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Punto Nascite, oggi lo 'scontro'
con Gallera. La Regione col
pallottoliere contro una terra unita

"Le zone di confine sono storicamente interessanti, invece per voi siamo margine dell’impero e se dovete tagliare, tagliate da noi" ha detto ieri Aldo Vincenzi sindaco di Sabbioneta

“Durante l’incontro presieduto dalla consigliera Antonella Forattini, dopo tante belle dichiarazioni di principio, abbiamo avuto la non piacevole sensazione di essere arrivati a scudéli lavadi”. Così il sindaco di Bozzolo Giuseppe Torchio, dopo l’incontro di ieri in III Commissione Sanità. Oggi (alle 13.30) c’è Giulio Gallera da mettere sotto torchio, e forse non servirà comunque.

Le scodelle sono lavate. La Regione, quella parte che decide, ha già scelto. Senza ascoltare nessuno. Non ha ascoltato i Comitati, non ha ascoltato le mamme, non ha ascoltato chi nella struttura Casalese lavora. Struttura che non avrà i numeri (nessuno in regione, e neppure a Cremona tra i vertici aziendali se ne è mai fatto un cruccio) ma ha tutto il resto. Sicurezza, professionalità, umanità.

Non contano nulla. Non contano per una Regione che lavora per far quadrare i bilanci sacrificando le periferie, sempre sacrificabili. Il comparto sud di Regione Lombardia è terra di confine. “Le zone di confine sono storicamente interessanti, invece per voi siamo margine dell’impero e se dovete tagliare, tagliate da noi” ha detto ieri Aldo Vincenzi sindaco di Sabbioneta. L’Italia agli italiani solo se sono di Milano. Solo se hanno, nelle stanze dove si prendono decisioni, rappresentanti che contano. Quasta zona sud della Lombardia non ne ha più nessuno. Un tempo c’era Gianni Fava. Forse sottovalutò anche lui, in tempi non recenti, il reale interesse della sanità Lombarda per le terre di confine che è – in parte – quello che si vede oggi. Alcune delle polemiche di allora contro ‘le Cassandre’ del Comitato che – a conti fatti – dicevano il vero, furono sbagliate. Ma resta il fatto che le deroghe furono concesse e che in quella deroga ci fu pure la sua mano.

La Lega (quella Regionale, quella attuale) ha già deciso. Poco interessata alle parole del dottor Luigi Borghesi o a quelle di Annamaria Piccinelli, quelle sì davvero di buon senso, che da anni rammentano questo pericolo i cui segnali importanti si erano già visti: un progressivo depotenziamento, scarsi, se non scarsissimi investimenti, nessuna intenzione di puntare – anche quando il ponte era aperto – su una struttura in grado di captare utenza extraregionale. Soldi, per chi ragiona col pallottoliere. Una struttura nata dal sacrificio di altre tre, dalla lungimiranza di sindaci che – nella differenziazione fatta dallo stesso Aldo Vincenzi “Il politico guarda alle elezioni, lo statista guarda alle generazioni: io spero che qui vi siano statisti”, statisti lo erano davvero.

Ieri, di fronte ad una III Commissione monca, probabilmente a scodelle già lavate, anche i primi cittadini, anche quelli dello stesso colore dell’attuale giunta regionale, hanno provato a far capire come chiudere il punto nascite di Casalmaggiore (di Viadana, di Bozzolo, di Martignana, di Pomponesco, di San Giovanni in Croce, di Marcaria, di Commessaggio e di tutti gli altri comuni che compongono l’ambito sperimentale a cavallo tra Mantova e Cremona) sia una scelta priva di senso, se non di un senso ‘economico’, e poi probabilmente neppure quello. Oggi cercheranno di fare lo stesso, anche se le speranze restano poche, e forse nessuna.

Ci proveranno da primi cittadini di confine, svegliatisi forse appena prima della colazione, o subito dopo (non tutti, ma forse troppi ugualmente) con la speranza che non si accontentino del ‘contentino’, della promessa ulteriore di altri investimenti su altri reparti, di progetti alternativi al punto nascite, di soldi su qualcos’altro. I soldi su qualcos’altro dovranno esserci ugualmente, ma non devono essere legati alla chiusura di un reparto che funziona, di un reparto ricco di umanità, di professionalità e di competenza. Di un reparto che tantissime vite ha visto nascere e tantissime – la speranza è l’ultima a morire – ancora ne dovrà vedere.

Non ci si può, e non ci si deve, accontentare delle briciole. E – visto che in Regione continuano a mettere davanti il ‘mantra’ di una decisione presa tenendo fede ad una normativa a carattere nazionale (le responsabilità si sa, sono sempre quelle degli altri) – è pure a livello nazionale che si deve puntare per un pronunciamento del Ministero della Sanità. Se in fatti fosse – in questo momento o nei giorni a venire – lo stesso Ministero (tenendo conto dei parametri fondamentali e del buon senso di una decisione, oltre che del buon senso delle soluzioni proposte ed illustrate dallo stesso Luigi Borghesi e da Annamaria Piccinelli) a pronunciarsi per il mantenimento di una parte fondamentale per questo territorio e per il suo ospedale, a quel punto il ‘re’ sarebbe realmente nudo. Non avrebbe più scusanti ne alibi.

A quel punto sarebbe la Regione stessa a doverci mettere, e del tutto, la faccia. Quella di oggi dunque, di fronte a Gallera e con qualche sindaco in più che si aggiungerà all’armata casalascoviadanese, sarà solo una tappa della battaglia in atto, non la fine della guerra. Importante dunque – come già i primi cittadini sanno – che non si ceda di un millimetro. Questa parte di Lombardia, questo ambito sperimentale, questo ospedale e questa gente meritano un futuro migliore che parta anche da un Punto Nascite potenziato, e non dal suo requiem. Che parta dalla consapevolezza che Comitati, più cittadini, più sindaci, più rappresentanti regionali e nazionali, più mamme, più papà, più ‘rompicoglioni’ sparsi a prescindere dalle bandiere uniti possono, anzi devono, fare la differenza.

Qualunque altra soluzione sarà una sconfitta, e per tutti. In una terra che di sconfitte ne ha viste altre ma ha da sempre mostrato l’orgoglio per non accettarne nessuna senza combattere sino alla fine.

Nazzareno Condina

 

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