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Mamme che combattono: per il
punto nascite Oglio Po c'è chi
raccoglie storie e chi le narra

Le mamme continuano a combattere, più forte di tutti, più forti di tutto il resto che sta loro attorno. Loro hanno vissuto in prima persona la nascita, sanno cosa significa, sanno che all'Oglio Po si è sempre trovato tutto

CASALMAGGIORE – Ognuno lotta come può, per quel che può. Perché le parole di Giulio Gallera, o quelle di chi pensa che – domani è un altro giorno (Cappellini e Lena della Lega, ad esempio, ma non sono gli unici) non hanno convinto nessuno. Neppure i sindaci, al momento e neppure quelli di area leghista che stanno facendo quadrato contro una decisione inaccettabile.

Il Punto Nascite chiuderà. Perché così hanno deciso in Regione. Per i tanti motivi che il Comitato a difesa dell’Oglio Po ha spiegato più volte. Che non sono motivi di sicurezza. Nascere a Casalmaggiore è sempre stato sicuro, al di là dei parametri di una normativa idiota che si ferma ai numeri. Puoi essere Casalmaggiore, avere tutti i parametri di sicurezza necessaria e non arrivare ai 500 parti necessari per essere chiuso e poi puoi essere Asola, qualche decina di parti sopra ai 500 e qualche oggettiva carenza, e restare aperto.

Le mamme continuano a combattere, più forte di tutti, più forti di tutto il resto che sta loro attorno. Loro hanno vissuto in prima persona la nascita, sanno cosa significa, sanno che all’Oglio Po si è sempre trovato tutto ciò che una mamma che attende un figlio può attendersi. Il meglio e soprattutto la sensazione di non essere numeri su carta ma persone.

Jessica è una di quelle mamme speciali che continuano a combattere. Con la dolcezza di una mamma e la ferma determinazione di chi non indietreggia di un passo, nonostante tutto. Con lei Elena, Marika, Monica e tante altre. Stamattina ha lanciato l’idea di raccogliere storie. Le storie del punto nascite dell’Oglio Po.

“Stamattina – ci spiega Jessica Lazzarini – ho chiesto al gruppo ‘Io sto con il punto nascite’ la collaborazione per raccogliere alcune testimonianze delle nascite all’Oglio Po per poterle mostrare ‘a chi di dovere’. L’obiettivo è quello di raccogliere quanti più racconti possibili, da mostrare a chi ha deciso e a chi, ancora, potrebbe cambiare la situazione e, quindi, il futuro dell’ospedale e del benessere del territorio.Ne stanno arrivando tantissime, e tutte molto toccanti, intense e preziose. Una, in particolare, mi ha colpita e vorrei condividerla”.

E’ la storia di una mamma, ma è insieme la storia del personale di un reparto speciale che ha sempre lavorato al meglio. “Il 6 maggio è nata la mia prima bimba all ospedale Oglio po – spiega la testimonianza – e sono stata seguita, incoraggiata e, a volte, anche consolata nei nove mesi della gravidanza.

Il 5 maggio, a mezzanotte, sono entrata in ospedale per rottura delle acque. E mi ricordo già in quel momento le ostetriche tutte cordiali addirittura c’è n’è stata una, in particolare, che mi ha detto “Vieni, ti portò nella tua camera; il travaglio lo passerai qua. Perché la sala travaglio e fredda”. Da quel momento continuavano a venire in stanza per vedere il mio andamento; era un via vai continuo, non mi hanno lasciata un attimo da sola.

Il mio è stato in parto un po’ complicato perché, nonostante la rottura delle acque, io non avevo dilatazione e sono andata avanti lentamente per ore. Ad un punto si sono accorte che nelle spinte la mia bimba rallentava il battito e da quel momento, intorno al mio letto, c’erano una decina di persone tra medici, ostetriche e infermiere. Sono stati lì per circa un ora, fino a che non hanno visto che la situazione non migliorava, quindi hanno deciso di fare subito un cesareo per evitare che bimba stesse male.

Anche lì c’era chi mi attaccava la flebo, chi mi metteva camice e calze, chi controllava il monitoraggio: una professionalità incredibile, una cosa mai vista prima. Io non ero solo un numero, come in molti ospedali, ma una donna che aveva bisogno di tutto il loro aiuto e supporto. In sala operatoria avevo il personale che mi abbracciava e mi incoraggiava e mi aiutavano a superare quel momento di paura.

Quando è nata mia figlia, esattamente dopo 12 ore di travaglio, il dottore si è avvicinato a me, mi ha baciato la fronte e mi ha detto “Complimenti, è un bellissima bambina, piccolina, ma bellissima!” E io ringrazio infinitamente quel dottore e quel gesto mi hanno fatto scordare la fatica e il lungo percorso. Un cesareo eccellente. Dopo 6 ore ero già in piedi, un taglio quasi invisibile e non mi ha dato per niente fastidio. Nei giorni successivi sentivo che, più che in un ospedale, ero a casa. Il personale che di sera mi chiedeva se volevo del Tè. Mi dicevano “Se hai bisogno di dormire, dormi, ti teniamo noi la bimba… Uno spettacolo!”.

Questa una testimonianza tra le tante di un reparto che la Regione ha deciso di cancellare in un ospedale che perde pezzi e continuerà a perderne, al di là delle promesse. Una di quelle testimonianze che mostrano – anche se non ve ne era necessità alcuna – cosa quattro politici con un pallottoliere hanno deciso seduti dietro ad una scrivania di chiudere.

Un reparto di professioniste serie e competenti, di medici ed infermiere in gamba, dove tante mamme hanno avuto modo di toccare con mano cosa significa mettere al mondo un figlio dove ancora resta tantissima umanità. Un mondo lontanissimo dalle stanze dei bottoni dove qualcuno ha deciso di chiudere il reparto senza concedere nessuna possibilità al futuro.

Nazzareno Condina

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