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Franco Rotelli, quella
rivoluzione della Legge 180 e
il paralello coi migranti di oggi

"Chi siamo oggi? Cosa sta succedendo? - ha detto Rotelli nell'incontro organizzato al Caffè Centrale - . Quelle persone non sono barbari ma disperati, come lo erano le persone in quei manicomi. Sta nascendo una follia totale del comportamento".

CASALMAGGIORE – Quarant’anni dopo la dignità e il rispetto dell’uomo sono, o meglio devono essere, temi ancora attuali: si parla di minoranze, si passa dalla salute mentale e dalla Legge Basaglia al tema caldissimo dei migranti, si creano parallelismi magari non attesi in principio di convegno e che pure consentono al dibattito di volare alto. Sabato al Caffè Centrale di Casalmaggiore Franco Rotelli, braccio destro di Franco Basaglia che nel 1978 diede vita alla rivoluzione chiamata Legge 180 con la chiusura dei vari manicomi in Italia, è stato ospite d’onore, invitato dalla locale Pro Loco e da Piero Del Giudice, di un tardo pomeriggio in cui ha ritrovato vecchi amici, proponendo nuovi spunti. C’erano pezzi della politica passata, e non solo della politica, di Casalmaggiore al Bar Centrale della famiglia Frassanito, ringraziata da Marco Vallari, presidente Pro Loco.

Per i presenti era a disposizione il libro che Rotelli scrisse subito dopo la chiusura del Manicomio di Trieste, riportando centinaia di casi e le vite di vari pazienti con studi approfonditi da cui partì quella rivoluzione copernicana che spinse a chiudere gli istituti psichiatrici: Del Giudice ha descritto lo psichiatra originario di Casalmaggiore come un individuo capace di andare oltre gli schemi, e per questo da sempre apprezzato. Lo stesso Rotelli ha ricordato come 50 anni fa collaborasse proprio a Casalmaggiore, lui che è casalese doc, alla stesura di un giornalino, mentre già stava intraprendendo la grande avventura al fianco di Basaglia. “La sofferenza mentale ha creato una minoranza che, ancora oggi – ha detto Rotelli – vive nelle peggiori condizioni in tutto il mondo, a causa del percorso, divenuto quasi rituale, dell’indifferenza. Il primo passo è uscire dal labirinto della domanda: “Dove lo metto?”, riferito al malato di mente. Solo le politiche di inclusione sociale ci hanno consentito, laddove hanno funzionato, di non avere alcuna nostalgia dei manicomi”.

Il saluto del sindaco Filippo Bongiovanni ha poi aperto il dibattito con l’ex primo cittadino Massimo Araldi che ha portato il focus-amarcord sul vicino Manicomio di Colorno: “Ricordo internati miti e gentili, che pulivano il pavimento in pietra vista e mattoni rossi. Quando chiesi a un infermiere perché una persona fosse lì, non seppero rispondermi: “E’ qui da sempre”, mi ripetevano”. Araldi ha ricordato come spesso i cosiddetti matti venissero fatti lavorare nel podere del direttore dell’istituto, ovviamente senza compensi, e ha focalizzato l’attenzione sulle grandi chiavi da convento delle porte e sui bastoni dei quali gli infermieri erano in possesso per minacciare i pazienti o riportare la calma. Da lì la sua contrarietà, da sindaco, al TSO “che non ordinai mai da sindaco”. “Oggi la società è cattiva e non generosa, per questo non sono ottimista come Rotelli” ha chiosato Araldi. Dal professor Guido Sanfilippo il ricordo di diverse esperienze di Rotelli. “Quando era in servizio in guardia medica a Colorno subì diversi processi perché si rifiutava di fare il TSO, mentre quando operò presso la struttura di Castiglione delle Stiviere viveva in una villa con la famiglia e con un uomo condannato per omicidio”.

Poi il collegamento con il caos migranti, dunque con l’attualità. “Chi siamo oggi? Cosa sta succedendo? Gli sbarchi – ha detto Rotelli – sono stati 180mila nel 2016, 140mila nel 2017 e sono in costante calo. Noi siamo in 60 milioni con un calo demografico e un invecchiamento costanti, ma inorridiamo come se stessero arrivando i barbari a casa nostra. Quelle persone non sono barbari ma disperati, come lo erano le persone in quei manicomi. Sta nascendo una follia totale del comportamento, che però è di coloro che pensano di stare alle regole”. Su questa riflessione ha chiosato Del Giudice. “I capisaldi di quella Legge e del movimento che l’ha sostenuta sono stati Pinel nell’Ottocento e Basaglia nel Novecento – ha detto Del Giudice – e io ho da sempre profondo rispetto per chi rompe le regole. Il lavoro di Rotelli è stato continuo, noi siamo i normati, siamo coloro che, da ragazzini, magari deridevamo gli anormali, ma quelle erano persone che parlavano di pace, come dobbiamo fare noi oggi dentro questo delirio collettivo. Ci vorrebbe un radicale cambiamento della società, una nuova cultura, che però nessuno purtroppo è in grado di favorire”.

Giovanni Gardani

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