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"Torno a casa da Londra, e lo
faccio in bici": i 12 incredibili
giorni del gussolese Bergamonti

«In totale ho percorso 1540 km in 12 giorni. Ho utilizzato la app Strava, consigliatami da un amico londinese che in 8 giorni da Londra aveva raggiunto Bassano del Grappa. Ma lui è un ciclista vero» spiega il 32enne Andrea.

GUSSOLA – Dal 2014 ad oggi ha vissuto per oltre tre anni a Londra, spinto come tanti connazionali dalla voglia di apprendere perfettamente la lingua e di trovare nuove opportunità, di lavoro ma non solo. Poi ha deciso di tornare nel suo Paese, e lo ha fatto in modo indimenticabile: da Londra a Gussola in bicicletta. Parliamo di Andrea Bergamonti, 32enne gussolese che ci racconta la sua avventura nella cascina in cui vive con la famiglia.

Come è nata l’idea?
«Avevo il tempo necessario per farlo, e fondamentalmente è stato il mio ritorno definitivo da Londra. Mi sono detto: “o lo faccio adesso o non lo faccio più”. Il mio lavoro là è terminato a fine giugno, e dopo due anni senza ferie ho deciso di tornare, così potrò andare al mare con la mia ragazza che studia all’Università di Brescia».

Raccontaci il tuo viaggio.
«In totale ho percorso 1540 km in 12 giorni. La prima tappa il 3 luglio è stata Londra-Dover (133 km), dove ho traghettato fino a Calais; poi fino a Cambrai (173), quindi a Rethel (131), e a Metz (177). Il 7 luglio mi sono riposato, quindi da Metz ho raggiunto Strasburgo (172), e poi Basilea (133), Lucerna (122), Airolo (113), Limbiate (153), Manerba del Garda (140) e infine Gussola (87), dove sono arrivato sabato scorso, 14 luglio. La tappa più dura è stata quella da Lucerna ad Airolo, che prevedeva oltre 3000 metri di dislivello positivo, quando sono salito ai 2100 metri del San Gottardo. Ho utilizzato la app Strava, consigliatami da un amico londinese che in 8 giorni da Londra aveva raggiunto Bassano del Grappa. Ma lui è un ciclista vero».

Tutto il viaggio da solo. Ti sei preparato?
«Solitamente facevo giretti in mountain bike, poi un anno fa a Londra ho conosciuto ragazzi che fanno gare in bici a scatto fisso, senza freni in genere su pista (ma non solo), e percorrono lunghe distanze. E così ho fatto la mia prima randonnée di 225 km percorsa in 8 ore, ma in un gruppo di 300 persone. E’ stato bellissimo. In seguito altre uscite sui 100-150 km, e alla fine mi sono convinto».

Viaggiare in bici in Italia è spesso pericoloso. Com’è la situazione delle piste ciclabili?
«Viaggiare in Inghilterra è bellissimo, sia per il clima che per il fatto che in ogni piccolo paese ci sono pub ed empori dove si trova di tutto. La vera desolazione è in Francia, dove fai parecchi km trovando pochi centri senza servizi: se ti serve una baguette trovi anche distributori automatici, ma per l’acqua vai in difficoltà. In Inghilterra c’è un grandissimo rispetto per i ciclisti, e anche le piste ciclabili sono ottime. In Francia ne ho trovate poche, almeno fino a Metz. Poi soprattutto da Strasburgo c’è quella che scende lungo il Reno fino alla Svizzera, dove pure c’è grande rispetto per chi va in bici e ci sono cartelli stradali ovunque, ben visibili per segnalare le ciclovie. Google Maps mi dava percorsi ciclabili dappertutto, tranne in Italia. Purtroppo appena passata la nostra frontiera ho iniziato a sentire le auto che mi sfioravano e ho trovato modo di litigare con qualche automobilista».

