai propri confini nazionali. Si sceglie cioè la strada di delegare ad altri, pagando, il compito di trattenere forzatamente nel proprio paese, migliaia e migliaia di persone in fuga dalle proprie terre. Si discute così di improbabili centri di identificazione, da collocare nei paesi di transito dei migranti (Nord Africa), per dare un contentino ai paesi più in prima linea come il nostro.

La complessità, la gravità e la portata del fenomeno migratorio in atto, tutto richiederebbe tranne che l’erezione di muri fisici, politici e costituzionali (?).

La risposta vera non può che nascere da un’analisi seria delle sue cause: le guerre per il controllo geostrategico di questi territori, il neocolonialismo per l’accaparramento delle risorse e le crisi ambientali prodotte dai cambiamenti climatici. Era inevitabile che tutto ciò avrebbe portato alle conseguenze drammatiche in atto e ben poco, e nella direzione sbagliata, è stato fatto per impedirlo.
In particolare è utile far notare come è proprio dalla fascia sub-sahariana, quella del Sahel, la più colpita dai cambiamenti climatici, che ha origine la gran parte dei flussi migratori. L’ONU ha stimato che entro il 2050 saranno oltre 200 milioni le persone costrette ad abbandonare le loro terre perché divenute invivibili.

Fermare le guerre deve essere la priorità. Per questo non serve denaro, ma volontà politica. L’aiuto economico alle popolazioni africane, per la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici, è un impegno che i paesi sviluppati, firmatari degli accordi internazionali sul clima, si sono presi da tempo, ma di cui si è persa ogni traccia. A proposito, a che punto è il fondo di 100 MLD di dollari, allo scopo previsto dagli accordi di Parigi sul clima? La malattia da curare non è la lebbra dei populismi, bensì l’egoismo dell’uomo”.

redazione@oglioponews.it

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