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L'addio ad Emmanuel Owusu:
la festa di chi resta, la morte
come parte del vivere

Molti i casalaschi incuriositi dalle note. Chi è entrato ha potuto percepire proprio questo. "Emmanuel era un lavoratore instancabile" ha spiegato l'ex presidente di Casalasca Servizi Todeschini, presente insieme al nuovo Scaramozzino

CASALMAGGIORE – Il nero e il rosso, i colori del lutto. E una foto a ricordare Emmanuel Owusu, morto il 10 giugno sull’asolana. Il resto è un rito che conserva tutti i paradigmi di una terra di gente fiera ed accogliente come il Ghana. Si è celebrato oggi pomeriggio, a partire dalle 16, l’ultimo saluto a papà Emmanuel.

E’ partito per un’altra strada. E’ rimasto in chi resta. Perché la morte non è che parte stessa della vita, serve a ricordare che un viaggio ha fine – per chi crede – solo negli occhi, mai nel cuore. E’ solo un passaggio. Il rito ghanese è una sorta di festa – contenuta – ma pur sempre un momento in cui ci si ritrova, si scopre la bellezza dello stare insieme, si condividono sorrisi e strette di mano, parole per chiunque voglia parlare ma senza tristezza, senza il peso che grava nella morte in occidente.

A salutare Emmanuel tutti i suoi compagni di lavoro di Casalasca Servizi e il consigliere Comunale Calogero Tascarella. Il sindaco aveva concesso gli spazi del parco di via Corsica per il rito. Musica, abbracci, strette di mano, scambio di parole, bambini che giocano ed altri che dormono beati. La vita va avanti: la forma migliore per ricordare chi è partito è rinsaldare i rapporti tra chi resta.

Molti i casalaschi incuriositi dalle note. Chi è entrato ha potuto percepire proprio questo. “Emmanuel era un lavoratore instancabile – ha spiegato l’ex presidente di Casalasca Servizi Todeschini, presente insieme al nuovo Scaramozzino – sempre pronto a dire sì ogni volta che c’era bisogno di lui. Mai un problema”.

La prima parte del saluto è stata tradotta in italiano da una ragazza perfettamente integrata. Tanti i ghanesi che sono arrivati anche per un semplice abbraccio. Nessuna nota triste, nessuna lacrima. Tanti volti distesi, tanti sguardi rivolti a terra, tra le persone, più che al cielo. In Ghana funziona così: ed è un’emozione comunque fortissima da vivere, anche e solo per chi si ferma ad osservare.

Nazzareno Condina

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