Anche il pernottamento è stata un’esperienza singolare.
«Sempre a Londra ho conosciuto un ragazzo che ha fatto praticamente il giro del mondo in bici: prima dall’Alaska alla Terra del Fuoco, poi da Londra al Sudafrica. Mi ha raccontato tanto, dandomi consigli e introducendomi al couchsurfing. Si tratta di un sistema di viaggio consentito da persone che mettono gratuitamente a disposizione un divano o un letto a chi viaggia come ho fatto io. Non chiedono nulla in cambio, lo fanno solo per il piacere di conoscere e fare interscambi culturali. E basta un brevissimo preavviso. In questo modo ho conosciuto persone squisite, anche se inizialmente ero spaventato.
Un’esperienza eccezionale e in qualche modo sconvolgente: ospitano gratis persone di cui non sanno nulla. La prima notte a Cambrai ero ospite in una casa bellissima: mi hanno lasciato le chiavi di casa e la possibilità di usare tutto. A Metz sono arrivato la sera di una vittoria della Francia al Mondiale e abbiamo fatto festa assieme; a Strasburgo ero ospite di un ingegnere della mia età che progetta treni Tgv, e ho condiviso l’appartamento con altri tre couchsurfers. Mi ha fatto conoscere la città, così come è successo nella bellissima Basilea».

Credi di ripetere una simile esperienza? Se sì, pensi di farla ancora in solitaria o in compagnia?
«Mi piacerebbe molto rifarlo, e preferirei con qualcun altro, poiché le rare volte che ho incontrato ciclisti lungo la strada è stato bello pedalare assieme. Con alcuni ragazzi francesi ho fatto la tappa da Lugano all’Italia».

I tuoi anni a Londra?
«Dopo la laurea in Economia-Trade marketing e strategie commerciali sono andato a Londra per un mese nel 2014 per imparare la lingua. In quel periodo lavoravo con mio padre, ma volevo cambiare il mio futuro lavorativo. E così sono tornato oltre Manica rimanendovi per un anno e mezzo per apprendere meglio la lingua. Lavoravo in bar e ristoranti. A fine 2016 sono tornato in Italia, dove ho trovato occupazione. Data l’esperienza, il mio datore di lavoro mi ha subito inviato a Londra per un altro anno e mezzo, dal febbraio 2017, per lavorare sul progetto di un inserimento nel mercato inglese. Poi mi hanno offerto l’assunzione in una multinazionale di prodotti di lusso, ma ho preferito tornare perché spero un giorno di lavorare nel mondo delle biciclette, anche grazie all’inglese acquisito, ma con base in Italia. A riportarmi in Italia è stata anche la voglia di vivere con la mia famiglia».

Consiglieresti Londra?
«La città ti offre tantissime opportunità per sopravvivere, pur dovendo ridimensionare le tue aspettative (come condividere un appartamento, o lavorare in un bar). Ma se hai qualche capacità, lì puoi fare il salto di qualità. Per fare un esempio, in Italia un architetto deve ringraziare chi lo fa lavorare gratis, mentre a Londra si parte da uno stipendio minimo di 30mila euro l’anno. Londra tra l’altro è facilmente raggiungibile: quando c’era il volo da Parma mi costava anche 9 euro e in un’ora e mezzo ero là, quindi potevo tornare una volta al mese. Per quanto ho conosciuto, Londra, dove ho molti contatti e amici, è un posto ottimo per avere opportunità, ma se dovessi iniziare da capo consiglierei di andare fuori Londra, in posto come Brighton, Bristol, Leeds o anche la bellissima Irlanda. Se avessi 20 anni non avrei dubbi: Dublino. Questo perché a Londra ci sono tantissimi italiani, e tu finisci a frequentare soprattutto loro e parli italiano. E poi umanamente a Londra è difficile creare rapporti affettivi».

Quindi tutti a Bristol?
«Certo poi dipende dal settore che ti interessa. Se operi nel campo della Finanza devi essere per forza a Londra, ma se il tuo obiettivo è soprattutto imparare l’inglese come prima esperienza, va bene tutta l’Inghilterra, anzi meglio evitare la capitale». Da dove si può scappare anche in bici.

V.R.

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